09 dicembre 2019
ore 21:05
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Manifesto delle Regioni contro il gioco. Beccalossi: “Ampia condivisione di un tema che va affrontato anche da un punto di vista etico”

Si è aperto questa mattina in Regione Lombardia la Conferenza per la presentazione del Manifesto delle Regioni per la lotta al gioco d’azzardo in collaborazione con il Tavolo regionale dei capoluoghi lombardi. Viviana Beccalossi, assessore regionale al Territorio, dopo aver ringraziato gli oltre 400 partecipanti ha spiegato che questo evento vuole essere la Prima giornata nazionale dell’attività degli enti locali a contrasto al gioco patologico. “Noi vogliamo – ha dichiarato Beccalossi - dare vita ad un confronto. Siamo felici della partecipazione del sottosegretario con delega ai Giochi PierPaolo Baretta. La sua presenza è segno di dialogo costruttivo con il Governo. Il contrasto al gioco è il punto fermo della legislatura della nostra Regione. Gli enti locali spesso sono stati lasciati
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Manifesto delle Regioni contro il gioco. Beccalossi: “Ampia condivisione di un tema che va affrontato anche da un punto di vista etico”

Milano – Si è aperto questa mattina in Regione Lombardia la Conferenza per la presentazione del Manifesto delle Regioni per la lotta al gioco d’azzardo in collaborazione con il Tavolo regionale dei capoluoghi lombardi.

Viviana Beccalossi, assessore regionale al Territorio, dopo aver ringraziato gli oltre 400 partecipanti ha spiegato che questo evento vuole essere la Prima giornata nazionale dell’attività degli enti locali a contrasto al gioco patologico. “Noi vogliamo – ha dichiarato Beccalossi – dare vita ad un confronto. Siamo felici della partecipazione del sottosegretario con delega ai Giochi PierPaolo Baretta. La sua presenza è segno di dialogo costruttivo con il Governo. Il contrasto al gioco è il punto fermo della legislatura della nostra Regione. Gli enti locali spesso sono stati lasciati soli ad affrontare questa situazione.

In Regione, ci siamo decisi ad intervenire contro il gioco patologico dopo il fatto di cronaca accaduto davanti a Palazzo Chigi di un uomo, ludopatico, che ha sparato a due carabinieri. Da questo evento è nata nella giunta l’idea di intervenire sul fronte del gioco patologico, un problema molto sentito a livello regionale.

Anche se tutti i giorni si sentono casi di cronaca legati a questa patologia, questa malattia colpisce soprattutto i più deboli, i disoccupati, i giovani, gli anziani, i pensionati. Quindi abbiamo predisposto questa legge approvata all’unanimità.

La presenza di oggi di persone di ogni colore politico è la prova concreta che questo patto prosegue. La nostra legge introduce distanze di 500 mt per le slot machine dai luoghi sensibili, stop a nuove licenze e ai rinnovi, azioni socio assistenziali contenute in un piano condiviso con le Asl. In Regione Lombardia, una persona ludopatica viene tratta come una persona che ha qualsiasi altra dipendenza.

Ecco i risultati avuti nel 2014 dall’applicazione della legge in Lombardia:

ci sono 8000 slot in meno con un taglio del 12%; 283 Vlt in meno; 1283 esercizi che non hanno più macchinette; 2111 malati assistiti; 540 corsi di formazione organizzati con gli esercenti, 3milioni di euro erogati dalla regione per finanziare 68 progetti contro il Gap su territorio.

Regioni e enti locali sono consapevoli che 8 mld di euro l’anno di gettito fiscale non si possono cancellare ma riteniamo che si debba fermare questa tendenza che porta a considerare il gioco d’azzardo come un bancomat di Stato. Inoltre, curare questi malati ha un costo ed in politica dobbiamo parlare anche di etica e non solo di quadratura di conti.

 

Poi hanno preso la parola i rappresentati dei movimenti civili. Simone Feder del Movimento no slot ha dichiarato che attorno al giocatore ci sono in media sei persone che rischiano di ammalarsi. “Questo fenomeno ci metterà davvero in difficoltà. I parenti dei ludopatici hanno tendenza al suicidio a causa della enorme sofferenza provocata da questa dipendenza. Dobbiamo alzare la voce. Quest’anno come movimento siamo entrati nelle scuole. 3200 giovani di età media 16 anni hanno già giocato di azzardo e la cosa drammatica è che il 24% di loro ha un familiare che gioca abitualmente. La cultura del gioco è sempre più forte.

Oggi siamo qui per chiedere di avvalorare le leggi regionali e non spazzare via le ordinanze già in vigore. I giovani che abbiamo incontrato ci chiedono di non chiamarlo più gioco. Non è gioco è azzardo.

Inoltre, dobbiamo smetterla anche con il gioco responsabile. Come si può giocare responsabilmente su macchine costruite per creare dipendenza? Bisogna porre un freno anche al gioco online, in rete ci sono oltre 30mila app scaricabili alcune anche per i bambini da 4 a 8 anni”.

 

SB – PressGiochi

 

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