07 Ottobre 2022 - 05:27

Loot box: in UK non sono gioco d’azzardo

A seguito di una consultazione durata quasi due anni, il governo britannico ha deciso che le loot box nei videogiochi non saranno vietate ai sensi del Gambling Act o regolamentate

19 Agosto 2022

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A seguito di una consultazione durata quasi due anni, il governo britannico ha deciso che le loot box nei videogiochi non saranno vietate ai sensi del Gambling Act o regolamentate attraverso altre modifiche legislative.

La questione è stata a lungo controversa. Mentre la Gambling Commission già nel 2017 aveva ha chiarito che le loot box non costituivano gioco d’azzardo, il Dipartimento per il digitale, la cultura, i media e lo sport (DCMS) ha voluto vederci chiaro, lanciando per l’appunto una consultazione nel settembre 2020. Nll’aprile scorso, Julia Lopez (allora ministro dei media, dei dati e delle infrastrutture digitali) si incontrò con le parti interessate avvertendo che, se i problemi posti dalle loot box non fossero affrontati attraverso l’autoregolamentazione, rendendole non disponibili ai minori di 18 anni, allora sarebbe stata introdotta una nuova disciplina, attraverso il Gambling Act o attraverso la legislazione sul gioco d’azzardo o l’Online Safety Bill. Tuttavia, il mese scorso il governo ha detto chiaramente di non voler procedere tramite modifiche normative, scegliendo un approccio guidato dal settore che permetta di affrontare il problema alla radice. In particolare le misure previste comprendono:

  • Utilizzo dei controlli parentali, come limiti di spesa, e politiche di rimborso;
  • le società produttrici e distributrici dei giochi devono fornire informazioni a giocatori e genitori su come le loot box vengono distribuite, insieme a strumenti e controlli per mitigare i rischi;
  • creare meccanismi di reclamo per proteggere i giocatori che spendono importi sproporzionati in loot box e rimborsare i giocatori che non hanno accesso a controlli o informazioni sulla spesa sufficienti;
  • collaborare con le parti interessate del settore per lanciare un “Quadro di ricerca sui videogiochi” al fine di aiutare gli orani politici e gli sviluppatori di giochi a ridurre il rischio di danni per i giocatori.

La decisione arriva nonostante l’Immersive and Addictive Technologies Report del 2019 abbia dimostrato  un’associazione “coerente” tra loot box e gioco problematico. Chi è a favore dell’azione legislativa rispetto a quella guidata dall’industria ha paragonato le loot box alle slot machine sulla base del fatto che entrambe producono una distribuzione casuale di premi che hanno un valore variabile. Allo stesso modo, gli effetti visivi e sonori delle loot box associati alle ricompense sono stati paragonati ai prodotti di gioco d’azzardo che innescano una spinta al gioco in un modo dannoso per bambini e giovani adulti. Queste argomentazioni riflettono la posizione assunta in Belgio, dove le loot box sono classificati come prodotti di gioco d’azzardo.

Tuttavia, l’esito della consultazione ha confermato che i loot box non sono considerati prodotti di gioco d’azzardo e pertanto non saranno regolamentati dal Gambling Act 2005 per i seguenti motivi:

  • non hanno valore monetario al di fuori di un gioco e le ricompense delle loot box non possono essere scambiate con denaro reale, il che significa che i giocatori non possono tecnicamente “incassare” come farebbero nel gioco d’azzardo;
  • non hanno un “rendimento di gioco lordo” su cui basare le tasse sul gioco;

Tenendo presenti tutte le opinioni, è sorprendente che il governo abbia adottato un approccio guidato dall’industria nell’adozione di azioni legislative. Tuttavia, se si considera l’ulteriore ritardo del Libro bianco sul gioco d’azzardo e della revisione della legge da parte del governo, è forse prevedibile che questo non abbia bisogno di un’altra revisione legislativa sulla sua scrivania. Tra l’altro, bisogna osservare che qualora il controllo sulle loot box dovesse finire sotto l’egida della Gambling Commission, bisognerebbe prevedere un’estensione significativa del budget a sua disposizione. Adesso, i ministri competenti dovrebbero avviare le discussioni con le parti interessate del settore tramite un gruppo di lavoro, con il primo aggiornamento previsto per l’inizio del 2023.

 

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