18 agosto 2019
ore 19:42
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Pucci (Astro): “La scomparsa del gestore ora è (quasi) legge: chi farà la raccolta dal primo di gennaio?”

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“Dal “bozzone” (la c.d. bozza incompleta di decreto legislativo, attuativo della delega fiscale) alla Legge di stabilità, un solo obiettivo: l’eliminazione del gestore. Dalla condizione di “assoluta indispensabilità” con cui “un” T.I.R. può eventualmente esistere” (la formula usata dal “bozzone” per sostenere l’eliminazione di un soggetto che “non avrebbe mai avuto alcun titolo abilitativo o autorizzatorio”), alla “natura parassitaria” con cui il gestore viene descritto nella relazione tecnica all’emendamento governativo alla legge di stabilità, un solo dato si evince: l’unico problema del gioco lecito è il “gestore””. Sono queste le parole di Massimiliano Pucci presidente dell’associazione Astro e vicepresidente di Sistema Gioco Italia in Confindustria.

“La legge di stabilità – spiega Pucci – decreta che la filiera è “troppo lunga” per permettersi il contributo straordinario imposto al sistema legale di gioco, ovvero quei 500 milioni che (a conti fatti) incidono come svariati punti di PREU.
I calcoli, infatti, non sono difficili, visto che i primi 250 milioni li si deve versare ad aprile, e i secondi a ottobre, e visto che “non di PREU” si tratta, ma di decurtazione di ricavo che non altera il “monte” del residuo netto di gioco.
Al “concessionario” si affida il compito di rinegoziare gli aggi.
Due i “candidati” alla maggiore decurtazione.
I parassiti del sistema descritti nella relazione tecnica all’emendamento, ovvero i punti vendita (che però hanno il coltello dalla parte del manico, soprattutto nelle aree governate da divieto di nuove installazioni), e il gestore (che in caso di “mancata accettazione della rinegoziazione, si ritrova senza connessione).
Uno solo è “l’eroe” del sistema, ovvero quello “scassettatore” che lavora per il concessionario senza essere proprietario delle macchine, e che garantisce la continuità di sistema senza “rendite di posizione”, ricevendo “solo” remunerazione per lavoro.
Siamo quindi passati dalla “cinica arguzia” finalizzata a cancellare una realtà imprenditoriale attraverso un nuovo modello giuridico (il c.d. bozzone), alla denigrazione di una categoria, grazie alla quale si può negare il suo diritto al ricavo, e quindi la sua dignità imprenditoriale.
Tutto finito allora ?
Dal primo di gennaio 2015 i “padroni” del territorio, ovvero i gestori che hanno creato l’attuale rete distributiva degli apparecchi da gioco lecito, e che hanno il rapporto diretto con l’esercente, dovranno decidere se lavorare senza ricavi, garantendo allo Stato continuità di raccolta, oppure attendere che un minimo di dignità sia loro riconosciuta.
Il gestore ha creato il mercato (dal 2004 al 2009), ha generato il “parco macchine” comprandolo o ricambiandolo 4-5 volte, garantendo funzionalità a congegni che richiedono quotidiana assistenza, e flusso costante di PREU.

Senza il gestore, il “PREU” non arriva al Concessionario, e da esso allo Stato, e senza ricavi le aziende di gestione non possono raccogliere. Su questa base è nato il riconoscimento del gestore (dal mercato all’Ordinamento Giuridico), e su questa base lo si dovrà difendere, mettendo al primo posto la dignità imprenditoriale di una categoria che ha generato proprio quel circuito da cui oggi si pretendono nuove e straordinarie risorse. Di assenza di dignità “si muore”, così come sta morendo “il lavoro” in Italia, dopo che si è pensato di “non accordarvi più la dignità pensata dai padri costituenti”, ma solo valenza numerico-statistica”.

 

PressGiochi

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