Nel nuovo mercato regolamentato del gioco a distanza, i pagamenti digitali si confermano la chiave per un’omnicanalità reale, capace di integrare i canali online e retail. L’innovazione tecnologica non è
Nel nuovo mercato regolamentato del gioco a distanza, i pagamenti digitali si confermano la chiave per un’omnicanalità reale, capace di integrare i canali online e retail. L’innovazione tecnologica non è più solo uno strumento operativo, ma un vero fattore strategico: favorisce la compliance, garantisce tracciabilità dei flussi e migliora l’esperienza dei giocatori, consentendo ai concessionari di collegare i propri canali di distribuzione, senza rinunciare alla sicurezza e alla responsabilità.
Durante il convegno “Pagamenti digitali e iGaming: guidare la crescita nel nuovo mercato dei giochi”, l’avvocato Luca Giacobbe ha evidenziato come i pagamenti digitali rappresentino sempre più uno strumento di crescita della compliance e della conformità.
“A fine ottobre del 2025 – ha ricordato Giacobbe – l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sottoscritto formalmente con una serie di operatori la nuova concessione per il gioco a distanza. Questa nuova concessione ha durata novennale ed è stata preceduta da un periodo di gestazione molto lungo, perché parte innanzitutto dalla legge delega sul riordino n. 111 del 2023. Il governo ha impiegato un anno per mettere a terra il primo decreto delegato, per il solo gioco a distanza. L’anno successivo, nel 2024, l’amministrazione ha emanato il bando di gara, che ha comportato investimenti piuttosto importanti per le aziende partecipanti, perché la concessione era onerosa e richiedeva una serie di requisiti patrimoniali e tecnologici molto rilevanti, oltre all’esborso iniziale di 7 milioni di euro per partecipare. Si tratta di 7 milioni per concessione, e ogni gruppo poteva detenere fino a 5 concessioni, uno sforzo che ha impattato sulle aziende e ha in parte selezionato il parterre dei concessionari precedenti. La sottoscrizione è avvenuta a ottobre 2025, con l’esercizio vero e proprio nei primi mesi del 2026”.
Quali saranno gli elementi normativi che impattano di più sugli operatori?
“Provo a sintetizzare tre aspetti principali che cambiano o cambieranno.
Il primo è il costo della concessione.
Il secondo riguarda la veste del punto vendita. La norma prevede l’istituzione del punto vendita ricariche, destinato a effettuare solo servizi accessori in favore del concessionario online, come la ricarica del conto di gioco e l’assistenza alla sottoscrizione. Il punto vendita di ricarica ha un limite di raccolta tramite contanti di 100 euro a settimana. Questa norma non era inizialmente prevista nella legge delega, ma è entrata nel decreto delegato.
Il terzo elemento, oltre all’ingente investimento iniziale e al limite di ricarica settimanale per i PVR, è la scomparsa della figura della “skin”. Con la precedente concessione, era possibile per ogni concessionario dotarsi di più siti per catturare più giocatori, che si registravano sullo stesso contratto del concessionario. Con la nuova concessione, ciò non è più possibile: il concessionario può utilizzare solo un sito o dominio per raccogliere giocatori”.
Quale impatto possono avere queste novità sul comportamento dei giocatori?
“Questa restrizione comporta un limite: anche giocatori fidelizzati sullo stesso brand non possono passare tra canali diversi. Il concetto di giocatore deve essere parametrato: esistono segmenti diversi, alcuni già abituati ai pagamenti digitali, altri legati al contante. La valutazione deve avvenire caso per caso, perché il pagamento digitale può diventare un vettore di collegamento tra online e retail, contribuendo anche alla compliance e alla tracciabilità dei flussi. Ci sono concessionari con concessioni terrestri e fisiche distinte, e lo stesso giocatore fidelizzato su un brand non può passare dall’una all’altra.
Secondo me, il limite della domanda sta nel concetto di giocatore. Credo che sia un errore concepire il giocatore in modo generico e astratto. Esistono giocatori con abitudini e segmentazioni territoriali diverse. Alcuni giocatori, meno propensi a spendere, potrebbero non risentire del passaggio a pagamenti esclusivamente digitali. Altri, già abituati a wallet digitali tramite smartphone, si adatteranno facilmente; ma dovremo valutare l’impatto specifico su ciascun segmento”.
Quanto viene favorita l’integrazione tra fisico e online e in che modo il multichannel può essere strategico per il brand?
“Il pagamento digitale può essere il vettore di collegamento tra online e retail, lo strumento per collegare due mondi che oggi, per regolamento, non devono parlarsi: ogni concessionario segue il canale per il quale ha ottenuto la concessione. I pagamenti digitali possono essere la chiave di volta per un’omnicanalità reale, ma rappresentano anche un fattore di crescita della compliance e della conformità, perché la normativa italiana richiede strumenti di pagamento tracciabili nel gioco. Non demonizzo il contante, ma i pagamenti digitali sono ormai una parte integrante del sistema e potrebbero sostituire progressivamente i flussi tradizionali. I pagamenti digitali offrono garanzia di tracciabilità e accountability, fondamentale anche nella difesa da contestazioni tributarie.”
Come cambia il ruolo dei vari attori della filiera e quanto le novità normative e le innovazioni tecnologiche impongono una loro formazione?
“L’attuale convenzione di concessione, a differenza della precedente, impone obblighi di investimento onerosi: per i primi due anni il concessionario deve investire almeno il 10% dell’una tantum (circa 700.000 euro), e dal terzo anno in poi gli investimenti sono parametrati alla raccolta media nazionale (0,03%).
Questi investimenti tecnologici comprendono anche la formazione del personale. Il decreto delegato prevede che il concessionario possa dotarsi di sistemi automatizzati di intelligenza artificiale per rilevare comportamenti anomali, truffe e ipotesi di riciclaggio. Anche questi sono costi che ricadono sul concessionario, e la normativa italiana ed europea sull’intelligenza artificiale richiede comunque il controllo umano finale.
Gli investimenti tecnologici si accompagnano quindi a quelli sul personale, sulla gestione e sulla formazione”.
Quanto sono sostenibili economicamente gli investimenti in tecnologia imposti dalla compliance?
“Il bando di gara ha selezionato gli operatori capaci di sostenere tali investimenti e ha escluso chi non era in grado. L’investimento tecnologico oggi significa presidiare la tracciabilità dei pagamenti e il comportamento dei giocatori, individuare quelli problematici e garantire l’accountability.
Infine, gli obblighi di antiriciclaggio non sono irrilevanti. Una recente sentenza della Cassazione del 2023 riguarda il gioco fisico stabilisce un principio generale: nel sistema regolamentato italiano, la trasmissione di flussi tramite contante deve essere l’eccezione. Tutti i corrispettivi della filiera devono viaggiare su strumenti digitali tracciabili”.
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