Nel corso dell’evento “Le nuove regole del gioco, tra riordino e nuovi bandi”, ospitato alla Camera dei Deputati, Marco Zega, rappresentante di Codere Italia, ha presentato un’analisi tecnica sulla sostenibilità
Nel corso dell’evento “Le nuove regole del gioco, tra riordino e nuovi bandi”, ospitato alla Camera dei Deputati, Marco Zega, rappresentante di Codere Italia, ha presentato un’analisi tecnica sulla sostenibilità economica delle future concessioni, soffermandosi in particolare su AWP e VLT. Un intervento focalizzato sui numeri, sui tempi di rientro degli investimenti e sulle possibili ricadute per imprese e occupazione.
Zega ha dichiarato: “Il lavoro che abbiamo cercato di fare parte da un’analisi molto concreta: siamo partiti dai dati ufficiali del Libro Blu 2025 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e abbiamo preso in considerazione due prodotti specifici, le AWP e le VLT. L’obiettivo era arrivare ai flussi di cassa effettivamente generati da queste macchine lungo la filiera, in capo al concessionario e agli altri soggetti coinvolti.
Una volta individuati questi flussi, li abbiamo proiettati nel periodo che dovrebbe coprire la prossima concessione e li abbiamo attualizzati, per arrivare a una valutazione reale della sostenibilità economica. La domanda alla quale abbiamo cercato di rispondere è molto semplice, ma centrale per qualsiasi operatore che abbia effettuato o debba effettuare investimenti importanti: in quanto tempo rientra il capitale investito? E in quali condizioni l’investimento produce un ritorno adeguato?
Per quanto riguarda le AWP, siamo partiti da un dato medio di gross win giornaliero – circa 62 euro – coerente con le informazioni disponibili. Da lì abbiamo sottratto tutti i costi operativi: prelievo erariale (Preu), imposte, canoni, costi di gestione, manutenzione, rete e oneri amministrativi. Il flusso di cassa che ne deriva evidenzia che l’investimento iniziale rientra in un arco temporale superiore ai sei anni.
Questo significa che, in una concessione di nove anni, la macchina lavorerebbe per oltre due terzi del periodo sostanzialmente per recuperare l’investimento, lasciando uno spazio molto limitato alla remunerazione del capitale. Se poi si considerano le macchine collocate nei cluster di raccolta medio-bassa, il quadro diventa ancora più critico: una parte significativa degli apparecchi fatica a raggiungere un punto di equilibrio soddisfacente.
Abbiamo segmentato le macchine proprio per cluster di raccolta media, simulando diversi scenari di performance. Nei cluster più deboli, l’investimento rischia di non essere adeguatamente remunerato. Questo è un elemento che non può essere ignorato quando si discute di riordino.
Un altro punto di attenzione riguarda l’evoluzione tecnologica e gestionale. L’ipotesi di una gestione sempre più centralizzata, con sistemi da remoto e nuovi standard tecnici, comporta ulteriori costi di implementazione. Sono investimenti necessari, ma che incidono ulteriormente sui tempi di rientro.
Passando alle VLT, la situazione presenta analogie, pur con dinamiche diverse. Anche qui abbiamo stimato il periodo di recupero dell’investimento sulla base dei flussi di cassa attesi. Il tempo di rientro è significativo e dipende in modo determinante dal livello di raccolta e dalla pressione fiscale. Eventuali riduzioni di apparecchi o modifiche strutturali inciderebbero direttamente sull’equilibrio economico.
Va inoltre considerato il contesto complessivo. Negli ultimi anni il comparto ha già registrato una contrazione rilevante. Se prendiamo come riferimento il periodo post-2019, tra pandemia, restrizioni e modifiche normative, si è assistito a una riduzione importante della raccolta e delle entrate erariali. Alcune stime indicano una diminuzione nell’ordine di 600 milioni di euro tra il 2022 e il 2025, con una riduzione complessiva che potrebbe arrivare a circa 1,2 miliardi rispetto ai livelli precedenti.
Questo dato è fondamentale perché dimostra che il settore ha già assorbito un impatto significativo.
C’è poi il tema occupazionale. L’intera filiera – gestori, sale specializzate, esercizi generalisti, manutentori, tecnici e indotto – coinvolge decine di migliaia di persone. In uno scenario di ulteriore riduzione del parco macchine o di irrigidimento delle condizioni economiche, le stime parlano di circa 24 mila potenziali esuberi.
In sintesi, l’analisi che abbiamo condotto non è teorica ma basata sui numeri. I flussi di cassa dimostrano che il settore opera già in un contesto fortemente concorrenziale e con margini compressi. Se si interviene ulteriormente senza tenere conto della sostenibilità economica degli investimenti, il rischio è di compromettere l’equilibrio dell’intero sistema.
L’obiettivo non è opporsi al riordino, ma far sì che le nuove regole siano costruite su basi economiche realistiche. Solo così si può garantire continuità agli investimenti, tutela dell’occupazione e stabilità delle entrate per lo Stato”.
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