22 Gennaio 2026 - 11:13

Valute virtuali nei videogiochi, interrogazione in Commissione UE sui rischi per i minori e concorrenza sleale

Il tema delle valute virtuali utilizzate nei videogiochi approda al Parlamento europeo. Con l’interrogazione scritta presentata dall’eurodeputata Catherine Griset (PfE) si chiede alla Commissione europea di intervenire sullo sviluppo e

06 Gennaio 2026

Il tema delle valute virtuali utilizzate nei videogiochi approda al Parlamento europeo. Con l’interrogazione scritta presentata dall’eurodeputata Catherine Griset (PfE) si chiede alla Commissione europea di intervenire sullo sviluppo e sull’utilizzo di monete digitali impiegate all’interno dei videogame, come ad esempio i Robux del popolare gioco Roblox.

Secondo quanto evidenziato nell’atto parlamentare, queste valute vengono utilizzate per acquistare oggetti, personalizzazioni degli avatar e funzionalità aggiuntive all’interno dei giochi. Tuttavia, il loro impatto va oltre il semplice contesto ludico: le monete virtuali possono infatti essere acquistate con denaro reale e, in alcuni casi, spese non solo nel gioco di origine ma anche su altre piattaforme o in altri titoli.

Un meccanismo che, secondo l’eurodeputata, solleva serie criticità, in particolare per quanto riguarda la tutela dei minori. Le valute virtuali, si legge nell’interrogazione, possono favorire forme di manipolazione dannosa dei giocatori più giovani e rappresentare al tempo stesso un onere economico significativo per le famiglie.

Negli Stati Uniti la questione è già finita sotto la lente delle autorità: sono state infatti presentate denunce contro le società che gestiscono questi giochi, con accuse legate soprattutto alla mancanza di misure adeguate di protezione dei minori. In Europa, invece, il dibattito si concentra sulle presunte insufficienze del Digital Services Act (DSA), che – secondo alcune posizioni critiche – potrebbe richiedere integrazioni, anche attraverso una futura Digital Fairness Act.

Nel suo quesito alla Commissione, Griset solleva due interrogativi centrali. In primo luogo, chiede perché l’Unione europea continui a fare affidamento su forme di autoregolamentazione dell’industria o su ulteriori interventi normativi, invece di valutare un’opzione più drastica: vietare nel mercato interno le valute virtuali utilizzate nei videogiochi, considerate “pericolose e addictive” per i minori.

In secondo luogo, l’eurodeputata pone una questione di concorrenza: queste valute, spesso gestite da grandi operatori extra-UE, potrebbero consentire a società di Paesi terzi di ottenere un vantaggio competitivo sleale rispetto alle aziende europee, sfruttando modelli di business meno vincolati dalle normative comunitarie.

L’interrogazione riaccende così il confronto europeo sul rapporto tra innovazione digitale, tutela dei consumatori e protezione dei minori, aprendo la strada a un possibile irrigidimento dell’approccio normativo verso le economie virtuali nei videogiochi. Ora la palla passa alla Commissione, chiamata a chiarire se e come intenda intervenire su un fenomeno in rapida crescita e sempre più controverso.

PressGiochi

Fonte immagine: https://www.reggiosera.it/photogallery_new/images/2019/07/bitcoin-18130.660x368.jpg

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