21 Settembre 2020 - 15:46

Senza delega spuntano due nuovi casinò. Di Stefano Sbordoni

Cinque senatori hanno presentato una proposta di legge per l’istituzione di case da gioco nei comuni di Taormina e San Pellegrino Terme. Obiettivo – spiega l’avvocato Stefano Sbordoni – quello

24 Giugno 2015

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Cinque senatori hanno presentato una proposta di legge per l’istituzione di case da gioco nei comuni di Taormina e San Pellegrino Terme. Obiettivo – spiega l’avvocato Stefano Sbordoni – quello di favorire lo sviluppo e la competitività del Paese in ambito europeo e internazionale, promuovendo iniziative volte all’incremento del turismo. Secondo i proponenti infatti “accanto alle già consolidate attrazioni turistiche presenti nei territori, occorre mettere in campo idee e iniziative che attraggano un crescente flusso di visitatori dalle altre regioni italiane e dai Paesi esteri, al fine di conquistare ulteriori settori di mercato e di contrastare la concorrenza dei Paesi europei confinanti”. Si motiva anche sostenendo che l’apertura di case da gioco nella vicina isola di Malta dirotta i flussi turistici internazionali e anche del Medioriente, a tutto danno della Sicilia. L’inesistenza di case da gioco al Sud – si legge ancora nella proposta di legge- e la presenza di quelle al Nord appare pertanto una sperequazione inspiegabile e soprattutto produttiva di notevoli perdite economiche per il Sud, dove l’industria del turismo rappresenta pressoché l’unica risorsa.

In provincia di Messina, la città di Taormina (Taorimenion), già abitata dai siculi e in seguito (753 avanti Cristo) da coloni greci e poi dai romani, avrebbe tutti i requisiti per ottenere la riapertura di una casa da gioco, peraltro già presente negli anni sessanta: dai primi mesi del 1963 al gennaio 1965 villa Mon Repos (luogo dove già nel 1924 esisteva un primo casinò) divenne, seppur per breve tempo, il salotto del bel mondo internazionale. Con un provvedimento dell’Autorità giudiziale, che lamentava l’illegittimità del provvedimento che aveva aperto la casa da gioco, il Casinò venne chiuso nel gennaio 1963. Nel 1967 però la Regione Sicilia, che non gradì affatto l’intervento della Magistratura, con decreto 28 aprile 1967 dell’Assessore regionale siciliano per le finanza autorizzò il Comune di Taormina a dare esecuzione alla delibera consiliare n. 263 del 6 marzo 1963, che istituiva per l’appunto la casa da gioco. La Regione Sicilia però con altro provvedimento, decreto dell’11 agosto 1967, revocava l’esecuzione della delibera consiliare: nulla da fare per il Casinò di Taormina.
Secondo i proponenti la casa da gioco della cittadina siciliana potrebbe essere gestita dallo stesso comune di Taormina oppure data in concessione, incamerando i profitti da destinare all’amministrazione comunale e alla regione Sicilia per essere reimpiegati per la promozione e il rilancio del turismo e dell’economia della regione. Quindi le entrate dei giochi dovrebbero essere di esclusiva competenza della regione e del comune.

Per il casinò di San Pellegrino si argomenta rilevando che in ragione della qualità delle proprie fonti termali e minerali, il comune di San Pellegrino Terme si è storicamente caratterizzato come località turistica di richiamo anche internazionale. La capacità attrattiva del luogo è tuttavia andata nel tempo estinguendosi, così che al venir meno del flusso turistico si è accompagnato il degrado delle strutture ricettive esistenti. Il casinò municipale, di proprietà del comune, è un edificio storico-artistico tutelato ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, ed essendo di proprietà pubblica costituisce anche un bene demaniale; inaugurato nel 1907, funzionò come casa da gioco dal 1907 fino al 1917, per poi riaprire in altri brevi periodi all’attività di gioco, l’ultima volta immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Venne chiuso definitivamente nel 1946. I presentatori della proposta descrivono una Val Brembana – realtà montana della Provincia di Bergamo con 38 Comuni per una popolazione di circa 43.000 abitanti – in crisi: nel corso degli ultimi anni la già debole presenza industriale sarebbe stata sostanzialmente azzerata con la chiusura, il ridimensionamento o la delocalizzazione di numerose aziende.

Il 30 gennaio 2007, Regione Lombardia, Provincia di Bergamo e Comune di San Pellegrino Terme hanno sottoscritto un accordo di Programma “per la realizzazione degli interventi di riqualificazione e valorizzazione delle strutture termali di San Pellegrino Terme per il rilancio turistico, la formazione e lo sviluppo occupazionale” con l’obiettivo di dare una prima concreta risposta proprio alla riconosciuta situazione di emergenza che ha colpito San Pellegrino Terme e la Valle Brembana. La Regione Lombardia, contrariamente alle ultime norme “no slot” pubblicate nel corso dell’ultimo biennio, è la prima quindi a sponsorizzare la riapertura del Casinò, proprio per un rilancio dell’economia della zona della Valle Brembana. E forse la localizzazione di una casa da gioco nel comune di San Pellegrino Terme, come per quello di Taormina, renderebbe possibile una fonte autonoma di finanziamento per le amministrazioni comunali e regionali.
Nel testo viene altresì evidenziato anche come “Al pagamento delle vincite, alla cassa e ad ogni movimento di denaro saranno applicate le più rigorose norme relative all’antiriciclaggio di denaro e le norme relative alla trasparenza sulle operazioni bancarie, come anche l’istituzione di un presidio fisso del Corpo della guardia di finanza che registri l’ingresso degli italiani con l’inoltro dei dati anagrafici e fiscali all’Agenzia delle entrate” e “al fine di evitare fenomeni di infiltrazione mafiosa e di criminalità organizzata, nonché di garantire il più elevato livello di trasparenza nella gestione del servizio, è fatto divieto di affidare in concessione l’esercizio delle case da gioco a società con capitale interamente privato o a maggioranza privata”.

I due Casinò dovrebbero essere autorizzati con Decreto del Presidente del Consiglio di concerto con il Ministro dell’interno (“per i particolari profili inerenti all’ordine pubblico”), e le Regioni (Lombardia e Sicilia) avrebbero comunque un ruolo cruciale, qualora si decidesse di affidare la gestione della sala da gioco ad una società mista “all’interno della quota azionaria attribuita alla parte pubblica deve essere sempre garantita la partecipazione regionale pari almeno al 34 per cento”. Nel caso in cui la proposta andasse avanti, – conclude Sbordoni – sarebbe veramente interessante vedere gli sviluppi dell’atteggiamento delle Regioni, soprattutto della Regione Lombardia, che andrebbe ad organizzare un nuovo Casinò, gestendo direttamente anche le entrate, dopo che da circa due anni con leggi illogiche e fuori competenza sta attentando al mercato del gioco pubblico. Non ci sarà mica un nesso, si domandano alcuni malpensanti…

PressGiochi