19 Aprile 2026 - 20:43

World Cup ’26: bookmakers, occhio alle trappole!

Italia di nuovo a casa – Bruttissima tegola per i nostri bookmaker, l’eliminazione dell’Italia. Magari qualcuno spera nel miracolo che gli azzurri vengano ripescati nella possiblità (concreta) che l’Iran rinunci ai Mondiali.

02 Aprile 2026

Da qualche mese a questa parte, negli ambienti delle scommesse non si fa altro che parlare della Coppa di Mondo di calcio, come se si trattasse di una chiamata senza appello verso il… paradiso, o se preferite di un “dentro o fuori” destinato a fare ulteriore selezione sul mercato.

La stampa di settore è consapevolmente complice di questo can-can chiamando allo scoperto tutti gli operatori possibili e immaginabili, insieme ai loro fornitori, con la speranza (o certezza) di sentirsi dire: state tranquilli, la soluzione per tutti ce l’abbiamo noi!

Ecco, allora, che dallo scenario internazionale del betting dovrebbero uscire – sempre secondo alcuni – idee inimmaginabili per potenziare/rivoluzionare il marketing, le piattaforme, le interfacce utente, i sistemi di pagamento e tutto quel che volete, così da trasformare ogni appassionato di calcio in un better effettivo… mentre tutti si riempiono la bocca con la prevenzione del gioco patologico!

Sicuramente, andremo a esaminarne alcune in un prossimo articolo. Ma, alla resa dei conti, la verità è molto più banale di quanto si pensi: con la World Cup ci guadagneranno tutti, bravi e meno bravi, perché l’alternativa estiva sarebbe “zero virgola” (qualche turno preliminare di coppa, magari un bel torneo estivo, i campionati delle terre di ghiaccio e poco altro).

Dunque, commercialmente parlando, quanto si dovrebbe investire più del solito per essere belli e visibili durante il Campionato del Mondo? Il problema può sussistere solo per chi è presente su più mercati con lo stesso marchio, ma per il resto la battaglia sarà quella di sempre, cioè basata sui bonus. Allora, se non si fanno bene i conti, addannarsi alla caccia dell’ultimo cliente significa aumentare a dismisura i costi di acquisizione senza ottenere ritorni apprezzabili.

Prima ancora di questo, però, vanno tenuti in conto altri fattori disincentivanti per l’utente.

1) Il troppo stroppia – Troppe squadre (48), troppe partite (104), torneo troppo lungo (5 settimane e mezzo) e troppo dispersivo (Usa-Canada-Messico). Sarà una corsa al massacro sugli oltre 4700 km che separano le due sedi più distanti, Vancouver e Monterrey, tra temperature tutto sommato miti e altre torride. E’ probabile che lo scommettitore esperto orienterà il suo budget sulla seconda fase, quella a eliminazione diretta, dove il valore delle squadre sarà ben delineato. Inutile disperdersi nelle incognite rappresentate dalle squadre esordienti e fra tante altre nazionali comprimarie, che possono pure fare un colpo in stile Arabia Saudita-Argentina dello scorso Mondiale, ma poi cadere dall’albero come pere cotte.

2) Il fuso orario – Problema per gli europei ma anche per gli asiatici. Restando dalle nostre parti, le partite della prima fase cominceranno non prima delle 21 (con qualche eccezione alle 19) e andranno avanti sino alla mattina dopo. Chi ama le scommesse live dovrà mordere il freno, a meno che non sia una guardia notturna, pensionato o abbia la possibilità di mettersi in ferie. Magari, un Brasile-Marocco (14 giugno – ora 0.00) varrà pure la pena di un piccolo sacrificio, ma quella decina di spettatori che il 22 giugno metteranno la sveglia verso le 3 per “gustarsi” Nuova Zelanda-Egitto sono da internare! E di partite come questa (anche peggio) ce ne sono svariate.

3) I tempi morti – Insomma, se l’ultima partita di giornata finisce alle 8 di mattina, e la prima della successiva comincia alle 19, ci sono ben 11 ore di attesa da colmare in qualche modo. Lo scommettitore va tenuto “caldo” e informato su tutto, oppure coinvolto con altre iniziative. Perciò andranno predisposti dei palinsesti complementari fatti di news, immagini, interviste e commenti, sempre orientati sul gioco, ma pur sempre con l’incognita che siano seguiti perché, lo sappiamo bene, i calciofili amano vedere tutto in diretta e le cose accadute 6 ore prima sono già roba vecchia… senza alternative, c’è il rischio che si mettano a guardare l’ennesima replica del Commissario Montalbano o, peggio ancora, di Uomini&Donne!!

4) La qualità delle partite – Un amante del calcio può resistere a tutto, ma non a una brutta partita: cosa possono regalare allo spettacolo (se non a quello di “Mai dire gol”, che non esiste più ma vedrete che sarà rimesso in piedi per l’occasione) formazioni come Panama, Giordania, Curacao, Haiti e la stessa Arabia Saudita?? In tanti casi, poi, le ultime giornate della prima fase saranno prive di qualsiasi interesse, destinate a concludersi coi classici “pareggiotti” che accontentano tutti. Non solo: tutte le nazionali più titolate, per arrivare fino in fondo, dovranno giocare all’insegna del risparmio psico-fisico, e questo non va certo a vantaggio dello spettacolo. Così come non è vantaggioso per il torneo dar luogo a continue discussioni arbitrali – così come sarà, perché in campo ci saranno tanti arbitri non all’altezza – con partite che possono fermarsi per 5/7 minuti in attesa del VAR, e poi proseguire col dubbio che siano state prese le decisioni sbagliate. E ancora, non sia mai che gli extra-time diventino chilometrici come nel Mondiale 2022. Uno stillicidio che lo scommettitore odia!

5) Nuovi scommettitori, ma quali? – Tanti dicono che il Mondiale sarà una gigantesca rete da pesca per tirare su nuovi scommettitori. Ma il discorso vale soprattutto, se non del tutto, per gli States e magari per il Canada, dove il calcio non è certo lo sport nazionale. Per il resto, si può aprire un conto gioco per moda e per vedere l’effetto che fa; si può giocare trascinati dagli amici o dal clima delle grandi occasioni. D’altra parte, nessuno deve illudersi di poter trasformare questi better improvvisati in clienti effettivi, se non in pochi casi. Anzi, fra questi c’è gente che dopo aver perso la prima scommessa chiude i battenti e non ci pensa più. In base a una statistica a livello internazionale, circa il 40% dei giocatori acquisiti tramite tornei effettua una sola scommessa prima di smettere di giocare. E il tasso di abbandono post-torneo aumenta vertiginosamente, con solo il 15-20% dei giocatori ancora attivi 30 giorni dopo l’acquisizione.

6) Italia di nuovo a casa – Bruttissima tegola per i nostri bookmaker, l’eliminazione dell’Italia. Magari qualcuno spera nel miracolo che gli azzurri vengano ripescati nella possiblità (concreta) che l’Iran rinunci ai Mondiali. Sta di fatto che ad oggi le “notti magiche” possiamo sognarcele solo andando a passeggio sul lido di Taormina con la nostra bella (che poi tanto male non è, come consolazione). Chi non ce l’ha e non può andare a Taormina scommetterà comunque, forse spendendo meno di quanto lo avrebbe invogliato l’Italia, ma non abbandonando del tutto il gioco. Del resto, come si dice… piuttosto che niente è meglio piuttosto!

 

Marco Cerigioni – PressGiochi