24 Settembre 2020 - 18:01

Dona (Unc): “Difendersi dall’azzardo non significa demonizzare il gioco”

“Siamo chiamati a maggiore responsabilità per evitare che chi ancora gioca per diletto cada nella trappola del vizio e aiutare chi, purtroppo, ne è già vittima”. Massimiliano Dona, Segretario generale

02 Febbraio 2015

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“Siamo chiamati a maggiore responsabilità per evitare che chi ancora gioca per diletto cada nella trappola del vizio e aiutare chi, purtroppo, ne è già vittima”. Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori e la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, autori del libro “Gioco d’azzardo. Difendersi si può” (Minerva Edizioni), presentato ieri sera a Roma, sono concordi nel definire il gioco d’azzardo  una vera iattura che miete ogni giorno nuove vittime. “Mai come negli ultimi anni -ha dichiarato ieri l’avvocato Dona- agli sportelli della nostra associazione sono arrivate così tante lettere di persone cadute nella rete dell’azzardo o preoccupate per la deriva di un familiare: il motivo probabilmente è da ricondursi alla maggiore facilità con cui oggi è possibile giocare (basta un telefonino e la connessione Internet), ma anche perché il clima di incertezza sviluppa alti livelli di stress e ansia e le persone cercano soluzioni all’esterno, tentando una vincita che risolva le paure”.

I numeri, d’altra parte, bastano da soli a spiegare la portata del fenomeno: nel 2011, come si legge nel libro, in Italia la raccolta del gioco d’azzardo è stata di quasi 80 miliardi di euro, circa il 5 per cento del Prodotto Interno Lordo nazionale: il 56,3 per cento del fatturato totale è stato raccolto da slot machine e video-lotterie, il 12,7 per cento dai Gratta e Vinci, l’8,5 dal Lotto, il 4,9 dalle scommesse sportive, il 3 per cento dal Superenalotto, e il rimanente da bingo e scommesse ippiche. Non solo: esiste anche una geografia del gioco patologico per cui in Abruzzo e nel Lazio si registrano i picchi di spesa, mentre è la Basilicata la regione più virtuosa. (Dati: Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato)

Ma difendersi dall’azzardo non significa demonizzare il gioco: finché si mantiene nei termini di una tranquilla frequentazione all’interno delle nostre decisioni e possibilità, esso può svolgere un ruolo ricreativo e ludico assolutamente positivo. Purtroppo non sempre è così e, come rileva lo studio realizzato da Eurodap (l’associazione europea per il disturbo da attacchi di panico di cui Paola Vinciguerra è Presidente),  il gioco d’azzardo per 1 italiano su 2 è diventata un’esperienza emotiva insostituibile destinata a trasformarsi in qualcosa di più serio, in una forma di compulsività tale da provocare nei giocatori e nelle loro famiglie pesanti ripercussioni.

Secondo il sondaggio, al quale hanno risposto 850 persone tra i 25 e i 65 anni, il 20 per cento del campione ha le caratteristiche di un patologico grave, ossia si tratta di persone che non riescono a sottrarsi al gioco; il 30 per cento è patologico (siamo in presenza di una malattia legata al gioco). Il 20 per cento del campione è risultato a rischio nel senso che l’abitudine del gioco potrebbe facilmente diventare una malattia, mentre il 30 per cento del campione si è dichiarato giocatore occasionale.

Cosa fare dunque per arginare il fenomeno? “E’ fondamentale considerare l’aspetto socio-sanitario del gioco d’azzardo -afferma la dottoressa Vinciguerra- sia per tutelare i cittadini ma anche per limitare la spesa del Servizio Sanitario Nazionale che si trova a dover affrontare la diffusione dell’azzardo patologico. Dobbiamo riuscire a mantenere l’attività del gioco entro i limiti della normalità, con tutta una serie di accorgimenti e prevenzione fatta attraverso corsi, sostegno, informazione e una comunicazione corretta”.

Anche Massimiliano Dona sottolinea l’importanza della comunicazione: “In diverse circostanze e anche con una mozione parlamentare nel 2012, siamo intervenuti sul tema dell’invadenza pubblicitaria che va seriamente regolamentata a cominciare da alcuni divieti di pubblicizzare certe forme di gioco. In generale, va garantito il diritto per i consumatori di essere informati sulle reali possibilità di vincita (in forma comprensibile, sulla base di un’analisi certificata da organismi pubblici o provati, indipendenti dai concessionari). Negli anni, infatti, abbiamo denunciato all’Autorità Antitrust e all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria numerosi spot che, puntando su testimonial simpatici e rassicuranti, incoraggiavano le giocate spingendo le persone a tentare la sorte, senza tenere conto che per ogni vincitore si contano innumerevoli sconfitti.

Ci auguriamo, in ogni caso, che la Delega fiscale che a  breve dovrebbe riformare il sistema, corregga alcuni punti che fino ad oggi ci sono apparsi lacunosi, razionalizzando la pressione fiscale su tutte le tipologie di gioco e prevedendo delle serie misure di contrasto al gioco patologico”.

PressGioco