21 Settembre 2020 - 21:08

Volpe (ADM): “Stop alla pubblicità, scelta drastica; ma poi cosa si fa nei confronti dei soggetti non concessionari?”

“Sulle AWP, proprio il fatto che non hanno un controllo remoto, ma sono guidate da una scheda con ciclo interno, siamo arrivati conclusione di sostituirle con delle nuove AWP anch’esse

20 Luglio 2015

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“Sulle AWP, proprio il fatto che non hanno un controllo remoto, ma sono guidate da una scheda con ciclo interno, siamo arrivati conclusione di sostituirle con delle nuove AWP anch’esse controllate da remoto”.

Lo ha dichiarato Italo Volpe direttore dell’ufficio normative e affari legali dei monopoli del Ministero dell’economia e delle finanze in occasione dell’audizione in Commissione antimafia sulla questione delle possibili infiltrazioni criminali nel gioco.

“All’inizio, sulla base di una lettura di bozze di lavoro, si era ingenerato un equivoco che poi, per fortuna, è stato chiarito e che ora voglio eliminare definitivamente, cioè che trasformassimo le AWP in nuove VLT. Ebbene, non è così. Noi manteniamo il sistema AWP, quindi bassa giocata e bassa vincita, ma quelle macchine che oggi sono controllate da una scheda interna, di per sé taroccabile, vengono collegate al sistema remoto, con tutto il controllo del partner tecnologico e con la memorizzazione dei dati. Per questo, ho detto che l’occasione della trasformazione delle AWP dall’attuale sistema al sistema remoto può anche essere l’occasione per introdurre quegli strumenti di controllo della giocata più che del giocatore, attraverso ipotesi di tessera del giocatore o quant’altre soluzioni da adottare.

 

Pubblicità – Sulla pubblicità, – ha dichiarato Volpe – abbiamo fatto trenta facciamo trentuno. Siamo partiti da totale libertà non sei anni fa, ma qualche mese fa; poi abbiamo introdotto le fasce orarie; dopodiché, ci siamo guardati e ci siamo detti che le fasce orarie non erano sufficienti: un esempio banale, se la partita di calcio è alle 20.30, mio nipote non va a dormire perché è fuori dalle fasce orarie, ma si guarda la partita, quindi si becca la pubblicità. Allora, ci siamo posti il problema dello sport, che è un tema molto delicato e molto sensibile, ma a quel punto ci siamo trovati in un passaggio particolare perché possiamo proibire lo spot, non la sponsorizzazione. A quel punto, ragionando e tenendo anche conto di una sensibilità diffusa tra le associazioni che seguono il disagio sociale, le quali hanno considerato questo della pubblicità uno dei punti di cartina di tornasole nella valutazione dell’atteggiamento del Governo, siamo arrivati alla determinazione della proibizione integrale della pubblicità, come per i tabacchi. Ho sempre detto – lo ripeto in questa sede – che rispetto ai tabacchi c’è però una differenza. Infatti, sui tabacchi siamo coperti da un analogo divieto europeo perché l’Europa vieta la pubblicità sui tabacchi, ma non quella sui giochi. È vero che non impedisce agli Stati membri di prendere decisioni, ma è anche vero che nel momento in cui uno Stato membro fa un intervento e la posizione della Commissione europea e della magistratura europea è dinamica, c’è il rischio che i ricorsi ci facciano avere un arretramento dei provvedimenti intermedi. Detto questo, quindi mettendo sull’avviso tutti gli operatori di questa responsabilità, il governo valuta che è possibile prendere una decisione rilevante e netta per quanto riguarda la proibizione della pubblicità, fatte salve due eccezioni. La prima riguarda le eventuali occasioni di beneficenza; la seconda un’eventuale lotteria nazionale. La scelta, però, è drastica. Dopodiché mi assumo la responsabilità di non essermi posto la domanda successiva, cioè se, a fronte della violazione del divieto di pubblicità, oltre alla sanzione c’è l’interdizione.

 

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La pubblicità del gioco – conclude il direttore dei Monopoli –  è praticata, perché non è stata mai negata fino ad oggi, dai soggetti delle reti statali. Tuttavia, essa è liberamente esercitata anche da tutti gli altri soggetti che, in realtà, sono in concorrenza e in competizione con la rete statale. Mi riferisco a quelle che vengono definite semplicisticamente reti alternative, che fanno capo, per la maggior parte dei casi, a società con sede legale all’estero. Di fronte a questo scenario, sono possibili le seguenti considerazioni. Quanto più si fosse severi nei confronti di operatori delle reti statali e ufficiali, per simmetria, tanto più bisognerebbe essere severi nei confronti dei soggetti delle reti alternative. Invece, cosa si fa nei confronti dei soggetti e delle reti alternative ? Se è una società estera, è difficile perseguirla in maniera altrettanto energica. Se fosse, in ipotesi, una sede secondaria italiana di una società estera, potrebbero contestare un provvedimento di chiusura dell’esercizio della sede legale dell’azienda e potrebbero invocare un’eccessività della sanzione rispetto al divieto, quindi eventualmente avere anche ragione in causa. Sul settore delle reti ufficiali è stata prevista una forma di solidarietà tra chi commissiona la pubblicità, in ipotesi il concessionario, chi la riceve e chi gestisce il veicolo pubblicitario. Sul piano patrimoniale, la solidarietà è fattibile. Se per ipotesi si prevedesse una decadenza dalla concessione per il concessionario, si porrebbe un problema di simmetria sul piano della severità. Cosa si fa nei confronti di chi ha ricevuto la pubblicità e non si è astenuto dal prenderla o da chi l’ha veicolata ?”.

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