30 Maggio 2024 - 06:34

Veneto: in Regione presentata mozione sul disturbo da gioco d’azzardo

Verrà discussa nel consiglio regionale del Veneto del prossimo 14 novembre la mozione presentata lo scorso luglio dal M5S in materia di dipendenze e che riguarda anche il gioco d’azzardo

10 Novembre 2023

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Verrà discussa nel consiglio regionale del Veneto del prossimo 14 novembre la mozione presentata lo scorso luglio dal M5S in materia di dipendenze e che riguarda anche il gioco d’azzardo patologico.

La mozione dal titolo ‘POLITICHE SULLE DIPENDENZE, LA REGIONE RILANCI L’ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E PRESA IN CARICO’ reca la firma dei Consiglieri Baldin, Camani, Bigon, Luisetto, Montanariello, Zanoni, Zottis, Guarda, Lorenzoni e Ostanel e chiede alla Giunta regionale di impegnarsi a porre in essere le azioni suggerite dal documento rilasciato da ARCAT al fine di migliorare la prevenzione e la presa in carico delle dipendenze.

Parlando anche di gioco, nella mozione viene riportata anche la situazione del gioco d’azzardo in Italia.

L’’Agenzia delle Accise, Dogane e dei Monopoli (ADM) – si legge – ha stimato che nel 2022 gli italiani per le varie tipologie di gioco arriveranno a spendere fino a 140 miliardi di euro, con un aumento del 30%.Nei primi sei mesi di quest’anno la raccolta complessiva del settore dei giochi si è attestata infatti ad oltre 65,7 miliardi di euro (erano stati 48 miliardi nel 2021 e 55 miliardi nel 2019). La spesa, ovvero le giocate meno le vincite, è stata di 9,9 miliardi, contro i 9,7 miliardi del semestre precedente. In crescita anche quanto arriva nelle casse dello Stato: quasi 5,5 miliardi nei primi sei mesi del 2022 contro i 5,4 miliardi del secondo semestre del 2021.D’altra parte, l’incessante crescita del settore giochi era già stata ratificata dal Libro Blu 2021 di ADM che aveva evidenziato come la raccolta dal gioco, dopo la flessione nel 2020, sia di nuovo risalita. Ammontava infatti a 110,4 miliardi di euro nel 2019, era scesa a 88,2 miliardi di euro nel 2020 per poi risalire nel 2021 a 111,17 miliardi di euro,in aumento di oltre il 25% e superiore anche al periodo pre-pandemia. Un aumento dovuto soprattutto all’online, passato da 36,3 miliardi di euro del 2019 a 49, 2 miliardi del 2020 a 67,1 miliardi del 2021. Il gioco fisico scendeva invece dai 74 miliardi del 2019 ai 39 miliardi del 2020 per poi risalire a 44 miliardi nel 2021.

Nella Regione Veneto i dati del gioco d’azzardo sono in crescita: +15,9% rispetto al 2020. I 901 milioni di raccolta della regione Veneto per il 2021 denotano una ripresa del settore, bruscamente colpito dagli eventi conseguenti alla pandemia, che hanno portato non solo alla chiusura temporanea degli esercizi di gioco per quasi metà 2020 e 2021, ma anche alla cessazione definitiva di moltissime piccole imprese che erano il cuore del comparto. I dati, dopo la parentesi del 2020, tendono quindi ad aumentare, e con essi incrementa la necessità di un controllo capillare sugli utenti per scongiurare l’aumento forme di gioco d’azzardo e di dipendenza.

La crescita del 2021, come riporta l’Agenzia Accise Dogane e Monopoli, è principalmente dovuta alla costante escalation della divisione online, che ha registrato un incremento del 36,53% di nuovi account utente sulle piattaforme del gioco on-line rispetto al 2020. La nostra regione ha contribuito per il 4,89%, con 238.000 nuovi conti, sul totale nazionale di 4,88 milioni.

È però in crescita anche il gioco fisico, seppure in misura inferiore, del 12,68%, dato principalmente costituito dalle giocate alle lotterie (48,36%), dal Lotto (30,20%) e dai giochi numerici a totalizzatore (30,05%).

Con l’aumento esponenziale del gioco d’azzardo aumenta drammaticamente nel nostro Paese, con il suo enorme carico di disperazioni, di crisi familiari e personali, di perdita del lavoro, di debiti, di attività illegali e di usura. Il gioco d’azzardo patologico, come riconosce l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è un disturbo psicologico, rientrante nella categoria diagnostica di disturbo del controllo degli impulsi, appartenente alle così dette dipendenze comportamentali; i sintomi sono specifici e si manifestano con impulsi incontrollabili a giocare d’azzardo o a fare scommesse in denaro. Sul sito del Ministero della Salute si legge che tale patologia è «l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o di fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze». Da qualche tempo il Gioco d’azzardo problematico è entrato nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di una patologia che interessa tutte le fasce anagrafiche, dal pensionato ai giovani e giovanissimi, con una media

nazionale di spesa pro capite di oltre 1.400 euro. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità in Italia vi sono 1,5 milioni di giocatori “problematici”, 1,4 milioni di giocatori considerati “a rischio moderato” e due milioni di giocatori “a basso rischio.

L’Osservatorio Giochi d’azzardo 2021 di Nomisma ha certificato che nel 2020 il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ha fatto giochi d’azzardo/di fortuna, sviluppando nel 9% dei casi pratiche di gioco problematiche, con ripercussioni negative sulla sfera socio-emotiva e relazionale. Il settore del gioco d’azzardo sconta una diffusa frammentazione delle misure di limitazione del fenomeno adottate negli anni da Regioni e Comuni nell’ottica della prevenzione e del contrasto della diffusione dei disturbi da gioco d’azzardo. Interventi necessari per tutelare soprattutto quelle fasce di popolazione che, per condizione socioeconomica o per età, si rivelano più fragili di fronte al gioco d’azzardo. L’obiettivo deve essere quello di garantire una maggiore omogeneità a queste misure, pur garantendo in ogni caso a Comuni e Regioni la possibilità di intervenire con misure più restrittive, cogliendo gli spazi di interventi che da almeno un decennio la giurisprudenza amministrativa riconosce agli enti territoriali, i primi a fronteggiare anche le conseguenze del gioco sulla salute.

Il M5S chiede anche un ruolo attivo di informazione e Mass Media nella prevenzione in particolare su nuove sostanze psicoattive, abuso di alcol, gioco azzardo: le campagne informative hanno un elevato potenziale informativo e normativo; normativo nel senso di fare pressione sociale al fine di ridurre l’utilizzo di droghe. Purtroppo sovente sono inutili. È fondamentale che le campagne informative utilizzino un approccio scientifico nella progettazione e anche nella valutazione. Attenzione poi al mondo della notte, mondo fondamentale come setting di prevenzione e riduzione del danno;

Se in merito alle altre sostanze (droghe, psicofarmaci, sostanza dopanti) un certo allarme sociale esiste sempre, – si legge ancora nel documento – l’abitudine al gioco d’azzardo è passata quasi priva di attenzione, almeno finché non si sono messe in evidenza situazioni di vera disperazione che coinvolgono le intere famiglie e hanno una ricaduta nei Servizi sociali. La nostra proposta è di diffondere una vera e propria consapevolezza dei rischi che comporta il consumo degli alcolici (spesso propedeutico al passaggio ad altre sostanze), delle droghe e del gioco d’azzardo. Alcuni anni fa la Regione Veneto ha adotta o un documento dal titolo “Alcol, non solo cura ma cultura”, il cui contenuto è stato attuato solo in parte, ma che potrebbe essere ripreso almeno nelle parti in cui impegna le amministrazioni pubbliche a non sostenere iniziative nelle quali si incentivi il consumo di alcolici. Per quanto riguarda il gioco d’azzardo una prima risposta, che dovrebbe essere meglio coordinata, ha visto protagonisti alcuni Comuni che hanno adottato un Regolamento specifico comunque positivo. Le politiche sul gioco d’azzardo hanno un finanziamento specifico, (DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 13 del 10 gennaio 2023 Presa d’atto dell’approvazione del “Piano Operativo Regionale per il contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico: programmazione annualità 2021”); nella realtà questo comportamento spesso è associato al consumo di alcol e/o altre sostanze, oppure lo segue o anche lo precede. Le situazioni che vediamo nei nostri gruppi evidenziano bene questo. Ci chiediamo quindi se non sarebbe più opportuno affrontare in modo integrato le cosiddette dipendenze sia sul piano della prevenzione sia su quello del recupero. Ci permettiamo anche di ipotizzare che un approccio integrato potrebbe risultare meno costoso a livello economico ma anche di utilizzo del personale” concludono.

PressGiochi