14 ottobre 2019
ore 23:07
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Trento. Zeni (Ass. Pol. Soc.): “Sul gioco, bene normativa uniforme, no regole a macchia di leopardo”

Torna a ribadire l’importanza della prevenzione e della formazione in materia di gioco d’azzardo e patologie il professor Cesare Guerreschi della Siipac in occasione dell’evento organizzato a Trento dal titolo ‘TRENTINO: PRIMA ANALISI SUL GIOCO. Ipotesi e proposte per una nuova legge’ che si è tenuta venerdì pomeriggio presso la CCIA alla quale hanno partecipato l'Assessore Luca Zeni, il Presidente della CCIA Giovanni Bort, il sondaggista Giorgio de Carlo, l'Avvocato Geronimo Cardia e l'economista dell'Istituto Friedman Andrea Villotti. “Con questa ricerca da noi commissionata- ha spiegato il prof. Guerreschi - abbiamo avuto delle risposte che ci auspichiamo possano essere linee guida sulla regolamentazione del gioco. Si mette in prima linea la prevenzione e la formazione, temi centrali ancora troppo sottovalutati. La formazione degli operatori delle sale da gioco si deve fare ...
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Trento. Zeni (Ass. Pol. Soc.): “Sul gioco, bene normativa uniforme, no regole a macchia di leopardo”

Torna a ribadire l’importanza della prevenzione e della formazione in materia di gioco d’azzardo e patologie il professor Cesare Guerreschi della Siipac in occasione dell’evento organizzato a Trento dal titolo ‘TRENTINO: PRIMA ANALISI SUL GIOCO. Ipotesi e proposte per una nuova legge’ che si è tenuta venerdì pomeriggio presso la CCIA alla quale hanno partecipato l’Assessore Luca Zeni, il Presidente della CCIA Giovanni Bort, il sondaggista Giorgio de Carlo, l’Avvocato Geronimo Cardia e l’economista dell’Istituto Friedman Andrea Villotti.

 

“Con questa ricerca da noi commissionata- ha spiegato il prof. Guerreschi – abbiamo avuto delle risposte che ci auspichiamo possano essere linee guida sulla regolamentazione del gioco. Si mette in prima linea la prevenzione e la formazione, temi centrali ancora troppo sottovalutati. La formazione degli operatori delle sale da gioco si deve fare perché fondamentale. Da 25 anni mi occupo di formazione degli operatori, attività che è fondamentale per contrastare e affrontare il problema del gioco patologico”.

 

 

“A livello imprenditoriale – ha spiegato Giovanni Bort presidente della CCIA – il settore del gioco dà lavoro a molte persone, va rispettato e merita una regolamentazione che permetta di tutelare chi lo gestisce e chi ne usufruisce.

Lo studio che presentiamo oggi conferma ancora una volta che solo il buon senso, la prevenzione e la conoscenza sono il modo migliore per esercitare il controllo necessario affinché un’attività ludica rimanga tale, un controllo che deve tradursi in una gestione intelligente senza cedere alle forme di proibizionismo che rappresentano il primo passo per l’ingresso dell’illegalità”.

 

 

“E’ importante – ha affermato l’assessore provinciale alla alute e alle politiche sociali Luca Zeni – che in un settore delicato come questo ci sia collaborazione tra i vari soggetti interessati.

Il tema emerso con unanimità è quello che il divieto assoluto non ci permette di risolvere in maniera definitiva le dipendenze da gioco. Negli ultimi anni la diffusione dell’offerta in internet emersa in maniera importante ci preoccupa anche per la difficoltà di controllo che ne derivano. Se abbiamo un fenomeno in assoluto negativo il divieto serve, ma questo non è il caso del gioco. In questa materia il punto più problematico è quello delle regole. Sono positive le iniziative che tendono ad uniformare la disciplina perché delle regole a macchia di leopardo sono poco logiche per l’utenza e problematiche per gli operatori.

Sul tema della pubblicità invece, ritengo ci debbano essere divieti forti visto che essa interviene sulla questione della formazione; anche sulla questione orari ci deve essere un intervento importante, visto che l’offerta continua aiuta a giocare di più. Una cosa che emerge tra chi ha il problema del Gap è la forza dirompente dell’offerta continua. Il problema vero è la slot machine diffusa in ogni bar che spinge alla giocata frequente. Differenziare anche proposte diverse di gioco all’interno delle sale e intervenire sul fenomeno quando crea problemi permette anche di intercettare i casi più problematici”.

“L’elemento nuovo – ha continuato Zeni – è quello degli orientamenti giurisprudenziali che stanno intervenendo sulle discipline. Un tema giuridicamente delicato sul quale la provincia di Trento ha deciso la strada dell’osservazione; ci siamo presi 5 anni di tempo per analizzare come evolve la situazione. Nello studio Quaeris si evidenzia come l’aspetto culturale e la formazione fanno la differenza. Anche tra gli incontri che abbiamo fatto con le scuole ciò che abbiamo capito è che aumentare la conoscenza di un fenomeno aiuta moltissimo.

Le dipendenza hanno un filo conduttore comune e spesso tra le persone colpite si notano più dipendenze. Sulla cultura ci giochiamo il grosso: cultura, formazione e prevenzione permettono di sviluppare gli anticorpi.

Continueremo come provincia – ha concluso l’assessore – a muoverci molto su questo fronte e ad analizzare la situazione giurisprudenziale per permetterci di mantenere regole rigorose ma anche sostenibili e lecite”.

PressGiochi

 

 

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LO STUDIO – Lo studio è stato condotto su di un campione rappresentativo di 2.008 cittadini italiani. Il campione è stato stratificato per genere ed età, con sovra campionamento sulle Provincie autonome di Trento e di Bolzano La ricerca mantiene il suo prevalente carattere qualitativo, con elaborazioni quantitative ottenute attraverso l’aggregazione delle risposte alle domande totalmente libere.

Tra gli intervistati dalla Siipac aventi un età compresa tra i 18 anni in su, il 46,5% è uomo mentre il restante 53,5% è donna. Di questi il 19,8% ha tra i 35 e i 44 anni mentre il 26,2% ha sopra ai 65 anni.

Ne cercare di comprendere la percezione che del gioco d’azzardo hanno gli italiani, la società di intervento guidata dal professor Cesare Guerreschi ha cercato di partire dal tipo di giochi che appassionano di più la popolazione. Il 65,2% ha affermato di preferire il Gratta&Vinci, seguito da Lotto e Superenalotto, dalle scommesse sportive e dai giochi online. Poi ci sono le lotterie, i giochi di carte, il bingo e solo in ottava posizione le slot machine e le video lotterie. Tale analisi sulla predisposizione dei giochi da parte degli italiani conferma quanto già analizzato dal Cnr che vedeva appunto grattini e scommesse in pool position tra i giochi più diffusi.

Si gioca sop

rattutto per vincere, ma anche per tentare la fortuna e per divertimento: i giochi online e le scommesse sportive attraggono soprattutto per divertimento e solo come secondo motivo per vincere mentre sono il Lotto e il Superenalotto, paradossalmente, i giochi nei quali gli italiani sperano in una vittoria e solo successivamente per il piacere di giocare a giochi ormai storici della nostra cultura nazionale.

Il 43,1% di chi gioca lo fa spendendo tra 1 e 10 euro, mentre il 45,2 spende tra i 10 e i 100 euroal massimo in un giorno. Il 10,5% dichiara di aver anche giocato in una giornata tra i 100 e i 1000 euro e l’1,2%  addirittura fino a 10mila euro.

Mettendo a confronto uomini e donne ppossiamo vedere che più propensi all’azzardo sono proprio gli uomini che arrivano a spendere cifre più consistenti a differenza delle donne che sono più propense a spendere giornalmente tra l’1 e 10 euro.

Gli importi giocati abitualmente per il 73,6% del campione intervistato si situano fino ai 10 euro, il restante spende abitualmente tra i 10 e i 100 euro; infine, solo il 3% spende fino a mille euro.

 

In un periodo nel quale parlare gi gioco d’azardo, di patologie connesse è divenuto anche uno strumento politico per farsi propaganda, la Siipac ha deciso di valutare anche che il punto di vista dei giocatori nei confronti delle politiche locali e nazionali adottate negli ultimi anni nei confronti del gioco.

Per la maggior parte degli intervistati, ovvero il 92% è importante che i comuni e le Regioni facciano prevenzione nei confronti del gioco d’azzardi, mentre per il restante 8% non lo è. Nonostante la maggioranza veda favorevolmente un intervento istituzionale in tal senso, solo il 14,7% ritiene che poi nei fatti questi interventi siano utili e giungano a dei risultati. Gli scettici sono soprattutto le donne per le quali, solo l’11,6% ritiene efficaci queste politiche. Per il 18,8% degli intervistata, infatti, lo Stato non ha interesse a ridurre una fonte di cospicui guadagni come quella del gaming, per il 14,8% tuttavia troppe sono le presone dipendenti mentre per il 13,7% è un fenomeno diffuso che sta aumentando in maniera capillare.

Il 66,9% dei giocatori della provincia autonoma di Trento conosce le politiche di prevenzione attuate a livello regionale e le ritiene importanti soprattutto per quanto riguarda l’efficacia dei controlli e del divieto dei giochi ai minori anche se in molti credono che chi voglia giocare lo fa comunque andando consapevolmente incontro a ciò che rischia. Per gli intervistati, tra i motivi di non efficacia delle politiche, rientra il fatto che ci sino troppi casi di ludopatia e troppe slot machin installate, oltre al fatto che nonostante gli interventi non sia cambiato nulla e la gente giochi ugualmente. Solo per il 13,8% queste politiche sono efficaci.

 

Spostando il nostro obiettivo fotografico da Trento a Bolzano vediamo che la situazione – o megli la percezione che i cittadini hanno del fenomeno – cambia radicalmente.

Per la maggioranza dei bolzanini intervistati – il 57,5% – non solo gli interventi attuati non sono efficaci, ma il 63,3% non le conosce affatto. Il pensiero comune è che la gente continua comunque a giocare e bisognerebbe fare di più.

 

 

 

Cristina Doganini – PressGiochi

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