28 Settembre 2020 - 07:02

Intimidazione degli amministratori locali. Per il Senato una delle cause è relativa alle richieste di apertura di sale giochi

La Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali ha ieri approvato una relazione finale sull’attività della commissione. Nel corso delle audizioni e delle missioni svolte

27 Febbraio 2015

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La Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali ha ieri approvato una relazione finale sull’attività della commissione. Nel corso delle audizioni e delle missioni svolte dalla Commissione è emerso che uno dei  possibili moventi degli atti di intimidazione ai danni degli amministratori locali può essere ravvisato nelle dinamiche e nelle richieste di autorizzazioni che si rendono necessarie per l’apertura di sale da gioco sul territorio e per l’installazione di apparecchi all’interno di esercizi commerciali pubblici.

Come riporta la relazione – L’ordinamento vigente, nonostante i moniti della Corte costituzionale, non prevede una disciplina organica relativa al settore del gioco.

La legislazione vigente – che, tra l’altro, assegna all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la gestione del comparto del gioco pubblico e la verifica degli adempimenti cui sono tenuti i concessionari e tutti gli operatori legittimati ad operare – ha consentito sul territorio nazionale un

crescente aumento della offerta di gioco d’azzardo, attraverso, da un lato, l’apertura di sale da gioco o di agenzie di scommesse e, dall’altro l’installazione di slot machines e di sistemi di videolottery all’interno degli esercizi commerciali. A questo, si aggiunga lo sviluppo del cosiddetto gioco d’azzardo on line, realizzato mediante l’attivazione di specifici siti internet, spesso collegati a server posizionati in paesi esteri la cui normativa tende a tutelare al massimo la privacy dei proprietari, rendendo in tal modo complesso il lavoro investigativo e di accertamento.

La lucratività del mercato del gioco d’azzardo e la possibilità di utilizzare tali attività per il riciclaggio di denaro hanno reso tale settore evidentemente attrattivo per le organizzazioni criminali di stampo mafioso e in particolare della camorra e della ‘ndrangheta. L’espansione del mercato del gioco d’azzardo ha poi determinato l’aumento dei casi di persone riconosciute affette da una nuova forma di dipendenza, denominata “Gioco d’azzardo patologico” (Gap).

Di fronte a questo preoccupante scenario, aggravato dalla segnalata assenza di una legge nazionale organica in materia di regolamentazione del gioco d’azzardo, gli enti locali, privati di qualsiasi potestà di intervento diretto sul tema ma, allo stesso tempo, responsabili di una serie di atti amministrativi finalizzati alla concessione della licenza di apertura delle sale gioco, hanno cercato di far fronte alla situazione descritta intervenendo con delle misure di tipo amministrativo che, in diversi casi, sono state successivamente annullate dalla giustizia amministrativa. Emerge chiaramente, dunque, il consistente squilibrio tra le responsabilità formali in materia – dovute in buona misura alla competenza ad emanare una serie di atti endo-procedimentali – da una parte, e le competenze sostanziali che non permettono di decidere effettivamente sugli esiti dei vari procedimenti.

In tale situazione, com’è facilmente intuibile, gli amministratori locali sono particolarmente esposti a pressioni e, altresì, a possibili intimidazioni e minacce, considerato che alcune loro decisioni vanno ad intaccare interessi finanziari, e non solo, particolarmente ingenti e delicati.

Con riguardo alla attività di inchiesta il problema del gioco è emerso per la prima volta nel corso dell’audizione del Ministro per gli affari regionali, la quale, anche alla luce della sua diretta esperienza di sindaco, ha evidenziato come spesso l’amministratore locale venga minacciato a causa delle proprie scelte amministrative che possono consistere anche nel fare “la lotta alla lobby delle slot machine”. Il Ministro, inoltre, ha segnalato alla Commissione la situazione emblematica del comune di Pavia, dove al perseguimento da parte dell’amministrazione di politiche di contrasto al gioco d’azzardo, hanno fatto seguito gravi e reiterati episodi intimidatori ai danni degli amministratori.

Successivamente nel corso del sopralluogo a Portici (NA), l’assessore al turismo e allo sviluppo, nel riferire in ordine alle possibili ragioni degli atti intimidatori subiti, ha segnalato le recenti iniziative portate avanti dal suo assessorato in Consiglio comunale e volte a contrastare il gioco d’azzardo.

Ulteriori elementi per l’inquadramento del fenomeno sono stati acquisiti nel corso della missione svolta a Cardano al Campo (VA). In quella occasione, la sindaca di Corsico, nel dare conto delle numerose misure intraprese dal Comune- fra cui l’apposizione di ostacoli all’apertura, l’effettuazione di reiterati controlli e la chiusura di esercizi commerciali- per “impedire l’installazione di nuove sale giochi”, ha sottolineato come proprio a tali interventi si ricolleghino gli atti minatori e le campagne diffamatorie subiti. L’audita, quindi, nel denunciare i costi in termini sociali connessi alle ludopatie, ha riferito del numero sempre più crescente di persone anziane e socialmente fragili che, impoverite dalla pratica del gioco d’azzardo, si rivolgono ai servizi sociali. La sindaca poi ha rappresentato alla Commissione  l’iniziativa intrapresa con le associazioni Legautonomie e a “Terre di Mezzo”, che ha portato alla redazione del “”Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”.  Documento questo, sottoscritto da più di 150 Comuni, con il quale gli amministratori chiedono di avere più poteri di programmazione, controllo e ordinanza per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo e limitare le conseguenze sociali sui territori che amministrano. Insieme al Manifesto, ha sottolineato l’audita, è stata lanciata anche una petizione finalizzata a chiedere al Parlamento l’approvazione di una legge quadro nazionale di iniziativa popolare sul gioco d’azzardo.

Sempre nel corso della stessa missione, un’ulteriore preoccupazione, riguardante soprattutto la diffusione delle slot machine, è stata manifestata dall’assessore del Comune di Novara. A fronte di questa situazione, l’ente ha emanato un’ordinanza che, a differenza di altre, ha superato il vaglio della giustizia amministrativa, con la quale sono state stabilite le distanze e gli orari di accensione delle macchinette da gioco. L’audita ha poi segnalato che il Comune,  attraverso l’impiego degli agenti della polizia municipale e del personale dell’ufficio commercio, ha iniziato una mappatura delle slot machine presenti sul territorio svolgendo, contemporaneamente, dei controlli all’interno di alcuni esercizi pubblici insieme alla Guardia di Finanza. Inoltre, in collaborazione con l’ASL locale, ha riferito l’assessore, il Comune di Novara ha attivato un servizio di assistenza e un numero telefonico gratuito, funzionante durante il fine settimana, e specificamente dedicato alle persone malate, o che rischiano di ammalarsi, di ludopatie.

Infine nell’ambito del sopralluogo in Emilia-Romagna, il questore di Bologna ha affermato che il gioco è il settore verso il quale si stanno spostando sempre di più gli interessi della criminalità organizzata. Inoltre, dalle testimonianze riportate dal questore di Piacenza, Calogero Germanà e dal questore vicario di Ravenna è emerso che nell’attività legata alla gestione del gioco d’azzardo vi sono fenomeni di infiltrazione mafiosa e l’organizzazione criminale più attiva è la ‘ndrangheta calabrese, la quale mette in campo una serie di attività di schermatura, tra le quali si rammentano l’utilizzo di prestanome dalla fedina penale pulita e il collocamento della sede fiscale dell’impresa in una provincia, mentre la successiva attività operativa si svolge nel territorio di una provincia limitrofa. I citati questori hanno altresì denunciato la difficoltà di comprendere il vissuto delle persone che si presentano negli uffici comunali e delle questure per chiedere le autorizzazioni necessarie per poter operare nel campo del gioco d’azzardo. Il responsabile dell’Area ricerca progettazione e valutazione su progetti sicurezza urbana e prevenzioni criminalità del Servizio politiche della sicurezza e della polizia locale della Regione Emilia-Romagna ha, infine, segnalato che, per cercare di ovviare alle problematicità connesse al gioco, una legge regionale del 5 luglio 2014 ha previsto l’istituzione – ad oggi non ancora realizzata di un Osservatorio per il monitoraggio del fenomeno.

 

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