12 Marzo 2026 - 07:49

Zega (Codere Italia): “Riordino fondato su sostenibilità, tutela della filiera ed equilibrio fiscale per gli apparecchi da intrattenimento”

Tra gli interventi del convegno “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato” si è distinto quello di Marco Zega, Direttore Affari Istituzionali e Sviluppo Business di Codere Italia, che ha

04 Marzo 2026

Tra gli interventi del convegno “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato” si è distinto quello di Marco Zega, Direttore Affari Istituzionali e Sviluppo Business di Codere Italia, che ha posto l’accento sulla necessità di affrontare il riordino del settore con un approccio improntato a sostenibilità economica ed equilibrio competitivo.

“In questa fase delicata – ha sottolineato – è fondamentale adottare un’impostazione che tuteli l’intera filiera, garantisca certezza normativa e non favorisca concentrazioni a vantaggio dei grandi operatori, preservando il ruolo delle PMI che operano nei territori nel rispetto delle regole”. Secondo Zega, legalità, sostenibilità economica e tutela dell’occupazione devono restare i pilastri delle scelte future.

Un focus particolare è stato dedicato al comparto degli Apparecchi da Intrattenimento (ADI), che ancora oggi genera circa il 50% delle entrate erariali del settore. Zega ha ricordato che, dopo la messa al bando dei videopoker nel 2004, AWP e VLT hanno rappresentato un pilastro del gioco pubblico regolamentato, assicurando legalità, occupazione diffusa e un contributo all’erario che nel 2019 ha superato i 6,7 miliardi di euro.

Negli ultimi anni, tuttavia, il segmento ha registrato una progressiva contrazione, dovuta a diversi fattori: reiterati aumenti della pressione fiscale e contestuale riduzione dei payout; regolamentazioni territoriali disomogenee; cambiamenti strutturali nei consumi, con una forte spinta verso il digitale, anche in forme ibride o irregolari. Rispetto al 2019, il comparto ha perso circa 1,5 miliardi di euro di gettito annuo, senza che la crescita di altri prodotti – caratterizzati da una fiscalità inferiore – sia riuscita a compensare la perdita. Se confrontato con il 2019, il segmento ha perso circa 1,5 miliardi di euro di gettito annuo, senza che la crescita di altri prodotti – caratterizzati da una fiscalità inferiore – abbia compensato la perdita.
Un intervento tecnico mirato – con un aumento del payout del 5% e una contestuale riduzione della tassazione del 5% – può contribuire a ristabilire attrattività per gli apparecchi e stabilità del gettito erariale.“.

“La domanda alla quale abbiamo cercato di rispondere – ha detto – è molto semplice, ma centrale per qualsiasi operatore che abbia effettuato o debba effettuare investimenti importanti: in quanto tempo rientra il capitale investito? E in quali condizioni l’investimento produce un ritorno adeguato?”.

Con riferimento alle AWP, Zega ha spiegato che l’analisi parte da un dato medio di gross win giornaliero, pari a circa 62 euro, coerente con le informazioni disponibili. Da questo valore sono stati sottratti tutti i costi operativi: Preu, imposte, canoni concessori, costi di gestione e manutenzione, rete e oneri amministrativi. “Il flusso di cassa che ne deriva – ha evidenziato – mostra che l’investimento iniziale rientra in un arco temporale superiore ai sei anni”.

In una concessione di nove anni, ciò significa che la macchina lavorerebbe per oltre due terzi del periodo sostanzialmente per recuperare il capitale investito, lasciando uno spazio molto limitato alla sua effettiva remunerazione. Il quadro si complica ulteriormente se si considerano gli apparecchi collocati nei cluster di raccolta medio-bassa: “Una parte significativa delle macchine fatica a raggiungere un punto di equilibrio soddisfacente”.

L’analisi, ha precisato, è stata segmentata proprio per cluster di raccolta media, simulando diversi scenari di performance. Nei cluster più deboli, il rischio è che l’investimento non sia adeguatamente remunerato, un elemento che – secondo Zega – non può essere ignorato nel dibattito sul riordino.

Altro tema critico è quello dell’evoluzione tecnologica e gestionale. L’ipotesi di una gestione sempre più centralizzata, con sistemi da remoto e nuovi standard tecnici, comporta ulteriori costi di implementazione: “Si tratta di investimenti necessari, ma che incidono inevitabilmente sui tempi di rientro”.

Passando alle VLT, la situazione presenta analogie, pur con dinamiche differenti. Anche in questo caso il periodo di recupero dell’investimento, calcolato sui flussi di cassa attesi, risulta significativo e fortemente condizionato dal livello di raccolta e dalla pressione fiscale. “Eventuali riduzioni del numero di apparecchi o modifiche strutturali – ha concluso – inciderebbero direttamente sull’equilibrio economico del comparto, con effetti che devono essere attentamente valutati prima di qualsiasi intervento normativo.

Qualora fossero confermate le indiscrezioni, si delineerebbe uno scenario di profonda crisi per l’intero sistema-Paese, innescando un effetto domino economico e sociale difficilmente reversibile. La contrazione immediata di 1,6 miliardi di euro di gettito PREU rappresenterebbe solo la punta dell’iceberg di un danno erariale ben più vasto; il crollo dei livelli occupazionali, stimato in oltre 24.000 esuberi, comporterebbe una perdita di ulteriori 700 milioni di euro in gettito indiretto corrispondente a IRPEF, contributi INPS ed oneri per gli ammortizzatori sociali”.

“.

PressGiochi