28 Settembre 2020 - 02:22

UK. Per l’Imperial College London la dipendenza da gioco d’azzardo attiva le stesse aree del cervello di droga e alcol

Una nuova ricerca realizzata dall’Imperial College London suggerisce che la dipendenza da gioco d’azzardo attiva le stesse vie celebrali di alcol e droga. Lo studio, realizzato da studiosi internazionali tra

04 Gennaio 2017

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Una nuova ricerca realizzata dall’Imperial College London suggerisce che la dipendenza da gioco d’azzardo attiva le stesse vie celebrali di alcol e droga. Lo studio, realizzato da studiosi internazionali tra cui quelli dell’Imperial College London, suggerisce di approfondire lo studio di queste aree del cervello come metodo futuro per trattare questa dipendenza. Secondo gli studiosi, la dipendenza da gioco può indebolire i collegamenti tra le parti del cervello che controllano i nostri impulsi.

 

“Questo studio fornisce un contributo importante alla biologia della dipendenza da gioco, ancora in gran parte sconosciuta” ha affermato il Dr Henrietta Bowden-Jones, del Dipartimento di Medicina del’Imperial e direttore della National Problem Gambling Clinic, al Central and North West London NHS Foundation Trust.

 

“Sappiamo che questa dipendenza può avere una componente genetica e che i figli di giocatori d’azzardo hanno un più alto rischio di sviluppare questa addiction, ma ancora sappiamo molto poco sulle parti del cervello coinvolte. Questa ricerca analizza proprio tali aree e apre la strada a trattamenti mirati per limitare la dipendenza e le sue ricadute”.

 

La ricerca finanziata dal UK Medical Research Council ha individuato due aree celebrali: corteccia insulare e il nucleus accumbens, sono le parti maggiormente coinvolte in chi sviluppa dipendenza da gioco. L’attività di queste aree che si trovano in profondità nel cervello, interviene nei processi decisionali, nel controllo degli impulsi e nelle dipendenze come quelle da droga e alcol.

Il problema del gioco, che nel Regno Unito può interessare circa 593mila persone, può essere trattato con terapie cognitivo-comportamentali e con farmaci.

Nello studio sono stati coinvolti 19 pazienti dipendenti da gioco e 19 persone sane e tra i gamblers sottoposti a stimoli legati al gioco si attivavano le due aree del cervello indicate dallo studio. I soggetti erano attratti soprattutto da roulette elettroniche e scommesse sportive. Il team di scienziati ha scoperto che deboli collegamenti tra il nucleo accumbens e il lobo frontale nei giocatori problematici sono stati associati con un maggiore desiderio.

Come ha spiegato il professor Anne Lingford-Hughes: “Connessioni deboli tra queste regioni sono state identificate anche nei casi di dipendenza da droghe e alcol. Il lobo frontale può aiutare a controllare l’impulsività, quindi una connessione debole può contribuire nell’incapacità delle persone di fermare il gioco d’azzardo, come quella di sottovalutare le conseguenze negative delle loro azioni. I collegamenti possono anche essere determinati dallo stato d’animo – o dallo stress – , che può essere il motivo per cui persone dedite al gioco hanno ricadute durante periodi difficili nella loro vita”.

“Il monitoraggio dell’attività e delle connessioni dell’Insula e del nucleo accumbens nelle persone dedite al gioco non solo può aiutare i medici a valutare l’efficacia di un trattamento, ma può anche aiutare a prevenire la ricaduta”. Il gruppo sta ora indagando quali trattamenti possono ridurre l’attività in queste aree, nel tentativo di ridurre il desiderio dei giocatori.

PressGiochi