24 Novembre 2020 - 10:04

Umbria e chiusura sale gochi: la lettera dei gestori di apparecchi da gioco alla presidente Tesei

23 società di gestione e noleggio di apparecchi da gioco pubblico che rappresentano oltre 260 lavoratori della Regione Umbria hanno scritto insieme una lettera alla presidente Donatella Tesei per chiedere

21 Ottobre 2020

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23 società di gestione e noleggio di apparecchi da gioco pubblico che rappresentano oltre 260 lavoratori della Regione Umbria hanno scritto insieme una lettera alla presidente Donatella Tesei per chiedere di rivedere l‘ordinanza che blocca sale giochi, scommesse, bingo e slot machine negli esercizi generalisti come intervento di contrasto alla diffusione del Coronavirus.

In una regione, tanto più dove non ci sono al momento né focolai, né allarmi da parte della strutture sanitarie.

E il tutto, senza che ci siano evidenze scientifiche che segnalano i luoghi del gioco come a maggior rischio contagio.

Esprimono così – scrivono – “la nostra forte contrarietà alla sospensione totale di tutte le attività connesse al settore sale gioco, bingo e scommesse… L’ordinanza n. 65 del 19 ottobre della Regione Umbria ci comunicava inspiegabilmente la chiusura di tutte le attività collegate al nostro settore a partire dalla giornata del 20 ottobre fino al 14 novembre.

Un colpo insostenibile per noi noleggiatori umbri, per i proprietari di sale gioco, slot e vlt, ma anche per gli oltre 1.100 esercizi collegati alla nostra attività. Attraverso questa ordinanza è stato sospeso anche il gioco operato con dispositivi elettronici del tipo slot machines situati all’interno degli esercizi pubblici, degli esercizi commerciali e di rivendita di monopoli togliendo un sostegno finanziario a chi era soggetto ad altre limitazioni, di fatto togliendo tutto ai titolari di queste attività e lasciandoli nel baratro di un non futuro, rassicurandoli con vacue promesse, come quelle del Presidente stesso che durante la conferenza pronunciava testuali parole: “Siamo consapevoli che imporremo sacrifici economici agli imprenditori e agli operatori economici che subiranno effetti negativi, c’è l’impegno del governo a ristorarli”.

Alla luce dell’ordinanza della Regione Umbria, addirittura più restrittiva delle misure impostate a livello governativo, poniamo questa domanda: Come pensate di ristorarci? Il nostro poco ossigeno é finito e i gli effetti negativi si tradurranno in chiusura delle nostre attività. Dietro imposizioni incomprensibili e ingiustificabili verranno sacrificate centinaia di famiglie. Forse sfugge l’importanza del tema, forse non c’é contezza di quanti siano gli addetti di questo settore. Forse non é chiaro il dramma che c’é dietro ai numeri.

Come potremo rassicurare i nostri dipendenti circa gli ammortizzatori sociali? Ha una vaga idea di quali siano i tempi di attesa legati alla loro erogazione? Nei frattempo come ci sfamiamo se da un giorno all’altro ci si chiede di fatturare zero? A fronte di cosa? Quali sono le misure compensative pensate per arginare la deriva sociale che si nasconde dietro i mancati stipendi?

Egr. Presidente la rabbia nei confronti di un atto amministrativo simile diviene ancora più grande dopo l’ordinanza n. 64 riguardante gli eventi sportivi, nella quale si consente l’accesso agli stadi, seppur con un numero ridotto di persone.

Davvero pensa siano meglio gestibili centinaia di tifosi rispetto ad una sala con protocolli ben precisi da rispettare? La invitiamo, insieme al comitato tecnico scientifico, a verificare di persona l’ingresso in uno dei nostri locali, a toccare con mano i protocolli adottati e a misurare il distanziamento sociale applicato.

Perché la nostra Regione ha pedissequamente copiato le misure della Lombardia, Regione assai diversa dalla nostra, per numeri, tasso epidemiologico e densità della popolazione?

Ancora una volta il nostro settore viene discriminato e con esso tutte le famiglie dei nostri dipendenti, lasciati a casa da un’ora all’altra senza un minimo di riguardo, dimenticando anche il contributo in termini economici che le nostre attività producono per lo Stato. In virtù di chiusure scriteriate e illogiche, nessuna misura compensativa viene illustrata dal DPCM né tantomeno dall’ordinanza della Regione Umbria.

Attraverso questa missiva vogliamo trovare un punto di incontro con la speranza per una volta di essere ascoltati. Non cerchiamo lo scontro ma almeno un approccio di collaborazione. Diversamente – concludono i gestori – ci sentiremo sempre più abbandonati dalle Istituzioni, in un momento storico quanto mai difficile, dal quale usciremo tutti sconfitti. Chiediamo un incontro nel più breve tempo possibile anche in modalità telematica in ragione delle raccomandazioni di distanziamento sociale”.