27 Settembre 2020 - 15:57

Verona (Astro): “Rinegoziazione dei contratti concessionari – gestore: l’opportunità per essere più “lungimiranti” del Legislatore”

Uno dei difetti consolidati del Legislatore in materia di gioco pubblico è la carente lungimiranza, ovvero la capacità di prevedere – a medio e lungo termine – gli effetti di

03 Marzo 2015

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Uno dei difetti consolidati del Legislatore in materia di gioco pubblico è la carente lungimiranza, ovvero la capacità di prevedere – a medio e lungo termine – gli effetti di una disciplina normativa che, per tanto corretta o sbagliata possa essere interpretata, non può mai generare di per sé un universo auto-referenziale e costante nel tempo. Come dichiara Lorenzo Verona, del Comitato di Presidenza AS.TRO, fino a quando (anche) il gioco pubblico sarà un prodotto destinato a confrontarsi

  • con il mercato,
  • con le fibrillazioni del sistema-Italia,
  • con una utenza di consumatori “sempre più responsabilizzata”,
  • con necessità enormi di raccolta per soddisfare previsioni erariali e semestrali di bilancio,
  • con le politiche di “tutela dei territori”,
  • con una necessità elevata di investimenti,
  • con un tessuto “antropologico” che vede ancora nella illegalità una risposta possibile all’inasprimento delle condizioni economiche per restare nel perimetro della virtuosità industriale,

ogni velleità “esclusivista” è destinata

  • a pagare conti salatissimi, all’inizio,
  • a non poter condividere con nessuno lo sforzo dell’evoluzione continua,
  • a eterne strategie conservative che prima o poi diventano recessive rispetto agli scopi,
  • a dover “sperare” in una stabilità di condizioni che all’Estero si da per scontata, mentre in Italia si sa già che non ci sarà mai.

Dal 2004 ad oggi la storia ci ha insegnato che si è generata una categoria di gestori (magari non universale ma comunque significativa) che dell’attuale circuito di gioco lecito è a tutti gli effetti artefice industriale e finanziario. Basti solo pensare che

  • l’attuale volume “immobilizzato” di moneta metallica posizionata negli hopper dei congegni awp e nei change, supera l’importo della legge di stabilità;
  • l’attuale volume “immobilizzato” di capitale destinato a garanzia sugli adempimenti della raccolta “bissa” tale valore, con un costo di attualizzazione di milioni all’anno;
  • l’attuale attività di continuo procacciamento dei gestori equivale al 40-50% del valore complessivo dell’asset-awp delle reti;
  • l’attuale “performance” dei congegni awp (nonostante le rigorose limitazioni tecnico-strutturali a cui sono sottoposte) è garantita da una eccellenza di aziende produttrici di gioco insediate in Italia (molte delle quali italianissime).

Privarsi di tutto questo è un evidente salto nel buio che nessun “gioco da remoto” può ambire a colmare senza nuovi e corposi (ma soprattutto rischiosi, in quanto non collocabili in contesti stabili) investimenti.

L’intelligenza (ma si potrebbe anche dire il “talento”) degli operatori deve quindi supplire alla cronica carenza che la condizione italiana impone, generando e mantenendo quella stabilità di equilibri e condizioni che consentano la “frammentazione” di uno sforzo quotidiano di adattamento alla situazione italiana, che nessun segmento potrebbe sopportare da solo.

Legge di stabilità e legge delega pensano (all’unisono) di poter fare a meno del gestore italiano e del produttore insediato in Italia, ritengono che basta accorciare la filiera per ricavare una ulteriore fetta di prelievo fiscale, ipotizzano di concepire l’evoluzione tecnologica come leva industriale a se. stante, e di per sé idonea a incrementare marginalità e profitti.

Al cospetto di questa “proposta” non accettabile, AS.TRO ne ipotizza un’altra: e se fossero gli operatori a certificare la “non lungimiranza” di un Legislatore troppo fide-facente rispetto a schemi rigidi e semplicistici?

Lo strumento per “superare” la situazione è semplice ed è stato fornito proprio da quel “Legislatore” che parrebbe disincentivare il persistente coinvolgimento dei gestori e dei produttori attuali nel futuro del gioco lecito: la contrattazione.

Quelle reti che dovessero decidere di mettere “nero su bianco” sui loro contratti

  • che il gestore di oggi sarà anche il gestore di domani (con tutti i profili di coinvolgimento e di evoluzione tecnologica che ciò presuppone),
  • che il “congegno ” gestito dal gestore sarà sempre di sua proprietà,
  • che un bene altrui non può essere “sequestrato” dalla rete per assenza di portabilità (ma destinato ad essere sempre un cespite di una azienda padrona di se stessa),

dimostreranno di essere legislatori “di mercato”, anche in “barba” a quelle Leggi che fanno “facile” ciò che è complesso (per poi lasciare ad altri la risoluzione dei problemi).

Molti gestori – conclude Verona – sanno di “doversi conquistare” il futuro e sono pronti a farlo. Se gli sforzi si uniscono e le sinergie si confermano è molto più probabile che anche gli ostacoli siano superati. Se prevale l’idea di “marginare a discapito”, TUTTO il gioco lecito ha vita breve nel suo complesso, almeno nella “variopinta” realtà italiana, dove non è mai bastato “il titolo autorizzatorio” per affermarsi e confermarsi.

PressGiochi