Milano – Mentre il riordino nazionale del gioco d’azzardo resta in bilico tra decreto legislativo online già varato e quello sulla rete fisica ancora in alto mare, le Regioni continuano
Milano – Mentre il riordino nazionale del gioco d’azzardo resta in bilico tra decreto legislativo online già varato e quello sulla rete fisica ancora in alto mare, le Regioni continuano a confrontarsi su come proteggere la salute pubblica senza rinunciare a un’offerta legale sostenibile.
È questo il messaggio forte emerso dal convegno “Tutti in gioco” organizzato da Regione Lombardia, che ha riunito tecnici, assessori, operatori del settore, gestori e rappresentanti di enti locali per fare il punto su prevenzione, cura e regolamentazione del disturbo da gioco d’azzardo.
Il momento è delicato. Il decreto legislativo 41/2024 ha già ridefinito il quadro per il gioco a distanza, introducendo elementi critici come la riapertura parziale alla pubblicità, un ruolo rafforzato dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e una terminologia (“gioco pubblico”, “gioco responsabile”) che, secondo i tecnici della sanità regionale, rischia di indebolire la priorità della tutela della salute rispetto agli interessi erariali.
Il secondo decreto, quello sulla rete fisica, è atteso da mesi e rappresenta il nodo cruciale: distanziometri dai luoghi sensibili, limiti orari e certificazione degli esercizi sono i punti su cui si sta consumando il confronto tra Stato e Regioni.
Angela Bravi, coordinatrice uscente del Gruppo interregionale tecnico sulle dipendenze, ha tracciato con lucidità lo scenario. «Equiparare senza gerarchia interessi di salute e gettito erariale è già una svalutazione della salute pubblica», ha sottolineato, ricordando come tutte le Regioni abbiano ormai leggi proprie che il nuovo quadro nazionale dovrà comunque rispettare o far decadere. Bravi ha anche evidenziato i cambiamenti positivi sui fondi che le Regioni ricevono dallo Stato per la prevenzione e la cura dei giocatori patologici: il passaggio a programmazioni triennali, maggiore flessibilità nella rendicontazione e l’obiettivo di uniformare i modelli nazionali pur rispettando le specificità territoriali.
Diverse esperienze regionali hanno mostrato come si possa operare efficacemente anche in contesti complessi. In Liguria, Sonia Salvini e il team del progetto GIG – Generazioni in Gioco (ospitato in ASST 2) hanno raccontato l’esperienza di setting non sanitarizzati: spazi smart, accessibili, pensati per agganciare precocemente adolescenti e giovani senza medicalizzare subito il disagio, cioè senza trattarlo subito come patologia. L’obiettivo è l’attrattività, la riduzione dello stigma e la promozione del benessere, con risultati concreti in termini di accessi e coinvolgimento attraverso peer education.
In Emilia-Romagna, Alessio Saponaro ha illustrato un piano triennale costruito in stretta collaborazione con enti locali, terzo settore e associazioni di mutuo aiuto. Punti di forza: distanziometri efficaci (con centinaia di attività spostate o chiuse), campagne di comunicazione regionale articolate per target (manifesti, video, social), formazione docenti e peer education. «L’azione normativa sul distanziamento è quella che ha dato i risultati più evidenti a costi contenuti», ha detto Saponaro, pur riconoscendo i contenziosi con i gestori. Paolo, rappresentante di un gruppo di auto-mutuo aiuto, ha portato la voce dei giocatori in recupero, sottolineando l’importanza della rete integrata e della testimonianza diretta nelle scuole.
Dalla Campania, Biagio Zanfardino ha descritto una realtà segnata da forte presenza di criminalità organizzata ma anche da grande vitalità delle reti informali. La strategia regionale punta su capillarizzazione (unità mobili), integrazione interistituzionale (osservatori territoriali con Comuni, forze dell’ordine e terzo settore) e Pdta (Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) standardizzati. «Non è solo una questione sanitaria: serve una risposta complessa», ha ribadito, auspicando maggiore sistematizzazione delle reti.
Sul fronte degli esercenti, Emmanuele Cangianelli (EGP FIPE-Confcommercio) e Claudio Bianchella (Astro) hanno portato il punto di vista della filiera. Entrambi hanno sottolineato come l’esplosione del gioco online stia rendendo parzialmente obsolete alcune misure pensate per l’offerta fisica. «Oggi la distanza andrebbe misurata dal device più che dal punto vendita», hanno osservato, proponendo maggiore collaborazione: formazione degli operatori di sala, tecnologie di autoesclusione e auto-limitazione, certificazione degli esercizi e investimenti possibili solo dopo la riassegnazione delle concessioni. Per i gestori, la prevenzione passa anche dal presidio fisico qualificato, non solo dal proibizionismo.
Il convegno lombardo, moderato da Corrado Celata, DG Welfare di Regione Lombardia, ha confermato un doppio binario ormai consolidato: da un lato il lavoro sulle leggi regionali e sui distanziometri, dall’altro lo sviluppo di servizi territoriali, campagne di comunicazione e reti integrate. Con il riordino nazionale in arrivo (o forse rinviato), le Regioni si preparano a difendere gli spazi di manovra conquistati e a contaminare l’intero territorio con le buone pratiche maturate. Un segnale chiaro agli operatori del settore: la partita si gioca su più tavoli – normativo, sanitario, sociale ed economico – e solo un’alleanza pragmatica tra tutti gli attori potrà produrre risultati duraturi.
PressGiochi
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