03 Febbraio 2023 - 11:53

Corte di giustizia tributaria annulla pretesa di 338mila euro a carico di un consulente dell’Oia Service limited, gestore dei marchi Betaland e Enjoybet

All’agente, difeso dall’avvocato tributarista Alessandro Dagnino, che guida Lexia Avvocati, era stato contestato un maggior reddito collegato alla presunta raccolta illegale di scommesse operata dalla società maltese

25 Gennaio 2023

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L’accertamento promosso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un presunto “master” della società Oia Services limited è nullo perché non si può fondare unicamente su controlli di tipo indiziario compiuti dalla Guardia di Finanza sulla società.

A deciderlo è stata la Corte di giustizia tributaria di primo grado di Cagliari, decidendo il ricorso di uno dei tanti consulenti della piattaforma che gestisce i marchi Betaland e Enjoybet. All’uomo, difeso dagli avvocati Alessandro Dagnino e Antonino Calcò, rispettivamente socio cofondatore e associato di Lexia Avvocati, è stata così annullata una pretesa fiscale di 338mila euro richiesti a titolo di Irpef e Irap per il 2015.

Pur nella sua complessità, il caso è rilevante perché stabilisce principi che possono estendersi ai tanti presunti master dell’Oia Service limited che si sono visti recapitare accertamenti in cui veniva contestato un maggior reddito collegato ad una raccolta illegale nel settore del gioco e delle scommesse che sarebbe stata operata dalla società maltese.

Dopo la verifica fiscale della guardia di Finanza sul quadriennio dal 2015 al 2018 in cui sarebbe emersa la presunta raccolta illegale operata dalla Oia Service limited, l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a contestare il reddito che avrebbero ottenuto di conseguenza i presunti “master”, che avrebbero collegato la piattaforma ai singoli centri scommessa.

Nel caso del consulente parte del processo, così, sulla base delle risultanze di un software della società, l’ufficio ha calcolato che l’Oia Service limited, nel 2015, ha raccolto grazie all’attività del contribuente oltre 7 milioni di euro e che quindi gli sarebbero spettati 353 mila euro di provvigione, pari al 5 per cento del denaro raccolto. Sulla base di queste presunzioni, così, viene nell’aprile 2019 viene emesso l’avviso di accertamento.

Nel ricorso, la difesa perorata dall’avvocato Dagnino mette in evidenza tutte le criticità della pretesa fiscale. L’atto si è formato sulla base di un verbale della Guardia di Finanza e dei dati di un software che sono stati utilizzati nel parallelo processo penale, nel quale l’uomo è difeso dall’avvocato Luigi Montagliani, che fa parte del pool di legali che stanno difendendo numerosi consulenti Oia.

Ebbene, i dati in questione non sono stati allegati all’accertamento e non sono stati messi a disposizione per la formulazione della difesa, inoltre si presumeva che il ricorrente avesse iniziato il suo rapporto nel 2015 mentre il contratto, in cui viene indicata la provvigione del 5 per cento, è del 2018. Infine una contestazione era basata sul metodo con il quale veniva calcolato l’utile del presunto master.

Due in particolare le ragioni che hanno portato la Corte di giustizia tributaria di primo grado di Cagliari ad annullare l’avviso di accertamento e la conseguente pretesa fiscale. La Corte, composta dai giudici Massimo Zaniboni (presidente), Marcello Rescigno (relatore) e La Brocca Vincenzo (giudice), ha ritenuto “che si versi in ipotesi di un apparato argomentativo del tutto inidoneo a dare conto delle ragioni dell’accertamento del maggior reddito non già per mancata allegazione dell’atto richiamato (o riproduzione più o meno sufficiente del suo contenuto), ma – prosegue la sentenza – di radicale ed originaria inesistenza di elementi di prova chiari e precisi, alla stregua di tutti gli atti in possesso del ricorrente alla data di notifica dell’atto impositivo impugnato”. Ci sono errori formali, quindi, ma soprattutto non ci sono prove circa la fondatezza degli elementi di fatto posti a base della pretesa tributaria.

“La sentenza – commenta l’avvocato Alessandro Dagnino –  è rilevante perché può riguardare numerosi operatori del settore delle scommesse, che versano in casi simili e che quindi hanno ricevuto una contestazione per maggiori redditi su presunzioni non provate e sulla base di atti che, nel mancato rispetto del diritto di difesa, non vengono messi a conoscenza del contribuente”.

 

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