19 ottobre 2019
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La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Aja per la detenzione di Francesco Corallo

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La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Aja per la detenzione di Francesco Corallo

I Paesi Bassi sono stati nuovamente condannati da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo che ha dichiarato inumana la detenzione del boss dei casinò Francesco Corallo a Saint Maarten. Il siciliano riceverà un risarcimento di 5000 euro e i Paesi Bassi dovranno pagare 5500 euro di spese legali.

Come Stato che ha ratificato il trattato, i Paesi Bassi rispondono anche per le violazioni dei diritti umani compiuti sulle isole caraibiche. Nel 2016 l’Aia è stata richiamata per la situazione dei detenuti condannati all’ergastolo. Francesco Corallo è considerato dai Paesi Bassi, scrive NOS, come il capo della mafia a Saint Maarten.

Il suo impero, secondo i giudici, fu alla base dell’ascesa al potere dell’ex primo ministro Schotte a Curaçao.

L’anno scorso è stato condannato per corruzione e riciclaggio di denaro, dopo che Corallo aveva trasferito ingenti somme di denaro nel 2010 a conti privati della moglie. Secondo gli inquirenti, questi soldi sono serviti per costruire la carriera politica di Schottes a cominciare dal partito MFK, che vinse le elezioni quell’anno e Corallo ebbe un ruolo centrale nella formazione del governo e avrebbe ricoperto un incarico di rilievo nella Banca Centrale dell’isola, se non fosse intervenuto il governo dell’Aja a fermare tutto.

Corallo, scrive ancora NOS, era ricercato in Italia per evasione fiscale, riciclaggio di denaro sporco e per i suoi legami con la Mafia. Nel dicembre 2016, Roma ne ha chiesto l’estradizione e il boss del casinò è stato rinchiuso per sei mesi nelle celle della stazione di polizia di Philipsburg. Doveva condividere la sua cella di 16 metri quadrati con cinque o qualche volta più detenuti. C’era anche un bagno che perdeva, senza separazione. Alcuni dormivano sul pavimento, in celle senza luce naturale o ventilazione.

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, il CPT, ha affermato in precedenza che i detenuti possono rimanere nelle celle dei commissariati non più di 3 giorni. Corallo è rimasti lì per 114.

 

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