25 Settembre 2020 - 17:33

Bando Monti? Tutto regolare, parola della Corte di Giustizia Europea

È una guerra infinita che dura da anni, quella che vede contrapposti da una parte la rete legale per la raccolta di giochi e scommesse e dall’altra i centri trasmissione dati

11 Febbraio 2015

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È una guerra infinita che dura da anni, quella che vede contrapposti da una parte la rete legale per la raccolta di giochi e scommesse e dall’altra i centri trasmissione dati che agiscono nel nostro Paese senza l’autorizzazione dello Stato.

In questo interminabile scontro, combattuto a suon di ricorsi e carte bollate, si è registrato un nuovo importantissimo successo a favore della legalità, che si aggiunge a quello di qualche mese fa col quale il Consiglio di Stato ha sottolineato che il sistema concessorio-autorizzatorio italiano non si pone in contrasto con l’ordinamento comunitario.

Questa volta la Corte di Giustizia Europea, con sentenza del 22 gennaio scorso, ha rigettato la posizione dell’allibratore straniero Stanley, riconoscendo le ragioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e, pertanto, del nostro sistema di rilascio delle concessioni per la raccolta del gioco.

Oggetto del contendere? Il Bando Monti del 2012, che prevedeva 2000 nuovi punti di raccolta di giochi pubblici, per consentire l’ingresso nel nostro Paese a società straniere che si ritenevano ingiustamente escluse dai precedenti Bandi Bersani del 2006 per la commercializzazione dei giochi.

Gli avvocati della Stanleybet hanno principalmente contestato la durata della nuova concessione, poiché inferiore rispetto a quella dei precedenti Bandi Bersani.

Era quindi discriminatorio anche questo secondo Bando? Non secondo i giudici di Strasburgo che, al contrario, hanno confermato l’esigenza di riordinare il sistema di raccolta nel nostro Paese attraverso un allineamento temporale delle scadenze delle concessioni previste nel Bando in questione.

Del resto le nuove concessioni hanno realmente una durata inferiore rispetto a quelle rilasciate nel 2006, ma sono anche meno onerose e impegnative per i partecipanti. Nessuna disparità di trattamento ma, semmai, un valido strumento che l’Italia aveva predisposto per consentire ai bookmaker stranieri di entrare questa volta dalla porta principale, nel nostro Paese.

La sentenza rappresenta, pertanto, un successo importante a favore della legalità, delle regole e del sistema concessorio nazionale. Anche il Sottosegretario con delega ai giochi del Ministero delle Finanze, on. Pier Paolo Baretta, ha evidenziato come tale pronuncia rappresenti “un rilevante passo in avanti, in quanto, stabilisce che lo Stato italiano si è mosso in coerenza con la legislazione europea. Ne esce, così, rafforzata la scelta di combattere il gioco irregolare”.

“A questo punto non esiste più alcun dubbio circa l’irregolarità dei CTD nel nostro Paese” commenta Giorgio Pastorino, Presidente Nazionale STS. “Alcuni bookmaker stranieri sono abituati a vedere l’Italia come terra di conquista, ma ora non ci sono più scuse: se non coglieranno l’ennesima occasione data loro con la Legge di Stabilità 2015 per mettersi in regola, lo Stato dovrà agire con forza”.

PressGiochi