04 Dicembre 2022 - 06:16

Il procuratore De Raho: “Mafia, camorra e ‘ndrangheta usano costantemente giochi e scommesse per riciclare denaro”

“Il gioco e le scommesse, rappresentano, nella loro organizzazione, uno dei meccanismi dei quali la criminalità organizzata di matrice mafiosa si avvale al fine di raggiungere l’obiettivo del riciclaggio, e

27 Giugno 2022

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“Il gioco e le scommesse, rappresentano, nella loro organizzazione, uno dei meccanismi dei quali la criminalità organizzata di matrice mafiosa si avvale al fine di raggiungere l’obiettivo del riciclaggio, e l’utilizzazione di questo sistema costituisce oramai quasi una modalità costantemente seguita da mafia, camorra e ‘ndrangheta”.

Ad affermarlo il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, dottor Federico Cafiero de Raho, nell’audizione tenuta lo scorso 17 febbraio e il cui resoconto è stato oggi messo a disposizione dalla Commissione di inchiesta del gioco in Senato. Commissione che domani incontrerà nuovamente il direttore di ADM, Marcello Minenna.



“Fin dal 2015,- spiega De Raho – da quando cioè a Reggio Calabria venne portata avanti quell’importante operazione che aveva preso il nome di «Gambling», emerse in modo chiarissimo quale fosse la capacità delle organizzazioni criminali di utilizzare il gioco non solo per raccogliere scommesse, ma soprattutto per ripulire il proprio danaro.

Nell’ambito di quell’indagine – io all’epoca ero procuratore della Repubblica di Reggio Calabria – vennero eseguite 28 ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa (alcune di custodia cautelare in carcere ed altre agli arresti domiciliari), oltre che diversi divieti. Ma ciò che rilevò in modo particolare fu l’esistenza di una pluralità di società estere – ben 11 – e di 45 società operanti sul territorio nazionale nel settore dei giochi. Vennero sequestrati oltre 1.500 punti commerciali sul territorio nazionale per la raccolta delle giocate e sequestrati 88 siti nazionali ed internazionali. In tutto, il valore dei beni sequestrati ammontò a quasi 2 miliardi di euro.

Si evidenziò, in particolare, che l’organizzazione aveva inizialmente aperto una piattaforma per il gioco online in Austria, a Vienna, e successivamente aveva trasferito lo stesso strumento nell’isola di Malta. Malta rappresenta molto spesso il territorio al quale fanno riferimento, come dirò a breve, le organizzazioni criminali per costituire una loro base; devo dire che anche in quell’occasione, però, avemmo collaborazione, tanto che ci si consentì di eseguire sequestri anche sulla stessa isola di Malta. Quindi, per quanto sotto un certo profilo si rilevi una sorta di legislazione debole e un’apertura verso eventuali accoglienze di iniziative economiche straniere, c’è anche una collaborazione, non sempre perfetta, ma c’è.

In quell’occasione emerse, sostanzialmente, che nei punti di raccolta delle giocate, attraverso varie modalità, si riusciva a far passare somme di denaro consistenti in modo da coprirle come giocate, mentre in realtà si trattava di forme di trasferimento di denaro al di fuori del territorio nazionale, denaro che era peraltro di provenienza della stessa organizzazione ‘ndranghetista. Qualche anno dopo – arriviamo al 2018 – un’altra grande operazione è stata l’operazione «Galassia». La quale operazione consentì di evidenziare come l’organizzazione mafiosa barese, ed altra organizzazione mafiosa siciliana, di Catania, ed ancora altra organizzazione mafiosa della Calabria si erano rivolte ad uno stesso identico riferimento, diciamo ‘tecnico’, per la capacità di organizzare, ancora una volta, il gioco online, e attraverso tale riferimento tecnico erano riuscite a porre sul territorio, oltre che punti di raccolta scommesse, oltre che società estere, anche piattaforme all’estero grazie alle quali veniva gestito il gioco online. Questa volta, attraverso l’operazione «Galassia», si evidenziava addirittura come tre diverse organizzazioni mafiose – quindi ‘ndrangheta, Cosa Nostra catanese e l’organizzazione barese – avevano operato quasi in consorzio, perché erano tutte poste su un piano di accordo criminale per muoversi attraverso gli stessi soggetti, ciascuna naturalmente con una propria organizzazione. Anche in questo caso vennero effettuati sequestri di 23 società estere, 15 società italiane, 33 siti web nazionali e internazionali, oltre che immobili e conti correnti, per un valore complessivo corrispondente a 723 milioni di euro. Le società che vennero sequestrate all’estero avevano sede in Romania, in Austria, a Malta, a Curaçao, all’isola di Man, in Svizzera, Lussemburgo, Serbia. Ancora una volta, attraverso i punti di raccolta scommesse sul territorio, si riusciva a far passare denaro di provenienza delle stesse attività criminose coprendolo sotto la forma della giocata, in modo che fosse portato all’estero e fosse anche giustificato nel momento del trasferimento.

Voglio sottolineare come, peraltro, queste attività stiano diventando sempre più frequenti. Ulteriori recenti indagini investigative, sempre in Sicilia, una del marzo 2021 e un’altra del maggio 2021, mostrano un interesse delle organizzazioni mafiose ad operare sempre sul circuito online attraverso piattaforme per lo più costituite all’estero. Questa loro modalità operativa trova un aggancio nel principio della libertà di stabilimento, cioè la possibilità che hanno in Europa i vari soggetti economici di operare con sedi al di fuori del territorio dello Stato. In questo modo appaiono come società straniere mentre in realtà finiscono per operare nel territorio nazionale, il che naturalmente comporta una violazione degli oneri tributari e un grave danno per il nostro Paese; e ciò fin quando ci troviamo di fronte a soggetti concessionari presso Paesi esteri che operano nell’ambito dell’osservanza di quella disciplina minima europea che consente loro di operare. Il più delle volte, invece, le indagini ci hanno evidenziato che queste organizzazioni sono vere e proprie organizzazioni criminali finalizzate alle truffe, all’evasione fiscale e a volte sostenute dal metodo di intimidazione, proprio perché agganciate all’operatività di ‘ndrangheta, Cosa Nostra, a volte camorra e delle volte alla criminalità mafiosa barese.

L’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha peraltro pubblicizzato un proprio elenco attraverso il quale ha indicato i siti web autorizzati, e questa dovrebbe essere la garanzia per il giocatore di poter agire in un circuito di legalità, peraltro garantito anche dall’esistenza di autorizzazioni e concessioni. Purtuttavia il giocatore spesso non si muove in questa direzione e la pubblicizzazione di tantissimi siti consente a chiunque di rivolgersi all’uno piuttosto che all’altro. D’altro canto, l’offerta sul mercato è enorme: dal gioco del poker alle scommesse sulle competizioni sportive, a qualunque altra forma di scommessa che si può trovare sul mercato, i siti sono tantissimi. Su questo devo anche dire che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli svolge una attività di grande importanza, tanto che nel solo anno 2021 sono stati inibiti ben 197 siti web privi di autorizzazioni. Questo anche a dimostrazione di quello che è il monitoraggio sul web, che è di grandissima importanza.

Abbiamo parlato finora di gioco e di scommesse online, che rappresentano la modalità più frequente attraverso la quale le organizzazioni mafiose si muovono soprattutto per coprire il danaro di provenienza criminale. Ma accanto al gioco online vi è naturalmente il gioco fisico, cioè il gioco o la scommessa che viene raccolta dai punti fisici presenti sul nostro territorio; qui vi sono ulteriori problematiche.

In primo luogo si nota che negli ultimi tempi sorgono punti di raccolta scommesse su tutto il territorio nazionale, soprattutto nei quartieri in cui è maggiormente presente la criminalità organizzata, e ciò naturalmente preoccupa notevolmente. D’altro canto, non si riesce a comprendere come sorgano punti di raccolta scommesse proprio nei luoghi di maggiore povertà o di maggiore disagio sociale. Il più delle volte, se si passa davanti a questi luoghi, ci si accorge che i presenti sono evidentemente nullafacenti, a volte pregiudicati: sono soggetti che stazionano stabilmente, e di per sé già danno il senso dell’operatività di quei punti di raccolta in una direzione equivoca. Il punto di raccolta fisico però consente un controllo, e il controllo è fondamentale: essendo il punto di raccolta operativo in modo visibile, ben può essere oggetto immediato di controllo.

Quali sono state le distorsioni rilevate: ci sono stati casi nei quali i punti di raccolta e le attività economiche di gioco e di scommesse erano inseriti in un circuito legale, perfettamente rispondente alle regole e quindi adeguato alla disciplina in materia; e poi vi era un canale parallelo, totalmente privo di osservanza delle regole. Questa è un’ulteriore problematica che determina l’esigenza di controlli sul territorio. Il gioco e le scommesse necessariamente devono essere oggetto di controlli frequenti e i controlli devono periodicamente essere portati avanti non soltanto dall’Agenzia dei monopoli ma sostanzialmente da tutte le forze di Polizia: dalla Guardia di finanza, che ha una maggiore specializzazione in materia, ma anche da Polizia di Stato e Carabinieri, perché quello che avviene dentro e fuori dai luoghi di raccolta delle scommesse evidenzia a volte la presenza stabile di esponenti della criminalità organizzata, i quali sono pronti a offrire denaro a coloro che ne hanno bisogno. Questo è un altro degli aspetti deleteri che derivano dalla diffusione delle sale scommesse: la presenza, cioè, di un vero e proprio mercato dell’usura. Il mercato dell’usura, infatti, da un lato rende schiavi i giocatori; dall’altro, là dove il giocatore è soggetto che esercita anche un’attività economica, finisce per porre lo stesso giocatore in una condizione di schiavitù rispetto alla stessa attività economica sviluppata. Chi accetta danaro sotto usura finisce poi per non essere in grado di restituire quel danaro e, ove sia titolare anche di attività economica, finisce per essere costretto a cedere la propria attività. Anche in questo caso, ciò che ha colpito maggiormente l’attenzione degli inquirenti, e quindi della Direzione nazionale e delle Direzioni distrettuali, è stato che la cessione dell’attività economica avviene non con le formalità che rendono visibile il suo trasferimento da un soggetto ad un altro, ma senza formalità, cosicché il soggetto titolare continua apparentemente ad essere colui che gestisce il bene, ma in realtà il bene è gestito dalla criminalità organizzata.

Si tratta di un fenomeno che è stato rilevato in alcune occasioni, proprio nel periodo della pandemia, anche al di fuori dell’usura praticata nel gioco e nelle scommesse, soprattutto nelle attività di ristorazione e bar, dove la chiusura delle stesse ha determinato un indebolimento economico tale che in alcuni casi ha costretto a ricorrere al credito usurario, e da quel debito usurario si è poi passati ad un trasferimento delle stesse attività. È evidente che le mafie non hanno bisogno di un atto scritto, anzi, privilegiano forme di acquisizione che non siano visibili; e d’altro canto forme di questo tipo appaiono particolarmente pericolose perché sono quelle preferite dagli stessi titolari delle attività economiche, che all’esterno non dimostrano una sconfitta economica e quindi continuano apparentemente a gestire l’attività, ma in realtà sono soltanto dei burattini nelle mani delle organizzazioni mafiose.

Tornando al gioco e alle scommesse, ciò che appare indispensabile è quindi la cooperazione interistituzionale che consenta, da un lato, alle forze di polizia di verificare di volta in volta che in questi punti scommesse non vi sia un condizionamento, un’intimidazione, una presenza costante da parte di esponenti di organizzazioni mafiose; dall’altro, per le associazioni o le organizzazioni di tipo assistenziale, di poter verificare la presenza di casi di ludopatia. Questo è un ulteriore aspetto che è parso di grande importanza: l’essere attratti dal gioco al punto di divenirne schiavi. Anche su questo il controllo appare indispensabile, e quindi poter attivare le associazioni, poter attivare i meccanismi di controllo che esistono nei Comuni e nelle Regioni, al fine di poter intervenire in casi di soggezione al gioco, è fondamentale.

Devo ancora dire che quello del gioco e delle scommesse è un settore che naturalmente, come tutti quelli che determinano transazioni economiche, è assoggettato al meccanismo delle segnalazioni per operazioni sospette. Come vi è noto, questo meccanismo, fondato su algoritmi e parametri ai quali rapportare la singola transazione al fine di ritenerla sospetta, è una delle forme di controllo più significative e ad ampio raggio che vengono sviluppate sul territorio nazionale. Naturalmente i soggetti obbligati sono i soggetti finanziari, quindi istituti bancari e intermediari finanziari, ma anche non finanziari, come gli stessi professionisti che operano nella compravendita di oro, nella custodia e nel trasporto valori, gli operatori di valuta virtuale e anche i prestatori di servizi di gioco. Anche per essi vi è l’obbligo della segnalazione per operazioni sospette.

Nell’anno 2020 notiamo che, a fronte di oltre 110.000 segnalazioni per operazioni sospette pervenute all’Unità di informazione finanziaria, il settore dei prestatori di servizi di gioco ne ha inviate soltanto 5.772; nel 2019 erano 6.470. Vi è stata quindi addirittura una riduzione nel numero delle segnalazioni. Questo evidentemente depone ancora di più per un’interpretazione che fa pensare ad una non piena osservanza delle regole. D’altro canto, proprio questo dato ha portato la Direzione nazionale, l’Ufficio cioè che ho l’onore di dirigere, ad avere contatti con Lottomatica per comprendere quali siano i sistemi attraverso i quali i giocatori vengono monitorati. Ebbene, abbiamo rilevato – con grande sorpresa positiva – che i giocatori sono monitorati con delle schede che consentono di sapere, per ciascun giocatore, quale sia l’entità delle somme giocate. Per alcuni – come abbiamo potuto rilevare andando a visitare il servizio che Lottomatica gestisce – vi sono scommesse per centinaia di migliaia di euro senza che alle spalle vi sia una forza economica che le giustifica. Questo è emerso dalla consultazione di alcune delle schede, per dimostrarci quale sia la loro capacità. Ora, Lottomatica ha evidentemente un servizio molto attivo, dinamico e professionale, che però copre solo una parte dei giochi; è evidente che anche qui sarebbe necessario che una disciplina legislativa prevedesse l’attribuzione a soggetti organizzati sul modello di Lottomatica della gestione dei giochi e delle scommesse, perché se si riuscisse a monitorare l’intero settore sarebbe molto più facile intervenire anche per rilevare il riciclaggio, che è la forma più chiara attraverso la quale si muovono le organizzazioni mafiose nel gioco e nelle scommesse.

All’interno della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo abbiamo il nostro servizio segnalazioni per operazioni sospette che è fondato sulla nostra grande banca dati, che contiene milioni di dati e informazioni, che sono frutto della raccolta di tutti gli atti dei procedimenti penali per mafia – e dal 2015 per terrorismo – tramessi dalle 26 procure distrettuali fin dal 1993, l’anno in cui appunto la banca dati è stata costituita. Il servizio segnalazioni per operazioni sospette incamera dall’unità di informazione finanziaria (attraverso il Nucleo speciale di polizia valutaria e la Direzione investigativa antimafia) tutte le segnalazioni; le segnalazioni vengono immesse in questa sorta di frullatore, diciamo così, in cui girano vorticosamente, insieme alle 110.000 informazioni che sono arrivate quest’anno, tutti i dati presenti nella banca dati, oltre che tutte le iscrizioni presenti nei registri generali delle notizie di reato per reati di mafia e terrorismo presso le 26 procure distrettuali. Là dove vi è coincidenza di identità si aggregano i dati e quindi viene espulsa la segnalazione per operazione sospetta che ha un riferimento nella banca dati o nel registro generale delle notizie di reato. Questo consente, anno per anno, di inviare oltre 10.000 atti di impulso alle direzioni distrettuali antimafia, vale a dire atti nei quali si dice alla direzione distrettuale: c’è questa segnalazione per operazione sospetta in relazione a questo contesto mafioso, o in relazione a questa iscrizione del registro, quindi approfondisci e sviluppa le indagini. Se si riuscisse a fare ciò anche attraverso l’estrapolazione dei dati che riguardano i singoli giocatori, laddove il monte scommesse raggiunga un certo limite o risulti ingiustificato, noi avremmo un controllo a tappeto di tutte le giocate e quindi la possibilità di prevenire il riciclaggio e comunque intervenire nei confronti di soggetti che non dimostrano una capacità economica sufficiente per partecipare alle scommesse. Questa è, io credo, una necessità, quella del monitoraggio delle scommesse, almeno nel nostro Paese che credo sia, anzi sicuramente è, il primo Paese in materia di legislazione antimafia ed è il Paese più attento al riciclaggio ovvero il Paese che più degli altri si muove con grande dinamismo per contrastare il riciclaggio. Dicevo, quindi, che riuscire ad avere concessionari del tipo Lottomatica o soggetti capaci di effettuare monitoraggi così attenti credo sia un’esigenza del nostro Paese: in questo modo non solo si eviterebbe il riciclaggio ma si potrebbe avere un controllo a tappeto anche per quanto riguarda le violazioni tributarie, finanziarie, insomma, tutto ciò che è necessario svolgere per impedire che le scommesse costituiscano ancora una volta il campo attraverso il quale si aggirano le disposizioni di legge e soprattutto si crea un danno economico al nostro Paese.

Volevo dedicare un’ultima attenzione alla ludopatia: credo che un’esigenza notevole di controllo debba esserci e che si possano in qualche modo attivare meccanismi di vigilanza sulle attività economiche di raccolta delle scommesse al fine di intervenire in favore di coloro che diventano veri e propri schiavi del gioco e finiscono per spendere totalmente anche quel che occorre per il minimo sostentamento personale. Nelle sale giochi molto spesso ci sono persone che a stento riescono a vivere, eppure spendono tutto ciò che loro necessita. Da qui abbiamo l’ulteriore spinta, come dicevo poc’anzi, all’usura: il più delle volte sono persone che provengono anche da famiglie una volta benestanti, danarose, ma che sono state incapaci di darsi una proiezione professionale o lavorativa. Sono i soggetti più fragili, quelli che poi finiscono per essere i più colpiti da questa vera e propria patologia” conclude il Procuratore.

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