28 Settembre 2020 - 05:52

Pistoia. Tani (Unifi): “Il 6% degli studenti a rischio Gap; il giocatore patologico è maschio, depresso e poco responsabile”

“L’identikit del giocatore patologico è: maschio, poco portato ad aprirsi verso nuove idee ed interessi, ha difficoltà nelle relazioni sociali, è scarsamente responsabile, ansioso e depresso”. Sono questi alcuni dati

23 Giugno 2015

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“L’identikit del giocatore patologico è: maschio, poco portato ad aprirsi verso nuove idee ed interessi, ha difficoltà nelle relazioni sociali, è scarsamente responsabile, ansioso e depresso”. Sono questi alcuni dati emersi durante il convegno “Il gioco d’azzardo come patologia nel territorio Pistoiese” promosso dall’Unità di ricerca sulle nuove patologie sociali dell’Università di Firenze.

Come fa sapere Automatnews, secondo la prof.ssa Franca Tani, ordinario di psicologia dello sviluppo e dell’educazione, infatti la ricerca si è proposta di:

individuare le principali caratteristiche del gioco d’azzardo patologico nel territorio della provincia di Pistoia, nel quale insistono aree di peculiare esposizione sociale al fenomeno come i territori di Montecatini e della Val di Nievole. In particolare si propone di:

a) rilevare la prevalenza del fenomeno nelle fasce giovanili e indagarne le modalità con le quali si manifesta nelle fasce giovanili con particolare riferimento alle abitudini di gioco, alle tipologie e alle peculiari caratteristiche dei giochi praticati;

b) approfondire le caratteristiche psicologiche e psicopatologiche delle fasce dei giocatori che hanno già sviluppato una patologia legata al gioco d’azzardo e che si rivolgono o vengono orientati ai servizi presenti sul territorio;

verificare quali tipi di interventi pubblici vengono attualmente offerti, con particolare attenzione a:

la descrizione dei servizi che operano nel territorio pistoiese (le strutture pubbliche e associative che si fanno carico di tale tipo di utenza; la loro localizzazione funzionale sul territorio; i servizi che erogano per trattare la patologia; la conformazione e la funzionalità delle équipe di lavoro che si occupano in maniera specifica del gioco d’azzardo patologico).

i punti di forza e di criticità;

utilizzare i dati ricavati per pianificare specifici interventi con cui promuovere e migliorare la prevenzione e la cura delle patologie legate al gioco d’azzardo e il recupero sociale dei pazienti, nel contesto territoriale pistoiese in considerazione della sua peculiare esposizione al pervasivo cronicizzarsi del fenomeno

 

Partecipanti

Il campione su cui si è svolta la parte iniziale dell’indagine si compone di 970 studenti universitari, 594 femmine (61,2%) e 376 maschi (38,8%), di età compresa tra i 18 e i 28 anni. L’età media dei partecipanti è di 20,99 anni (DS = 3.40). I soggetti costituiscono circa il 30% degli studenti residenti nella provincia di Pistoia iscritti all’Università degli studi di Firenze nell’a.a. 2012-2013. La maggior parte dei soggetti vive in famiglia (85%), il 10,2% con amici, il 2,4% da solo e il 2,4% con il partner. Il 99,8% non ha figli e solo il 15,1% svolge un’ attività lavorativa.

I soggetti appartengono ad un ceto socio-culturale medio alto. La maggior parte dei padri e delle madri sono infatti in possesso di un diploma di scuola superiore o della laurea.

L’85,3% dei giovani del nostro campione non ha problemi di gioco. Tuttavia quasi il 9% di essi (l’8,7%) presenta un comportamento di gioco problematico (giocatori a rischio) e ben il 6% di loro ha già sviluppato una vera e propria patologia da gioco d’azzardo.

I giocatori d’azzardo patologici hanno fatto un uso significativamente maggiore di droghe pesanti e leggere e di alcool in passato rispetto a quanto riferito dai giocatori non problematici e dai giocatori a rischio. Anche al momento attuale i giocatori d’azzardo patologici riferiscono un uso significativamente maggiore di droghe pesanti rispetto ai soggetti degli altri due gruppi. Al contrario, nel presente non risultano differenze significative fra i tre gruppi di giocatori per quanto riguarda l’assunzione di alcool e di droghe leggere.

Considerati complessivamente i dati fin qui presentati permettono di effettuare una prima “fotografia” della prevalenza, delle caratteristiche e delle modalità con cui il fenomeno del Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) si manifesta nelle fasce giovanili del territorio pistoiese. Da questa ricognizione emerge prima di tutto che i comportamenti di gioco d’azzardo problematici o dichiaratamente patologici presentano fra i giovani dell’area pistoiese una prevalenza decisamente maggiore rispetto a quella rilevata in altre regioni del nostro Paese e dalla letteratura internazionale. Inoltre, come già riscontrato in studi precedenti, i comportamenti di gioco di azzardo si associano ad altri comportamenti di dipendenza da sostanze e/o da alcool, che risultano particolarmente gravi nei giovani che hanno già sviluppato una conclamata patologia, ovvero un Disturbo da Gioco d’azzardo.

Dalle analisi delle tipologie di gioco è emerso che i giocatori patologici hanno un’abitudine al gioco più spiccata e giocano più frequentemente degli altri a tutti i tipi di gioco considerati, anche se mostrano significative preferenze verso particolari tipi di gioco rispetto ai loro coetanei che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza da gioco. In particolare i giochi che sembrano differenziare e caratterizzare maggiormente la categoria dei giocatori patologici sono le Scommesse ai cavalli, il Gioco in borsa, le Slots e i Videopoker, il Biliardo e gli altri giochi di abilità per denaro (come ad esempio il Golf per denaro). Questi giochi sembrano essere praticati più frequentemente dai giocatori patologici rispetto ai non patologici e a quelli a rischio. E’ possibile supporre che queste differenze siano imputabili alla personalità dei giocatori e alle diverse tipologie di gioco. Ad esempio lo Scommettere ai cavalli è una tipologia di gioco che implica un forte coinvolgimento emotivo – se poi praticata all’interno di contesti specifici quali gli ippodromi – e prevede anche il fatto di dedicare molto tempo al gioco (recarsi nel luogo, conoscere le caratteristiche dei cavalli, conoscere le storie dei fantini, conoscere l’ambiente, e quindi identificarsi con un “mondo” ben preciso); pertanto è possibile che chi gioca ai cavalli consideri se stesso come un giocatore d’azzardo.

A differenza di ciò, le scommesse sportive sono un tipo di gioco che seppur praticato molto di più dai giocatori patologici, vengono praticate anche dai giocatori a rischio e, in modo sporadico, anche dai giocatori occasionali/non patologici. Si può ancora ipotizzare che tale maggiore diffusione sia dovuta al fatto che le scommesse sportive implicano un minor coinvolgimento emotivo – anche se ovviamente il grado di coinvolgimento dipende in buona misura dall’entità del denaro scommesso- e godono anche di una maggiore accettazione sociale. Sport come il calcio o il basket, ad esempio, sono conosciuti da tutti e quindi, molti che li seguono con interesse, magari tifano per questi eventi sportivi e possono confondere le scommesse come una testimonianza della passione sportiva e, quindi, essere più portati ad accettare questo tipo di comportamento negli altri o a metterlo in atto essi stessi. C’è da tener presente inoltre che i mass media stessi, che consentono di seguire quotidianamente certi sport, possono svolgere un ruolo significativo nell’incentivare le scommesse sportive; scommesse che per altro possono essere fatte comodamente da casa utilizzando un tablet o un pc con una connessione internet.

Anche le slots machines, come le scommesse dei cavalli, richiedono in generale (nonostante sia possibile giocare alle slots on-line) il recarsi nel luogo di gioco, che può essere un bar o una sala gioco, e richiedono un tipo di approccio dove, almeno sulla carta, la compulsività, la dissociazione e la coazione a ripetere sono forse maggiori rispetto ad altri giochi. Questa tipologia di gioco sembra discriminare abbastanza i giocatori patologici dai non giocatori.

PressGiochi