20 Settembre 2020 - 07:17

Lottomatica: la tassa da 500 milioni alle slot sarà traslata sui rivenditori

I giochi di Gtech, l’ex Lottomatica, entrano nel vivo nei primi mesi del 2015. Da una parte, infatti, il gruppo controllato dalla famiglia De Agostini sta gestendo il complesso matrimonio

26 Gennaio 2015

Print Friendly, PDF & Email

I giochi di Gtech, l’ex Lottomatica, entrano nel vivo nei primi mesi del 2015. Da una parte, infatti, il gruppo controllato dalla famiglia De Agostini sta gestendo il complesso matrimonio con l’americana International Game Technology (Igt). E, dall’altra, è alle prese con l’avvio dell’operatività di Lottomatica Holding, la società nata a ottobre e con quartier generale a Roma, che gestirà il delicato business delle concessioni statali e presso la quale saranno assunti i circa 1.800 dipendenti italiani sugli oltre 8.800 complessivi. Quanto all’integrazione internazionale, il tabellino di marcia di Gtech prevede che la fusione con Igt, gruppo attivo nel settore dei casinò e del social gaming con sede a Las Vegas, possa essere completata entro la prima metà del 2015.

Come riporta La Repubblica.it, l’accordo di nozze, sottoscritto dalla società italiana lo scorso luglio, prevede che Gtech e Igt confluiscano in una holding di nuova costituzione, che intende quotarsi a New York e con base nel Regno Unito (la sede legale del gruppo sarà trasferita a Londra) e divisioni operative a Las Vegas, Providence e Roma. A seguito della fusione, come comunicato il 10 dicembre, hanno esercitato il recesso tanti soci rappresentanti l’11,3% del capitale (sotto quel 20% che avrebbe compromesso la fusione), pari a quasi 19,8 milioni di titoli, che sono stati liquidati a 19,174 euro per azione, per un controvalore complessivo di quasi 380 milioni. A ben vedere, il prezzo di recesso appetibile perché in Borsa le azioni della Gtech non vedono quota 19 euro da luglio, mese in cui è stata annunciata la fusione col gruppo americano.

Di più: nell’ultima settimana di Borsa i titoli, che il 21 gennaio hanno pagato un acconto sul dividendo di 75 centesimi, sono persino scesi sotto quota 17 euro, sempre più lontani dai quasi 24 dello scorso marzo, che rappresentano il massimo degli ultimi dodici mesi. Le quotazioni di Borsa spiegano anche perché, con adesioni allo 0,3%, sia stata un flop la recente offerta in opzione agli attuali azionisti dei titoli oggetto di recesso, a 19,174 euro l’uno. A questo punto, Gtech, guidata dall’amministratore delegato Marco Sala, dovrà decidere se riacquistare le azioni rimaste invendute, ossia quasi tutti i 19,8 milioni del recesso, o se rioffrirle ai soci, comprendendo l’acconto sul dividendo. Gli analisti di Kepler Cheuvreux, per esempio, proprio in virtù delle quotazioni di Borsa compresse, si aspettano che questi titoli vengano cancellati, operazione che dovrebbe tradursi in circa 380 milioni di ulteriore debito. Da ricordare che a fine settembre Gtech presentava un indebitamento complessivo pari a 2,89 miliardi. Se così fosse l’operazione, grazie proprio alla cancellazione dei titoli, avrebbe l’effetto positivo di accrescere l’utile per azione, nell’ordine del 5 per cento.

Tra le questioni con cui, in questa fase, Gtech deve fare i conti, gli esperti di mercato indicano anche le novità appena introdotte dalla legge di Stabilità. A cominciare dalla tassa da 500 milioni sulle slot machine, che tuttavia, a detta degli analisti, il gruppo dei giochi dovrebbe in gran parte riuscire a trasferire sui rivenditori, con un aggravio finale sui propri conti inferiore a 20 milioni. Diversa la faccenda per il Lotto, di cui Gtech è concessionaria ininterrottamente dal 1993 e che scadrà nel giugno del 2016. La legge di Stabilità ha, innanzitutto, fissato al 2015 l’asta per l’assegnazione del gioco, con una base di offerta di 700 milioni. Una cifra che, sebbene sia suddivisa in più tranche, ha superato di gran lunga le attese degli addetti ai lavori, alcuni dei quali avevano stimato 400 milioni, quasi la metà. «Pochi hanno le spalle abbastanza larghe per permettersi un esborso tale, a meno che due società non decidano di unire le forze», dice un analista che segue Gtech ma preferisce restare anonimo. «È chiaro – nota un altro esperto – che, anche con una gara, partirà avvantaggiata Gtech, concessionaria da oltre vent’anni». Inoltre, la legge di Stabilità ha lasciato sostanzialmente invariato l’aggio, ossia il compenso che va al concessionario, al 6%, riducendolo di appena 0,36 punti percentuali, mentre in molti si sarebbero attesi un taglio più drastico al 4-5 per cento. Un altro tema che ha sollevato dubbi è che la legge di Stabilità concede la possibilità di gareggiare all’asta per il Lotto a operatori europei, allargando al di fuori dell’Italia la platea di coloro che possono aggiudicarsi una concessione statale. Qualcuno ha letto tra le righe della decisione un modo per favorire Gtech, che per l’appunto sta trasferendo la sede legale a Londra. Anche per far fronte a queste critiche, la società dei giochi che fa capo alla famiglia De Agostini ha dato vita alla controllata Lottomatica Holding, guidata dall’ad Fabio Attilio Cairoli, che avrà in carico le concessioni (un ramo dovrebbe essere dedicato al solo Lotto e un secondo alle altre, tra cui il Gratta e Vinci) e pagherà in Italia le tasse sui proventi di questo business. Presso questa società, inoltre, dovrebbero essere assunti i circa 1.800 lavoratori italiani, in gran parte metalmeccanici, per i quali si dovrebbe continuare a rispettare il contratto di categoria. Ora, però, il problema è che la principale attività di Lottomatica Holding, sulla base di quanto trapelato, sarà il gioco del Lotto, per il quale si stima una raccolta sui 6,3 miliardi l’anno (uguale alla cifra che risulta dal bilancio di Gtech del 2013), che dovrebbe garantire al concessionario ricavi per circa 380 milioni. Ma se, con la gara del 2016, il gioco dovesse essere assegnato a qualcun altro, il bilancio della neonata Lottomatica Holding non potrebbe che risentirne. Insieme con la forza lavoro italiana.

PressGiochi