18 Aprile 2024 - 22:16

Lori (Cheope): “Nei controlli antiriciclaggio sul gaming, reputazione e rischio sono sempre legate”

Antiriciclaggio, prevenzione del financial crime, verifica reputazionale dei fornitori sono attività che nel settore del gaming diventano sempre più importanti e spesso anche prescritte dalla legge. E all’Enada di Rimini

19 Marzo 2024

Print Friendly, PDF & Email

Antiriciclaggio, prevenzione del financial crime, verifica reputazionale dei fornitori sono attività che nel settore del gaming diventano sempre più importanti e spesso anche prescritte dalla legge. E all’Enada di Rimini sono sempre numerose le aziende che offrono questi servizi.

PressGiochi ha chiesto ad Alfredo Lori, sales account di un’azienda storica nelle informazioni commerciali, Cheope srl di spiegare in sintesi quali sono le esigenze più comuni in questo campo e le specificità del settore giochi e scommesse.

Cheope srl ha offerto fin dall’inizio servizi soprattutto a chi si occupa di attività finanziarie.

“La nostra azienda nasce 35 anni fa per consentire alle imprese di conoscere meglio le proprie controparti. Gestiamo informazioni sia pubbliche sia di tipologia approfondita per le esigenze non solo nel settore finanziario ma anche nel settore commerciale. Nel tempo, viste quelle che sono le esigenze del mercato e le spinte anche normative, abbiamo plasmato questa nostra esperienza su servizi che permettano ai soggetti obbligati di rispettare al meglio la normativa antiriciclaggio”.

Vi siete specializzati nel settore del gaming perché il gaming ha molte necessità e soprattutto delle prescrizioni di legge. In qualsiasi punto della filiera, si devono soddisfare dei requisiti di sicurezza per fare business con persone che non abbiano ombre nella loro reputazione. Che cosa c’è di specialistico rispetto ad altri settori?

“C’è una rischiosità e anche una frammentazione dei soggetti che operano all’interno di questo mondo che è più elevata. I servizi antiriciclaggio che nascono nel mondo bancario e finanziario si adattavano con rigidità alle esigenze dei concessionari che oggi sono tenuti a rispettare la normativa antiriciclaggio.

Abbiamo potuto creare un applicativo antiriciclaggio verticale per il mondo del gaming. Ad esempio, una cosa molto specifica sono le analisi delle transazioni e i comportamenti specifici dei giocatori in relazione a diverse tipologie di giochi. Qualcosa che negli altri settori non c’è. Se un operatore di gioco opera nelle scommesse anziché nel Bingo o nelle slot online ha delle esigenze differenti”.

Un esempio di quali possono essere le differenze, per esempio, tra chi opera nel gioco del bingo e chi gestisce scommesse o slot machine?

“A seconda del tipo di gioco ci possono essere dei comportamenti differenti e anche degli schemi di anomalia differenti tra il gioco online e la rete fisica, per esempio, o le scommesse. Noi abbiamo imparato a cogliere e a interpretare questi diversi schemi di anomalia e a valutarli per dare ai soggetti obbligati un’informazione utile essenziale e comprensibile, gestibile anche nell’ambito di quelli che sono gli adempimenti normativi”.

Nella filiera del gioco, che parte dal concessionario ma arriva fino al gestore per esempio di un esercizio pubblico, hanno tutti bisogno di un servizio di questo genere?

“No, l’anti-riciclaggio nel mondo del gaming si applica a quelli che sono i concessionari di rete fisica online oppure di reti per le scommesse. Per quanto riguarda, ad esempio, i produttori di apparecchi, software e hardware, oppure altre tipologie di aziende coinvolte nell’indotto come le forniture di arredi, queste aziende non dovranno fare antiriciclaggio. Ma dovranno comunque considerare altri parametri di rischio in termini di rischiosità creditizia e di financial crime. L’esperienza nella business intelligence, quindi nell’analisi delle controparti, siano esse ditte individuali società di persone o società di capitali, è determinante per cogliere non solo le informazioni di tipo camerale e pubblico, ma anche quelle di tipo reputazionale e in alcuni casi anche investigativo”.

Quando parla di informazioni sulla reputazione, intende quelle riferite a persone o aziende di cui si parla già con qualche elemento negativo.

“Determinare la reputazione di un soggetto significa riuscire a rilevare tutti quelli che sono i reati coerenti con la tipologia di rischio. Per cui un’impresa riusciremo a capire se il titolare è stato coinvolto precedentemente in vicende di carattere negativo che potrebbero determinare oggi la reputazione di quell’azienda. Di conseguenza, anche la volontà di un imprenditore di entrare in collaborazione o meno con quel soggetto”.

Quindi un imprenditore che ripeto può essere qualunque punto della filiera ha interesse a sapere con chi sta per fare un business. Ma questo può essere anche un obbligo di legge. Cioè, è obbligato ad avere questo tipo di informazioni che gli consentono di fare business con quella azienda o persona?

“Gli obblighi consistono nell’antiriciclaggio che devono fare i concessionari, mentre invece altre aziende non sono obbligate a utilizzare servizi di informazione commerciale che abbiano in considerazione dei parametri creditizi e di reputazione. Ma certamente questa rappresenta una prassi, anzi “la” prassi per le aziende più strutturate che gestiscono rapporto con un numero di clienti che comunque può essere rilevante. Ma anche per quelle aziende che hanno pochi clienti o pochi fornitori, a maggior ragione sarà ancora più facile attuare un programma di verifica e di monitoraggio e dei parametri di solidità e di affidabilità di questi così come dei parametri reputazionali”.

PressGiochi