23 ottobre 2019
ore 12:57
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VLT: le tante possibili “verità” di un decreto che non fa chiarezza, ma confusione!

Quando esce un nuovo atto normativo che riguarda il settore del gioco, ed in particolare quello degli apparecchi, scatta subito la caccia all’interpretazione, che non sarà mai quella “giusta”, ma al massimo quella più plausibile. Non è raro, però, che in questo “gioco di società”, la fantasia prevalga sulla ragione o, peggio ancora, che si faccia strada la soluzione a cui fa più comodo pensare, producendo non di rado delle false verità a cui in tanti sono disposti a credere. L’ultimo esempio è dato dal nuovo decreto tecnico VLT inviato a fine settembre a Bruxelles per la procedura di notifica comunitaria che, come sappiamo dalla relazione introduttiva, è stato reso necessario per un duplice motivo: aggiornare una norma ormai “vecchia” di 6 anni – non più al passo coi tempi, considerando le modifiche apportate ai...
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VLT: le tante possibili “verità” di un decreto che non fa chiarezza, ma confusione!

Quando esce un nuovo atto normativo che riguarda il settore del gioco, ed in particolare quello degli apparecchi, scatta subito la caccia all’interpretazione, che non sarà mai quella “giusta”, ma al massimo quella più plausibile.

Non è raro, però, che in questo “gioco di società”, la fantasia prevalga sulla ragione o, peggio ancora, che si faccia strada la soluzione a cui fa più comodo pensare, producendo non di rado delle false verità a cui in tanti sono disposti a credere.

 

L’ultimo esempio è dato dal nuovo decreto tecnico VLT inviato a fine settembre a Bruxelles per la procedura di notifica comunitaria che, come sappiamo dalla relazione introduttiva, è stato reso necessario per un duplice motivo: aggiornare una norma ormai “vecchia” di 6 anni – non più al passo coi tempi, considerando le modifiche apportate ai sistemi di gioco dal capitolato tecnico della convenzione 2013 e le lacune riscontrate nel primo periodo di esercizio– e definire le linee guida per la certificazione dei sistemi, che non è più esclusiva Sogei ma è stata differita agli enti di certificazione privati.

 

 

Ciò, per doveroso inciso, anche in conseguenza ad alcune interrogazioni parlamentari del Movimento 5 Stelle, che hanno preso spunto dalle dichiarazioni fatte dal tecnico e gestore Eugenio Bernardi, che sono state riprese da Le Iene e dal noto periodico NO SLOT vita.it,che avevano messo in dubbio il possesso dei requisiti di certificazione da parte di SOGEI,essendo privo dell’ISO IEC 17025, uno dei cardini certificativi in possesso degli Enti privati.

 

Ebbene, la falsa verità che ha cominciato a diffondersi nei primi giorni, per poi rimbalzare in ogni angolo del padiglione che ospita l’Enada, è che il decreto “autorizzerebbe” ad introdurre la cosiddetta “energia”, accorgimento che strizza l’occhio tanto al giocatore quanto al concessionario, che avrebbe così la possibilità di alleggerire (e non di poco) il gravame erariale a cui è sottoposto.

 

 

Leggendo e rileggendo la bozza del decreto, l’arcano si svela nelle definizioni di cui all’art.1, dove si parla non più solo di partita (l’insieme di una o più puntate al termine delle quali si forma l’eventuale vincita), ma anche di puntata (l’operazione che dà inizio ad una fase di gioco e dà origine a un esito).

In realtà, come ci hanno spiegato da ADM, il tutto si traduce nella pura e semplice possibilità di frazionare la partita in più puntate, fermo restando che la vincita si forma solo al termine della partita stessa. Va da sé, quindi, che tale frazionamento, ovvero consentire al giocatore di scegliere quanti punti mettere in palio di volta in volta, non può in alcun modo alterare il prelievo fiscale previsto.

 

Ad ogni buon conto, l’esplicita previsione di puntate come sottoinsiemi delle partite non fa altro che prendere atto della tendenza già diffusa di inserire dei bonus nel corso della partita stessa, in modo da evitare gli eccessivi sbalzi nelle vincite che si riscontravano nei primi tempi di attività delle VLTe che in effetti si riscontrano ancor oggi in alcune piattaforme e singoli giochi (tra l’altro, come tutti sanno, è in corso un’indagine di ADM su uno o più titoli che pare non rispettino la percentuale di vincita).

 

La scelta più diffusa – e lo abbiamo notato proprio in coincidenza degli ultimi aumenti del Preu – è stata quella di offrire al giocatore una notevole quantità di free spin: soluzione che va tutta a vantaggio del giocatore e che al concessionario non costa nulla, in quanto i free spin vengono erogati a puntata zero e quindi non danno luogo a prelievo.

Tornando alla famosa energia, come tutti ben sanno è una sorta di jackpot nel quale solitamente confluiscono le vincite mancate dal giocatore per errore o per volontà. Nell’ambito di una AWP, che è una macchina stand alone ed ha un ciclo chiuso di partire entro il quale deve essere rispettata la prefissata percentuale di restituzione, il giocatore deve avere la fortuna nella fase giusta del ciclo.

 

Invece, nel campo delle VLT l’accumulo di tale energia è possibile solo in linea puramente teorica e solo qualora si vada a stravolgere tutta l’impalcatura di sistema, ed in particolare il funzionamento del RNG.

Alle condizioni attuali, infatti, ci sono degli ostacoli insormontabili, innanzitutto perché la VLTaltro non è che uno dei tanti terminali che fanno capo al un server al quale sono collegati. Altro problema è che nei sistemi VLT non vi è un vero e proprio ciclo, ma un blocco di 5 milioni di partite entro il quale la percentuale di vincita minima prevista dalla legge deve essere verificata.

 

Per essere più precisi, così è scritto nel decreto tecnico in vigore: “la verifica di tale parametro avviene in sede di verifica di conformità  e  collaudo  del  RNG  e  dell’algoritmo  di  distribuzione  delle  vincite  ed  è  sottoposto  a  monitoraggio  al raggiungimento  di  un  numero  pari  ad  almeno  5.000.000  di  puntate  (con  riferimento  al  sistema  di  gioco  e  ad  ogni singolo gioco) e successivamente semestralmente, sulla base dei risultati forniti dal sistema di audit.”

Ora, però, le cose si complicano: “Ciascun gioco deve garantire la restituzione in vincita di una percentuale delle somme giocate non inferiore all’85%; la verifica in esercizio di tale percentuale, sia con riferimento al sistema di gioco che ad ogni singolo gioco, è realizzata attraverso monitoraggi quantomeno mensili a partire dal raggiungimento del numero minimo di partite che consente il rispetto della percentuale minima di restituzione”.

 

Evviva la faccia della chiarezza! E’ come trovarsi di fronte a un geroglifico di una sconosciuta civiltà scomparsa nella notte dei tempi! Oppure, per dirla con linguaggio meno soft, questa sembra la classica frase buttata lì senza starci a pensare troppo su, “perché tanto poi ci pensano gli enti certificatori a risolvere l’arcano”.

E’ un vecchio vizio pure questo, ricordando i carteggi o per meglio dire le email che gli enti e l’Aams+Sogei si scambiarono ai tempi dell’introduzione delle Awp, dove quasi quasi sembrava che si stesse parlando di tutt’altra cosa rispetto a quanto previsto (grossolanamente) dalle norme. Per dirla in grottesco: spesso si scriveva Pippo e s’interpretava Pluto, che sempre cane era, ma di che razza?

Con tale inciso – a scanso di equivoci – non vogliamo lasciar intendere che l’amministrazione abbia l’intento di dare mano libera agli enti e permettere loro di fare come meglio credono. Al contrario, va a caricarli di responsabilità che essi non dovrebbero assumersi.

Ci troviamo quindi perfettamente in linea con quanto sostiene la famosa e sempre informata On. Binetti (Ap): “Mancano ancora linee guida per i test di controllo ed è un bel problema unificare i test degli enti, altrimenti sarebbe il caos perchè ciascuno userebbe metodologie diverse, e quindi potrebbero essere i clienti/concessionari a influenzare l’ente”.

 

Per carità, vi saranno in seguito altri carteggi e altre email per cercare di sbrogliare la situazione. Ma il problema è a monte: possibile mai che tutte le volte si debba partire col piede sbagliato?

 

 

Facciamo un altro esempio: la questione del cross ticketing. Se ne parlò sin dagli albori delle VTL italiane e tutto rimase lì appeso per aria. Ora finalmente il decreto lo prende in considerazione. Ma in che modo? In maniera molto generica, naturalmente. Come dire, “noi l’abbiamo previsto, adesso fate vobis”. E non è un bel modo di fare, basti ricordare che i vari sistemi Vlt adottano diversi protocolli di comunicazione interni, e quindi sarebbe stato perlomeno auspicabile avere degli indirizzi più precisi su come integrare in essi il cross ticketing. Che magari verranno, ma per ora non ci sono.

Comunque, non abbiate paura: qualcuno la soluzione in tasca ce l’ha sicuramente; piuttosto che arrovellarsi il cervello, meglio andare a bussare alla sua porta coi denari in tasca. E il gioco è fatto!

 

Detto questo, bisogna però anche riconoscere che il nuovo decreto, nel definire le caratteristiche del ticket, ha tracciato una buona strada per ovviare alle tante richieste e indagini sul possibile uso fraudolento e di possibile riciclaggio del tickets, segnalato ormai da alcuni anni anche dalla UIF della Banca d’Italia.

 

Visto che siamo ancora nella fase “ di bozza”, ma non così tanto, del decreto, visto che il testo finale deve rimanere il più possibile fedele a quello notificato, non ci pare il caso di andare oltre sulle faccende tecniche, ma certamente altre e più precise e concrete linee guida usciranno. Hai visto mai che da qualche Paese UE non sopravvenganole fatidic he osservazioni contrarie che lo rispediscono al mittente, con obbligo di revisione?

 

Non sappiamo cosa sia meglio sperare. Per certo, vi diciamo che gli stessi enti certificatori hanno le mani nei capelli e qualcuno di loro – insieme a noi – ha la sensazione che quello notificato a Bruxelles sia un testo dove in tanti hanno messo le mani, spingendo interessi diversi, se non addirittura un collage di vari testi, provenienti da chissà dove.

Magari – qui lo diciamo e qui lo neghiamo – uno di questi potrebbe essere il testo delle AWP Remote, o “mini VLT” se preferite. Perché, insomma, a volerla dire tutta senza girarci troppo intorno, il decreto in oggetto sembra avvicinare molto il mondo delle VLT a quello delle AWP. In altri termini, le nuove VLT vanno a perdere molti punti di contatto con gli standard di “azzardo puro” che caratterizzavano i sistemi iniziali, i quali per altro ricalcavano quelli già consolidati a livello internazionale.

 

 

Non a caso, anche il costo minimo della giocata è stato abbassato, da 50 a 10 cent. Ci avete fatto caso?

Ecco allora in nascere, in piena sottotraccia, della “via italiana alle VLT”. Potrebbe essere pure un bello slogan da propagandare, in un clima di caccia alle streghe come quello che da tempo stiamo vivendo. Il guaio è che qui c’è puzza di compromesso politico. Il settore degli EGM (Electronic Gaming Machines) è in subbuglio; l’Italia intera è in subbuglio!

 

 

Il decreto VLT, salvo opposizioni, tornerà a ridosso di Natale, ovvero a una quindicina di giorni di distanza dal referendum costituzionale.  Cosa c’entra? E’ presto detto. Immaginiamo questo scenario: se Renzi perde – perché questo è, voglia o non voglia – dovrà tornarsene a casa, insieme a tutti i suoi accoliti, e il Governo crollerà. A quel punto è facile attendersi l’instaurazione di un governo tecnico, che è tipicamente di stallo o di transizione, come preferite, e quindi farà perdere tanto prezioso tempo a chi desidera che il cambio generazionale degli apparecchi si concretizzi nel breve periodo.

 

Allora, cosa di meglio che creare un pastone indefinito – qual è per l’appunto il decreto di cui stiamo trattando – dove dentro può starci qualsiasi interpretazione? Del resto, c’è una legge naturale ineluttabile: più una disposizione è precisa, meno spazi di manovra lascia aperti, e viceversa.

Dalla politica, purtroppo, non ci si può mai aspettare di più, in quanto chi governa realmente un settore – il nostro come qualsiasi altro – non è un front man ma è lo staff che sta dietro le quinte. E il front man, cioè il politico, dovendo pensare al suo futuro, cerca di barcamenarsi cercando di compensare gli opposti interessi. Perché la storia, in un modo o nell’altro, deve continuare. Ci mancherebbe altro!

 

 

Inutile dire che tra i tanti interessi in gioco, quelli dei concessionari sono basilari. E’ stata una bella mazzata, per loro, doversi imbarcare, 6 anni fa, nell’impresa VLT, e non solo per il fatto di aver dovuto sborsare 15mila euro a diritto, con conseguente asservimento ai fondi di investimento. Il problema ulteriore, non certo secondario, è stato per loro quello di doversi trasformare in gestori. Un lavoro che non avevano mai fatto prima e per il quale non erano strutturati. Nonostante ciò la loro ambizione, tutt’altro che segreta, era di far fuori i gestori tradizionali spingendo un prodotto che solo loro potevano gestire. Alla resa dei conti, però, si è dimostrato che chi ha le VLT deve per forza avere anche le AWP. La sala dedicata, infatti, non è un casinò, innanzitutto perché il giocatore non ha disponibilità enormi e quando vi entra spende quello che ha deciso di spendere, salvo quella piccola fascia di giocatori compulsivi.

 

 

Al tempo stesso, però, chi lavora solo con le AWP si trova in difficoltà, in quanto nella filiera ci sono sempre meno soldi, e una buona parte del capitale si è spostato dall’altra parte. Dati alla mano, per eguagliare le entrate di una VLT ci vogliono 12 AWP. E la prospettiva che il 30% delle comma 6A saranno tolte dal mercato li fa davvero tremare.

Ma il problema si pone pure per l’Amministrazione ed eventualmente, di riflesso, per il concessionario: ricordando che le VLT sono state immesse sul mercato col 14% dei 400 mila e passa NOE rilasciati per apparecchi comma 6A ad agosto 2009, se si toglie un 30% di AWP il rapporto, il valore della percentuale delle VLT presenti sul mercato non sarà più del 15% ma del 20%!

 

 

Morale: mentre da un lato ci assicurano che questa operazione di riduzione sarà avviata e portata a termine in tempi relativamente brevi, per dare un’ulteriore smorzata alle opinioni negative sul settore, una possibile strategia è proprio quella di ammorbidire le VLT, bypassando le mini VLT/AWP remote.

In proposito, permetteteci una parentesi che riporta in auge il tema del costo della giocata. Abbassandolo a 10 cent., si soddisfa il bisogno naturale del giocatore senza distruggerlo e nel contempo lo si fa spendere meno. In pratica, si potrà dire che la perdita potenziale è stata ridotto di 5 volte!

 

 

Forse una mossa più credibile e spendibile a livello mediatico – ma non sappiamo quanto farà piacere ai concessionari – sarà l’eliminazione di certi tagli di banconote: si parla di quella da 500 euro, ma magari si arriverà ad inibire i lettori dall’accettazione di banconote da 200, 100 o addirittura da 50 euro. In fondo, per fare questo, non servono regole tecniche, perché non si tocca alcun parametro funzionale delle piattaforme in essere, ma una semplice circolare ADM.

 

Per il Governo sarà ancor più missione compiuta; una botta al cerchio dell’opinione pubblica e una alla propria botte: meno soggetti da gestire, meno risorse da impiegare. E pure il concessionario sarà contento, perchè alla fine resterà tutto in mano sua. Cosa pretendere di più?

 

 

Marco Cerigioni – PressGiochi

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