27 Settembre 2022 - 20:02

Pichetto Fratin (MISE): “Sui giochi, rafforzare apparato sanzionatorio e intervenire su armonizzazione e semplificazione fiscale”

“Sottolineo innanzitutto la rilevanza che il tema dei giochi riveste per il Paese, ma anche per il bilancio dello Stato; da qui l’importanza che assume la conoscenza del sistema del

06 Maggio 2022

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“Sottolineo innanzitutto la rilevanza che il tema dei giochi riveste per il Paese, ma anche per il bilancio dello Stato; da qui l’importanza che assume la conoscenza del sistema del gioco pubblico e naturalmente dei risvolti connessi alla parte illegale, che è ancora notevole nel settore del gioco.

Allo stato attuale il quadro normativo è decisamente molto frammentato e dispersivo e tale situazione risulta ulteriormente aggravata dal mancato recepimento dei contenuti dell’intesa della Conferenza unificata del settembre 2017, sentita anche la Conferenza delle Regioni, circostanza che di fatto non ha reso possibile lo svolgimento delle gare per l’affidamento delle concessioni scadute. Nel contesto delineato si è poi innestata l’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 che, a partire dal mese di febbraio 2020, ha indotto il Governo ad adottare provvedimenti recanti misure di prevenzione e contenimento per contrastare la diffusione del contagio, i quali hanno determinato la sospensione delle attività di gioco su rete fisica per molti mesi”.

Ad affermarlo è stato il viceministro allo Sviluppo economico (MISE) Gilberto Pichetto Fratin in occasione dell’audizione, tenuta tra dicembre e febbraio, presso la Commissione di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico che oggi ha messo a disposizione il resoconto dell’evento.



“Secondo i dati comunicati dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia, – ha spiegato il Viceministro nella sua relazione – , le entrate relative ai giochi si sono fermate a 10.510 milioni di euro nel 2020, con un calo quindi di quasi 5.100 milioni di euro, vale a dire il 32,6 per cento in meno rispetto al 2019.

Il crollo delle entrate erariali, secondo alcuni studi, è stato dovuto soprattutto alla drastica riduzione delle entrate legate al Prelievo erariale unico (PREU). La chiusura della rete di gioco fisico avrebbe infatti colpito soprattutto gli apparecchi da intrattenimento.

Nel 2020 l’incremento del gioco a distanza per via della pandemia ha solo parzialmente compensato il crollo del gioco su rete fisica: l’online ha registrato una raccolta pari a 49,2 miliardi di euro, con un incremento di 12,8 miliardi di euro rispetto al 2019, mentre il gioco su rete fisica si è fermato a 39,1 miliardi di euro, con un decremento di 35 miliardi di euro rispetto al 2019.

L’esperienza pandemica ha confermato – e conferma – il nesso tra la caduta del gioco legale e il decollo di quello illegale controllato dalla criminalità, che utilizza strumenti tecnologici e di frode. Se nel 2019 il valore del gioco illegale era stimato in circa 12 miliardi, nel 2020 è salito a 18 miliardi, con un incremento del 50 per cento e nel 2021, secondo gli ultimi dati, rischia di andare oltre i 20 miliardi di euro. Ulteriori segnali della crescita del gioco illegale vengono dalle operazioni di contrasto delle Forze dell’ordine: tra l’inizio del 2020 e aprile del 2021 ogni tre giorni è stata scoperta una sala clandestina, 145 sono le inchieste condotte dalle Forze dell’ordine, 1.000 le persone denunciate, contro le 493 nel 2019, ultimo anno ordinario.

La diffusione del gioco illegale, peraltro, determina un’ulteriore grave conseguenza, ovvero l’aumento dei disturbi da gioco d’azzardo tra i cittadini e, non di rado, il ricorso all’usura per far fronte all’indebitamento da gioco. Il circuito del gioco illegale comprende la raccolta abusiva delle scommesse, la manomissione di slot-machine e VLT (Video lottery terminal) con alterazione dei flussi telematici, la gestione separata delle giocate che vengono sottratte alla tassazione e la gestione di siti illegali per l’offerta di gioco online e scommesse sportive.

A tal proposito, il Ministero dell’interno tra le «Priorità di intervento dell’amministrazione» inserisce la «prevenzione e il contrasto di ogni forma di criminalità organizzata», mediante una serie di interventi tra i quali «il potenziamento dell’azione di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei giochi e delle scommesse». Importante in tale contesto è anche l’attività della Guardia di finanza nel vigilare sul corretto adempimento degli obblighi imposti dalla normativa fiscale e antiriciclaggio, il che determina automaticamente il controllo sulla criminalità.

Di converso, è indubbio che il sistema del gioco legale genera benefici in termini di occupazione, di reddito, di valore aggiunto, di gettito fiscale a favore della finanza pubblica. In base al rapporto Lottomatica-Censis sul gioco legale sarebbero circa 300 i concessionari autorizzati dallo Stato, 3.200 le imprese di gestione che, per conto dei vari concessionari, si occupano del coordinamento del gioco pubblico sul territorio, 80.000 in Italia i punti vendita tra bar, tabacchi, esercizi pubblici che consentono l’accesso ai cittadini ad una o più tipologie di gioco legale, 150.000 gli occupati diretti e indiretti nel settore. Nella filiera diretta, dunque, il gioco legale si compone di circa 8.200 imprese, con quasi 40.000 addetti e un fatturato annuale di 14 miliardi di euro.

Di conseguenza, con l’avvento della pandemia, anche per questo settore si è reso necessario adottare specifiche misure per fronteggiare l’emergenza. Le misure di sostegno del comparto sono state diverse.

Il primo provvedimento è stato il decreto “cura Italia” (decreto-legge n. 18 del 2020) che ha previsto: la proroga del versamento del PREU; la proroga dei termini per l’indizione delle gare da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli per una serie di concessioni (gare comunque ancora da indire), nonché tutta una serie di azioni ulteriori. Non dimentichiamo che, proprio contemporaneamente all’entrata in vigore del decreto cura Italia, scattò il lockdown in tutto il Paese.

Successivamente, il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, cosiddetto decreto agosto, ha disposto la proroga dei termini del pagamento della seconda restante rata e lo spostamento della data per la stipula della nuova convenzione al 1° dicembre 2021, oltre a tutta una serie di azioni che dovevano rendere gli apparecchi da divertimento, senza vincite in denaro, non utilizzabili fraudolentemente come apparecchi con vincita in denaro, con un percorso di truffa e di raggiro abbastanza diffuso.

Dopo il decreto agosto c’è stato il cosiddetto decreto ristori, che ha previsto contributi a fondo perduto anche a favore dei soggetti gestori del gioco che, alla data del 25 ottobre 2020, avevano la partita IVA attiva e dichiaravano di svolgere come attività prevalente una di quelle riconducibili nell’ambito dei codici ATECO di riferimento. Si tratta, in particolare, dei codici ATECO 92.00.09 (altre attività connesse con le lotterie e le scommesse, comprese le sale bingo); 93.29.30 (sale giochi e biliardi); 92.00.02 (gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone), con un ristoro in questo caso del 100 per cento.

Tra i provvedimenti successivi ricordo anche il cosiddetto decreto ristori quater, confluito nel decreto-legge n. 137 del 2020, che ha previsto un versamento minimo del PREU, nella misura del 20 per cento rispetto a quanto stabilito.

Successivamente il decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, cosiddetto sostegni-bis, ha previsto il Fondo per il sostegno delle attività economiche chiuse, con una dotazione di 140 milioni di euro per l’anno 2021. Lo scorso 7 ottobre, quindi circa due mesi fa, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il relativo decreto di attuazione, adottato di concerto tra Ministero per lo sviluppo economico e il Ministero dell’economia e delle finanze, nel quale si individuano tra i soggetti beneficiari dell’intervento tutte le attività operanti nel settore del gioco e contraddistinte dai seguenti codici ATECO: 92.00.02 (gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone) e 92.00.09 (altre attività connesse con le lotterie e le scommesse).

Nella legge di bilancio 2021 è stato fissato poi un nuovo termine per l’attribuzione delle concessioni di gioco per la raccolta del Bingo, posticipando di 24 mesi la scadenza prevista dalla legislazione vigente, fino al 31 marzo 2023. Sono state inoltre previste, nei commi 1131, 1132 e 1133, una serie di proroghe, nonché l’incremento del PREU.

Arriviamo così al disegno di legge n. 2448 sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024. Nell’ambito del disegno di legge diversi sono i riferimenti al settore gioco: innanzitutto emerge uno stanziamento, anche se solo per il 2022, per le spese per la realizzazione di un programma di comunicazione per il rilancio dell’ippica. Nel progetto di legge di bilancio sono indicati, inoltre, 16 miliardi all’anno per i prossimi tre anni per il pagamento delle vincite su giochi e lotterie.

Inoltre, il Ministero dell’economia e delle finanze ha tra i suoi obiettivi anche quello di contribuire al presidio delle entrate derivanti dai giochi pubblici amministrati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli e alla chiusura di una serie di contenziosi (3,2 miliardi su giochi e lotterie e 63,5 milioni sulle scommesse ippiche).

Gli interventi normativi attuati nel corso degli ultimi anni, anche a seguito della pandemia, seppure necessari nella fase dell’emergenza, non hanno risolto le problematiche connesse alla disomogeneità della regolamentazione. In questo contesto si è imposta all’attenzione del Governo la necessità di intervenire in maniera ferma e definitiva.

La proroga delle concessioni in scadenza al 31 dicembre 2021, ad oggi prevista fino al 31 marzo 2022, lascia un orizzonte temporale troppo limitato agli operatori del settore e con esso il problema degli affidamenti bancari, perché si determina una sorta di automatismo: se infatti non si ha una scadenza della concessione, automaticamente non si è nella condizione di avere credito dalle banche per la propria attività economica, perché non c’è la garanzia della durata dell’attività.

Il Governo sta lavorando per risolvere queste problematiche su un doppio binario: da un lato, su una legge delega di riassetto del gioco, verosimilmente tra i decreti collegati alla legge di bilancio per il 2022; dall’altro, con una proroga delle concessioni in scadenza, funzionale alla messa a terra della riforma. In questo senso, l’intesa in Conferenza Stato-Regioni del 7 settembre 2017 deve essere il punto di partenza prospettato, anche perché nel 2017 si era trovato un punto di convergenza con le Regioni.

Nondimeno, l’attenzione del Governo è volta anche a tutelare il cittadino dalle derive patologiche del gioco, come dimostra la recente adozione del decreto del Ministro della salute del 16 luglio 2021, n. 136, che introduce indicazioni finalizzate a migliorare gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione per le persone con problemi di disturbo da gioco d’azzardo ed ha l’obiettivo di rendere omogeneo ed efficace il percorso diagnostico.

Il trattamento si articola in una serie di interventi specifici e integrativi: colloqui motivazionali, oltre a una consulenza di tipo legale e finanziaria in materia di credito, microcredito e contrasto all’usura. Rilevante è anche la norma sul sovraindebitamento (di cui parliamo su PressGiochi Magazine di maggio), perché – ahimè – si tratta di persone fisiche che non hanno l’accesso alle procedure concorsuali, né a forme di tutela particolari, al di là del fatto che parliamo di soggetti che si trovano spesso in condizioni peculiari: sono indifesi, molto deboli e fragili e l’unico strumento giuridico in una condizione di default individuale (mi si passi il termine tipicamente aziendale) è proprio la norma sul sovraindebitamento. Per la verità, credo che bisognerebbe intervenire con un tutoraggio di tipo diverso, collegando in questi casi l’intervento medico con una sorta di tutoraggio giuridico.

Come MISE, ne sono personalmente convinto, crediamo che il punto sostanziale a livello di Paese sia stabilire una regola rispetto alla questione delle distanze, oltre a un quadro giuridico chiaro di ciò che si può e ciò che non si può fare, nonché di dove si può e dove non si può farlo. Non è tollerabile una situazione a macchia di leopardo sui territori regionali, che ha portato alcune Regioni, lo dico francamente, all’improvvisazione, al voler essere più realisti del re, fino alla creazione – magari nella giusta convinzione di assicurare una forma di tutela – di veri e propri casinò. Se si prevede la dislocazione di un punto gioco ad un’eccessiva distanza da un luogo pubblico, da un luogo di culto e così via, si finisce per trasferire interi comparti in zone di campagna e creare dei veri e propri casinò.

Credo che si debba trovare un punto di equilibrio a livello nazionale con la Conferenza delle Regioni, partendo dall’accordo del 2017. Diversamente, corriamo davvero il rischio di una crescita dell’illegale, come risulta dai dati, il che significa criminalità, perché l’illegale nel gioco è essenzialmente criminalità”.

Il viceministro ha quindi risposto alle domande dei commissari:

“Il senatore De Bertoldi, prima di formulare la domanda, ha premesso che i riscontri che abbiamo avuto anche in termini sanzionatori testimoniano che il gioco illegale e il gioco delle mafie sono prosperati durante il periodo del lockdown, per cui si rende quanto mai opportuno e necessario dare nuove certezze agli operatori legali che devono essere coinvolti nella lotta alle ludopatie, poiché, come concessionari, rappresentano comunque lo Stato. La domanda che poi mi ha rivolto è stata la seguente: che tempi concreti ci diamo per dare una regolamentazione definitiva, accennando anche al fatto che non è accettabile che una Regione si comporti in un modo e una in un altro e vi siano, quindi, regolamentazioni diverse?

Rispondo che, come sapete, la competenza in materia è principalmente del Ministero dell’economia e delle finanze, che sta lavorando a un testo di legge delega che dovrebbe essere proposto al Parlamento in tempi ragionevolmente brevi. L’obiettivo sarà intervenire sulla normativa primaria, che ha un ruolo di indirizzo costituzionale anche rispetto all’attività e poi alla legislazione regionale, in modo da garantire un riassetto complessivo del settore, pur nel rispetto delle competenze previste dagli articoli 117, 118 e 119 della Costituzione per quanto riguarda il Ministero dello sviluppo economico.

Premettendo che il trend di crescita dell’illegale era già in atto prima della pandemia e che su questo dovremmo interrogarci, il senatore Endrizzi ha chiesto quali sono le fonti che indicano un aumento dell’illegalità durante il lockdown: ad esempio, quali delle sale clandestine che sono state trovate sono effettivamente clandestine e quali invece sono legalmente autorizzate. Rispondo che la fonte dei nostri dati, dai quali emerge un aumento dell’illegalità durante il lockdown, è il rapporto Censis-Lottomatica presentato presso la Sala capitolare del Senato il 16 novembre 2021. In quell’occasione il procuratore nazionale antimafia De Raho ha dichiarato che nel periodo di chiusura del gioco legale si è registrato un aumento del gioco illegale. La fonte in questione è peraltro suffragata dal rapporto IPSOS-Luiss Business School da cui emerge come in seguito alla chiusura dei punti fisici si sia registrato un significativo crollo del gioco in presenza ed un parallelo incremento della fruizione online e dei canali illegali.

Nell’intervento successivo, è stato premesso che gli addetti direttamente occupati sarebbero 40.000 e non 150.000 come diceva la relazione; forse in questa cifra rientrano i baristi, per i quali l’interrogante spera che la slot machine o il corner siano puramente attività accessorie. È stato domandato, quindi, quanti sono effettivamente gli occupati del settore e che tipo di contratti o inquadramento hanno, se sono liberi imprenditori o hanno questa come attività principale o accessoria, perché sono lavoratori da tutelare.

Ebbene, secondo i dati ISTAT nel 2018 il settore delle “Attività riguardanti le lotterie, le scommesse, le case da gioco” contava 9.265 imprese, 42.818 occupati e aveva un fatturato complessivo di oltre 15 miliardi di euro e un valore aggiunto di oltre 3 miliardi di euro. Contribuiva per lo 0,6 per cento al PIL del Paese e per lo 0,3 per cento all’occupazione complessiva.

Gli acquisti di beni e servizi effettuati dall’intero settore superavano i 10 miliardi di euro e l’ammontare complessivo di salari e stipendi pagati era di oltre 800 milioni di euro. Nel 2018, le imprese con più di tre addetti occupavano 32.974 lavoratori, oltre il 77 per cento del totale del settore. Di questi, l’85,5 per cento era a tempo indeterminato, in linea con la media dell’economia italiana; il 58,5 per cento era a tempo pieno e il 43,4 per cento era di sesso femminile (quasi tre punti percentuali in più rispetto alla media italiana).

Evidenzio, inoltre, che l’Ufficio parlamentare di bilancio nel 2018 ha avuto modo di stimare che le imprese coinvolte nel settore dei giochi registrano oltre 100.000 occupati.

Per il 2020, il Coordinamento statistico INPS, sulla base della disponibilità delle informazioni in possesso dell’Istituto, ha provveduto ad estrarre dall’Osservatorio statistico sui lavoratori dipendenti i dati occupazionali relativi ai codici ATECO 2007 920001 (Ricevitorie del Lotto, SuperEnalotto, Totocalcio e via dicendo); 920002 (Gestione apparecchi); 920009 (attività connesse con le lotterie e le scommesse); e 932930 (Sale giochi e biliardi).

L’analisi dei dati forniti evidenzia una notevole riduzione degli occupati, il cui numero è sceso a 32.352 lavoratori dipendenti, di cui 13.572 operai, 16.949 impiegati, 1.939 apprendisti, 436 quadri, 156 dirigenti; di questi oltre 25.000 sono dipendenti a tempo indeterminato.

Successivamente è stato domandato se gli 80.000 punti di offerta del gioco d’azzardo sono sostenibili; dobbiamo capire la responsabilità dello Stato – diceva l’interrogante – nel dimensionare un’offerta che non rechi danno alla salute e anche all’economia. Ebbene, come ho avuto modo di specificare già nella relazione, secondo quanto riportato nel Libro blu per il 2020 dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, il numero degli esercizi è distribuito come segue: le sale da Bingo sono 196; gli esercizi di giochi numerici a totalizzatore sono 34.271; i pubblici esercizi che operano nelle lotterie e nelle lotterie istantanee (il cosiddetto “Gratta e Vinci”) sono 55.361; gli operatori del gioco a base ippica sono 5.710; quelli del gioco a base sportiva sono 9.648; il numero dei punti vendita lotterie è di 32.174; le ricevitorie del Lotto sono 34.538. A questi si aggiungono 54.164 esercizi con AWP e 4.708 esercizi con VLT.

Riguardo alla sostenibilità dei suddetti punti fisici di offerta di gioco, sebbene le valutazioni in merito spettino all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, al MEF e al Ministero della salute per quanto riguarda la valutazione sulla salute, personalmente ritengo che la domanda di gioco sia solo parzialmente influenzata dal numero dei punti di offerta. Come si è avuto modo di osservare durante il lockdown, la riduzione del gioco in presenza ha portato ad un parallelo incremento del gioco online. Infatti, la componente telematica del gioco, che nel 2019 era pari al 9,53 per cento della spesa totale, nel 2020 ha raggiunto il 20,64 per cento della spesa totale.

Ciò non toglie che diventi fondamentale a questo punto – e la valutazione del MISE la faccio anche con delega alla tutela del consumatore – investire su operazioni d’informazione, sensibilizzazione e formazione sui rischi, nonché favorire lo sviluppo di partnership intersettoriali e reti locali per garantire il migliore impatto e la sostenibilità delle attività di gioco, partendo dall’educazione civica nelle scuole, che ritengo essenziale. È stato poi chiesto qual è il tasso di assorbimento occupazionale per un miliardo di spesa per cittadino in quel settore e qual è il tasso di assorbimento occupazionale in altri settori a parità di cifre. Questo perché dovremmo ragionare anche nei seguenti termini: sono soldi che vengono spesi in gran parte da famiglie a basso reddito; la propensione all’azzardo aumenta con il diminuire del reddito; quindi, sono verosimilmente denari che verrebbero spesi in altre filiere che oggi vengono penalizzate e conforta l’idea che se non si spenderà in un modo si spenderà in un altro e ci saranno altre modalità di occupazione.

Rispondo che, concordando con l’affermazione secondo cui la propensione all’azzardo aumenta con il diminuire del reddito – peraltro suffragata dalla letteratura economica, secondo cui l’elasticità della domanda di gioco è inferiore a 1 e pertanto al crescere del reddito la quota dello stesso destinata al gioco diminuisce – ritengo che i dati concernenti l’assorbimento occupazionale, aggiornati al 2021, possano essere forniti dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dal Ministero del lavoro, per quanto di rispettiva competenza. Sulla base delle informazioni così raccolte, potranno essere definiti gli eventuali interventi necessari più specifici di competenza dello Stato.

Il senatore Lannutti ha iniziato il suo intervento citando un articolo che era uscito qualche giorno prima, firmato da Remigio Del Grosso, dal titolo: “Così si aggirano i divieti alla pubblicità dell’azzardo”. Secondo il senatore Lannutti bisogna intervenire verso i furbi, che cercano di aggirare ciò che è apparentemente vietato, ed è anche necessario dare una regolamentazione certa a un settore che da una parte genera introiti per lo Stato e dall’altra genera anche assuefazione e ludopatia. La mia risposta è che concordo pienamente con la necessità di assicurare un equilibrato bilanciamento tra gli obiettivi di natura contabile e finanziaria connessi alla certezza, in questo caso alla disponibilità per l’Erario, delle entrate derivanti dal gioco d’azzardo e gli obiettivi connessi alla tutela dei consumatori del gioco d’azzardo per prevenire la diffusione della patologia ad esso connessa. Ritengo pertanto, da un lato, che si debba rafforzare il sistema dei controlli dell’apparato sanzionatorio; dall’altro, che sia necessario intervenire sulla regolamentazione delle concessioni, anche attraverso l’armonizzazione e la semplificazione fiscale nel settore dei giochi.

Il senatore Candiani ha chiesto quali strategie il Governo ha in mente di attuare, o sta già attuando, per il contrasto all’illecito; una parte importante è indubbiamente quella del riordino, e poi vi è certamente, anche qui, l’azione di contrasto in termini anche penali e di persecuzione rispetto all’illecito sia come gioco illegale vero e proprio, sottobanco, sia come verifica giuridica e amministrativa delle licenze e delle concessioni.

Ebbene, premesso che il contrasto all’illecito non rientra nelle competenze del Ministero dello sviluppo economico, sul punto andrebbero sentiti il Ministero dell’interno e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Ritengo tuttavia che l’attuale sistema concessorio-autorizzatorio del gioco legale, consentendo un controllo del territorio, pur potendo fungere da argine alla gestione criminale delle attività di per sé non sempre ne costituisce un deterrente. Ritengo pertanto che sia necessario concepire un disegno strategico specifico per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata. In quest’ottica, si ritiene sia importante operare mediante un costante monitoraggio del fenomeno e della sua progressiva evoluzione, così da poter individuare, di pari passo all’introduzione di nuove modalità di gioco d’azzardo, sia fisiche sia virtuali, le eventuali minacce alla sicurezza pubblica e procedere alla verifica della congruenza degli attuali strumenti di contrasto disponibili.

Un quesito è stato posto dalla senatrice Minuto, la quale domandava come realizzare un equilibrio tra domanda e offerta; di fatto la senatrice si chiedeva quali potessero essere le proposte per una vera riforma, cercando di trovare un equilibrio, nel senso che il concessionario deve sapere che deve essere lo Stato a definire i volumi di offerta. Rispondo, come ho già avuto modo di precisare durante l’audizione, che la questione rientra nelle competenze del Ministero dell’economia e delle finanze e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Quest’ultima, nelle Linee strategiche per il triennio 2021-2023, ha posto tra le proprie priorità lo sviluppo di un sistema di monitoraggio dell’offerta di gioco legale, il Registro unico degli operatori del gioco pubblico, al fine di verificare l’andamento dei volumi di gioco e la relativa distribuzione sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle aree più soggette al rischio di concentrazione di giocatori affetti dal disturbo da gioco d’azzardo. Lo strumento, ci viene riferito, è a un buon punto di avvio, per poter arrivare a un opportuno equilibrio nell’offerta di gioco legale.

Il senatore Cangini ha domandato qual è la situazione occupazionale e quello che si può fare per sostenere il settore, in particolar modo per quanto riguarda le sale Bingo. Riassumendo diceva che, per l’idea che si era fatto, le sale Bingo sono quelle che forse meno alimentano il rischio di ludopatia e senz’altro sono quelle che più offrono occasioni di impiego; sono anche quelle che più hanno sofferto delle conseguenze della pandemia, essendo luoghi fisici.

Ebbene, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli per quanto riguarda il dato relativo al Bingo, la chiusura delle sale quale strumento di contrasto al diffondersi della pandemia ha registrato nel 2020, per il gioco fisico, una riduzione, rispetto al 2019, del 55,07 per cento per la raccolta, del 53,30 per cento delle vincite e del 59,20 per cento della spesa.

Con riferimento alla situazione occupazionale delle sale Bingo, da quanto riferito dal Ministero del lavoro e dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, non è possibile con i data set esistenti nel sistema statistico nazionale raggiungere il dettaglio delle attività economiche in argomento, e quindi scorporare in modo puro le sale Bingo. Le attività delle sale Bingo sono infatti parte di un insieme di attività più ampio ricomprese nella classificazione ATECO nel codice 92.00 (Attività riguardanti lotterie, scommesse, case da gioco), come già citato nelle risposte precedenti.

Tuttavia, secondo quanto emerso da uno studio realizzato da EURISPES, al 31 dicembre 2018 il settore avrebbe contato circa 8.000 addetti tra occupazione diretta delle società concessionarie e società di servizi dell’indotto; i ricavi lordi sarebbero ammontati mediamente a 1,3 milioni di euro per sala e – sempre in base al citato studio – la quota di questo budget assorbita dal lavoro sarebbe del 45 per cento”.

PressGiochi