02 Marzo 2024 - 15:19

Enada Workshop. Distante (Sapar): “Il settore del gioco ha bisogno di esser riordinato nel suo complesso. No a frammentazioni”

Oggi si tiene a Roma ‘Enada Workshop’, l’evento autunnale che giunge quest’anno alla sua seconda edizione nella quale l’associazione Sapar, insieme ad IEG, ritaglia un momento di incontro interno al

22 Novembre 2023

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Oggi si tiene a Roma ‘Enada Workshop’, l’evento autunnale che giunge quest’anno alla sua seconda edizione nella quale l’associazione Sapar, insieme ad IEG, ritaglia un momento di incontro interno al settore per lanciare un messaggio alle istituzioni sulla necessità di regolamentare in maniera corretta tutto il mercato.

Ad aprire l’evento il presidente Sapar, Domenico Distante che ha ricordato: “Serve un riordino generale per tutto il settore degli apparecchi da intrattenimento. Non un riordino frammentato. Serve fare distinzione tra il gioco legale e quello illegale. Come associazione abbiamo sempre cercato il confronto con le istituzioni. Come operatori siamo sempre molto attenti ai temi legati ai rischi del gioco e delle dipendenze. Non possiamo svolgere un ruolo assegnatoci dallo Stato con vergogna”.

In collegamento il Sen. Mario Turco (M5S): “Abbiamo sempre sostenuto il tema della sicurezza e della legalità nel gioco. Quello della ludopatia – ha detto – è un problema che non si può dimenticare. Oggi come forza politica dobbiamo affrontare il problema del gioco illegale, basti pensare ai recenti casi di cronaca legata al calcio e alle scommesse illegali. Non possiamo negare questa realtà. Nell’anno 2022 le entrate tributarie del gioco si sono ridotte del 40%. Il tema da affrontare quindi è anche quello legato al contrasto del gioco illegale.

Dobbiamo usare la tecnologia e gli strumenti di natura finanziaria per vietare i trasferimenti di denaro al gioco illegale. Confidiamo nelle piccole e medie imprese che devono essere coinvolte nel tutelare il gioco legale e contrastare le dipendenze. Puntare sulla formazione per creare un sistema di contrasto”.

Ad intervenire all’evento Alessandro Bertoldi dell’istituto Milton Friedman. “Quello che lamentiamo come istituto è che la discussione sul gioco sia risolta dai singoli partiti che devono prendere una linea prevalente sul tema. Nessun partito ha una posizione chiara e definita. La storia ci insegna che il proibizionismo non può essere la scelta giusta, è necessaria una visione diversa da quella di vietare il gioco visto come comportamento umano che va regolato”.

Secondo Mirco Carloni della Lega: “Il tema vero è che il gioco terrestre delle slot machine posizionate nel bar non sarà mai al passo con i giochi virtuali e legati agli sviluppi della tecnologia. Le istituzioni devono cercare di fare in modo che il gioco digitale sia regolato come quello terrestre e fare in modo che gli imprenditori del gioco fisico non siano discriminati. Non è giusto parlare di ludopatia associandola alle attività legali che offrono gioco. Mentre spesso non si riescono a risolvere i danni provocati dal gioco online. Il gioco è un’attività che va concessa con regole giuste, responsabilizzando gli esercizi pubblici che svolgono un importante ruolo di presidio”.

“Nei confronti del settore – ha dichiarato Alessandro Colucci (Noi moderati) – il centrodestra ha mostrato apertura. Sicuramente ci sono molte questioni da affrontare. Non possiamo dimenticare che anche se proibito il gioco viene praticato ugualmente, in maniera illegale. L’importanza della piccola impresa sta proprio nella vicinanza con il giocatore e nel ruolo di sostegno che si può ricoprire. Pensiamo invece che il gioco online tende ad isolare il giocatore. E’ opportuno che nella delega fiscale che dovrà realizzare la grande rivoluzione fiscale sia seguita da decreti attuativi. Errato dare però priorità al gioco online. Dobbiamo invece are forza alle aziende del settore e indirizzare parte delle risorse alla formazione per garantire l’attività delle imprese sul territorio. Serve quindi giusta attenzione a chi svolge un ruolo sociale e culturale”.

 

Presenti all’evento i presidenti delle altre associazioni del gioco come Geronimo Cardia di Acadi che ha affermato: “Serve un riordino complessivo. Lo hanno detto tutte le persone intervenute oggi. Serve un intervento su tutte le verticali distributive del sistema, perché intervenire prima su un settore rispetto ad un altro potrebbe sfalsare l’equilibrio delle altre parti del sistema. Serve una riforma organica che impedisca la follia dell’applicazione dei distanziometri e differenti tra le varie regioni che tanti danni hanno fatto alle piccole e medie imprese”.

“La principale garanzia di legalità – ha aggiunto Cardia – è l’offerta generalista rappresentata, sui territori, da bar e tabacchi. Parliamo di 75.000 punti in ben 6.044 dei 7.901 comuni italiani. Bar e tabacchi che assicurano la presenza di prodotti di gioco di Stato, un gettito erariale da emersione degli apparecchi  sviluppato con le sale di 5,9 miliardi di euro e che con le altre offerte del territorio danno lavoro a 140.000 occupati. Una garanzia che consente la tutela dell’ordine pubblico sui territori e contrasta il riciclaggio proveniente da attività criminose”.

“Sulla delicata e importante questione del Disturbo da Gioco d’azzardo – ha continuato – Acadi si è impegnata concretamente sottoscrivendo con la Società Italiana di Psichiatria Sociale (SIPS) un Protocollo di intesa per lo sviluppo di iniziative scientifiche per la prevenzione ed il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo, per combattere in maniera efficace questo grave fenomeno. Solo il comparto del gioco pubblico fornisce queste garanzie fondamentali per lo Stato e la legalità. Per questo il presidio dei territori, così come del web, da parte dello Stato deve essere tutelato. Se lo Stato arretra, si finisce per favorire l’illegalità. Se il territorio viene penalizzato anche solo indirettamente, si finisce per favorire l’illegalità, per perdere gran parte del gettito e dell’occupazione.

“Pertanto il riordino, anche nella sua fase di attuazione, deve riguardare l’intero comparto e non solo una parte di esso. Proprio perché quando si mette mano alle regole si deve avere ben chiaro che le conseguenze che si possono determinare rischiano di essere in concreto controproducenti se si riflettono su altre verticali distributive del gioco.  Senza tenere conto di questi aspetti verrebbero pregiudicati gli interessi costituzionali attualmente tutelati principalmente dalla rete generalista , ha concluso Cardia.

“Il riordino del settore dei giochi – ha detto Emmanuele Cangianelli di Egp Fipe –  si deve fare e dobbiamo fare di tutto affinché sia realizzabile. Va fatto semplicemente perché dopo venti anni ci sono luoghi comuni che la politica non riesce a superare. Servono distanziometri dai ‘luoghi comuni’ non dai luoghi sensibili. Basti considerare solo l’importanza del gettito che si lega al tema della sicurezza dell’offerta e della legalità. La questione è di metodo. Non possiamo andare avanti a bozze. Si dovrebbe adottare il metodo della consultazione pubblica nella quale ogni parte interessata può intervenire con le proprie idee e contributi. Tutte queste proposte messe insieme dal regolatore pubblico deve portare alla redazione di un testo”.

Secondo Gennaro Parlati, di SGI, il settore deve fare un passo avanti: “Il riordino dovrebbe rappresentare la consacrazione del settore. Si dovrebbe mettere a frutto tutto il lavoro fatto negli ultimi 20 anni. Chi meglio di un barista può individuare un giocatore problematico? Non certo un telefonino… Determinati approcci normativi vanno fatti nella globalità. Ora dobbiamo avere la forza di fare il salto di qualità per pretendere una riforma altrimenti non potremo farlo mai più” ha concluso.

 

“Quella tra tabacchi e giochi – ha affermato Emilio Zamparelli di STS FIT – è una collaborazione fondamentale iniziata dal dopoguerra. Il gioco legale è nel nostro Paese considerata una attività importante per i numeri che realizza. Ultimamente purtroppo si combatte il gioco in maniera indistinta, senza distinzione tra legale e illegale. Quello che manca è un po’ di memoria per capire i passi fatti nel nostro Paese. Con il nostro lavoro abbiamo tolto entrate alla criminalità, dimentichiamo che le scommesse legali ci sono sempre state ma prima venivano raccolte nella clandestinità.

Diamo valore alla rete legale altrimenti l’illegalità prende il sopravvento. Aiutiamo le aziende a poter operare. Le fasce orarie sono fuori dal tempo in un momento in cui le distanze sono annullate dalla tecnologia. Non si considera il fatto che in un momento in cui le attività chiudono e le città si desertificano sia la politica ad imporre la chiusura delle attività sane”.

 

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