17 novembre 2019
ore 12:16
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Per Sanremo, un futuro sul modello Las Vegas. Parla il nuovo presidente del casinò

Nominato lo scorso 28 agosto, Adriano Battistotti, titolare di un importante studio legale e più volte impegnato nella politica comunale nell’area di centro sinistra, il nuovo presidente del casinò di Sanremo deve affrontare un momento di trasformazione della storica struttura e di profonda crisi dei casinò italiani. Nonostante i buoni risultati registrati negli ultimi mesi, il nuovo Consiglio d’amministrazione nominato dal Comune della cittadina ligure, unico proprietario della casa da gioco, dovrà affrontare dei cambiamenti strutturali e organizzativi con effetti a breve e a lungo termine...
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Per Sanremo, un futuro sul modello Las Vegas. Parla il nuovo presidente del casinò

Nominato lo scorso 28 agosto, Adriano Battistotti, titolare di un importante studio legale e più volte impegnato nella politica comunale nell’area di centro sinistra, il nuovo presidente del casinò di Sanremo deve affrontare un momento di trasformazione della storica struttura e di profonda crisi dei casinò italiani.

Nonostante i buoni risultati registrati negli ultimi mesi, il nuovo Consiglio d’amministrazione nominato dal Comune della cittadina ligure, unico proprietario della casa da gioco, dovrà affrontare dei cambiamenti strutturali e organizzativi con effetti a breve e a lungo termine.

 

 

È un momento difficile per i casinò italiani: quello di Campione è fallito ed è chiuso da diversi mesi mentre a Saint Vincent si sta cercando di superare una crisi finanziaria per evitare un esito analogo. A Venezia e a Sanremo non si parla di rischi imminenti ma non sono sicuramente più i tempi d’oro di una volta.
Non è affatto facile il ruolo che sta ricoprendo nel casinò dove nacque il Festival della canzone italiana.

 

“La situazione di Sanremo – ha dichiarato Battistotti a PressGiochi – è realmente abbastanza positiva, nel senso che non abbiamo problemi di deficit. Io ho assunto la presidenza da poche settimane ma ho sempre seguito il casinò in veste di assessore comunale allo Sviluppo economico e come consigliere. È una situazione che conosco bene. Anche gli altri due consiglieri d’amministrazione sono persone che hanno seguito da vicino le vicende del casinò, anche per avere ricoperto dei ruoli politici.

I consigli precedenti hanno lavorato per stabilizzare la situazione economica, alla luce della progressiva riduzione dei volumi di giocate e, quindi, di margini che si è registrata nel corso degli ultimi anni per un insieme di ragioni ben note, come la diffusione delle sale giochi e la legalizzazione dei vari giochi in tutto il Paese e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie per giocare on line. Ma i casinò devono fare i conti soprattutto con un cambio del costume, una cultura che si è rinnovata, modernizzata, e in buona parte non subisce più il fascino del casinò di una volta. Quello dei film di James Bond e dell’alta società”.

 

 

Ma ci sono anche segnali di segno opposto: da quando ha chiuso Campione d’Italia, i casinò svizzeri del circondario hanno visto aumentare il movimento del 30%. E a Malta stanno aprendo il 4° casinò!

 

“Verissimo, ma sappiamo che molta parte del pubblico non viene tanto per i giochi da tavolo quanto per le slot machine. E consideriamo che, oltre a suscitare l’interesse della maggior parte dei giocatori e realizzare buona parte del movimento, le macchine non impegnano tanto personale come invece il baccarat o la roulette.

Anche per questo, il numero di lavoratori negli ultimi anni è sceso e stiamo lavorando per raggiungere un nuovo accordo con i lavoratori che ridisegni l’organico alla luce delle nuove esigenze. Oggi, circa l’80% degli introiti a Sanremo viene dalle macchine e solo il 20% dai giochi con operatore”.

 

 

Questa percentuale, però, non è la stessa in tutti i casinò.

“In alcuni casinò si scende al 60% o anche meno. Rimane però una tendenza che riguarda un po’ tutto il mondo, a cominciare da Las Vegas. Proprio nella capitale del gioco gli introiti maggiori non arrivano più dai casinò: l’80% degli incassi che registrano le attività di Las Vegas, nel loro complesso, riguarda il settore dell’entertainment. Quindi, gli spettacoli, le mostre e, naturalmente, gli alberghi e la ristorazione.
Noi a Sanremo ci stiamo muovendo in questa direzione. Stiamo elaborando un modello all’americana, nel quale il casinò offre soprattutto attrazioni, spettacoli, ristorazione di qualità. E chi viene può anche giocare, ma non è quella la ragione principale.

Naturalmente, si tratta di un cambiamento che riguarda l’intera Sanremo. E come casinò realizzeremo anche degli accordi con il teatro Ariston, che non vive certo con il solo festival della canzone”.

 

Lei è presidente solo da qualche settimana. Però non è stato nominato un direttore, che dovrebbe essere la figura più operativa. Pensa di nominarlo presto?

“Il precedente consiglio – ha concluso Battistotti – aveva già lanciato un bando per questo ruolo e una società ha già effettuato delle selezioni. Ma non è detto che si trovi la persona giusta. Si tratta di competenze che non si trovano facilmente, ma è anche vero che possiamo guardare al mercato internazionale dove sono andati a lavorare molti italiani che si sono fatti strada nei casinò stranieri. Comunque, se non riusciremo a trovare una persona all’altezza, potremo anche fare a meno di un direttore generale. Così come potremo anche individuare una figura di direttore per qualche settore specifico che, all’interno della struttura risulta un po’ più debole degli altri”.

 

 

GianPiero Moncada  – PressGiochi

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