19 Settembre 2020 - 10:49

Treviso. In cura presso l’Usl anche molti giocatori online

È lo smartphone la nuova frontiera della ludopatia, con giocatori d’azzardo giovanissimi (ventenni o poco più) che dal dispositivo che tengono nel palmo della mano scommettono cifre importanti, talvolta svuotando

01 Dicembre 2016

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È lo smartphone la nuova frontiera della ludopatia, con giocatori d’azzardo giovanissimi (ventenni o poco più) che dal dispositivo che tengono nel palmo della mano scommettono cifre importanti, talvolta svuotando la carta di credito, su eventi sportivi o altri giochi virtuali. Non bastassero le slot machine che affollano i bar, e richiamano decine di giocatori compulsivi, ora anche

 

Anche le Asl e i centri di assistenza per giocatori patologici si stanno accorgendo che il problema del Gp non deriva solo da slot machine e videolotterie ma un incentivo viene dato molto anche dalle nuove tecnologie che offrono giochi elettronici in denaro.

A parlarne è la Usl7 di Pieve di Soligo (Treviso) che negli ultimi tempi registra numeri in aumento per quanto riguarda i giocatori seriali e ha deciso di scendere in campo nelle scuole, con un progetto pilota per 500 ragazzi delle scuole di Soligo e Conegliano.

L’ambulatorio per il gioco d’azzardo patologico dell’Usl7 ha seguito, nell’anno in corso, 155 persone, 86 alle prese con problemi di dipendenza dal gioco (erano stati 75 lo scorso anno) e 69 familiari, chiamati a collaborare per “recuperare” il giocatore patologico.

«Per la maggior parte si tratta di giocatori delle slot machine» spiega il dottor Carlo Cenedese del Centro per le dipendenze giovanili, «ma è ancora sottostimato l’effetto che avranno le scommesse on line, praticate soprattutto dai più giovani. È sufficiente avere una carta di credito, o utilizzare quella dei genitori, e si può giocare ovunque, con modalità molto semplici: sarà il problema dei prossimi anni».

 

L’Usl7 prova a fermare il fenomeno… con un gioco: una serie di quiz e attività ludiche on line, rivolte ai ragazzi delle scuole superiori, in grado di far capire la pericolosità di certi comportamenti. «Si tratta una tipologia di intervento che si realizza prevalentemente su piattaforma informatica e che si sta diffondendo a livello internazionale», spiega Michela Frezza, direttore del Serd dell’Usl7, «una volta ultimata la fase sperimentale a valutare i risultati sarà l’Università di Padova.

Se saranno confermati i buoni risultati ottenuti nel Regno Unito, il progetto sarà esteso a livello nazionale e potrà diventare uno strumento importante da utilizzare per la prevenzione allo sviluppo della dipendenza da gioco, grazie all’approccio “smart” e multimediale, adatto ai giovani».

 

Nell’Usl7 i “malati di gioco” sono soprattutto maschi (71 contro 15 donne). Dal punto di vista professionale la categoria più rappresentata è quella dei dipendenti (31), seguita da disoccupati (16), liberi professionisti (12) e pensionati (10). Più della metà (45) hanno più di 44 anni, la fascia d’età più rappresentata è quella tra 45-49 anni; il più giovane ha 16 anni, il più anziano 80.

PressGiochi