13 novembre 2019
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Trento. S’incaglia pdl Viola su gioco patologico. Per la Lega Nord il testo favorisce le grandi sale da gioco

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Trento. S’incaglia pdl Viola su gioco patologico. Per la Lega Nord il testo favorisce le grandi sale da gioco

Il Consiglio provinciale di Trento ha iniziato l’esame degli articoli del disegno di legge “Interventi per la prevenzione e cura della dipendenza da gioco”, che unifica due proposte normative proposte la prima da Walter Viola di Progetto Trentino, la seconda da Violetta Plotegher del Pd. La discussione si è animata ed “incagliata” dopo l’intervento di Maurizio Fugatti della Lega Nord Trentino, la cui posizione è stata condivisa anche da Bezzi, Civettini, Fasanelli e Degasperi, ma ha sollevato dubbi anche nella maggioranza. Fugatti ha contestato la legge nel punto in cui a suo avviso favorisce la lobby delle grandi sale da gioco che promettono vincite in denaro e discrimina invece le imprese come i bar e altre attività commerciali che integrano l’attività di somministrazione di alimenti e bevande con l’offerta di slot machine.

La legge proposta da Viola e Plotegher era stata emendata in Commissione per iniziativa della Giunta con una norma destinata ad obbligare entro tre anni i titolari di bar e altre attività commerciali collocati entro un raggio di 300 metri da luoghi sociali sensibili (scuole, i centri anziani, ecc.) a rimuovere questi apparecchi. Obbligo che non riguarda però le sale gioco che sono imprese tutelate da norme nazionali la cui ragione sociale consiste proprio nell’azzardo e nelle scommesse che la legge consente. Il problema – ha spiegato l’assessore Olivi – è che se queste sale da gioco venissero assoggettate alla nuova legge provinciale sarebbero costrette a chiudere. E questo non può essere previsto da nessuna norma.

Ma – obiettano Fugatti e altri rappresentanti delle opposizioni – che senso ha, in una legge che si propone di contrastare la ludopatia, costringere i bar a liberarsi entro tre anni dalle “macchinette mangiasoldi“ senza le quali questi locali spesso non riescono a sopravvivere, e salvare invece le sale gioco che si arricchiscono solo con il gioco d’azzardo? Di fronte a questo ragionamento anche Viola (Progetto Trentino), primo firmatario del disegno di legge, ha chiesto alla Giunta una verifica e nonostante i tentativi di chiarimento dell’assessore Olivi il capogruppo del Pd Alessio  Manica ha chiesto un’interruzione perché la maggioranza possa valutare più approfonditamente la questione.

 

 

Viola, positivo il forte coinvolgimento del Terzo Settore –  Viola ha sottolineato la gravità del problema sociale costituito dalla ludopatia. Dopo che il decreto che ha dichiarato la ludopatia una dipendenza di tipo patologico, per Viola, che aveva presentato per primo un disegno di legge in materia, la Provincia ha ora la possibilità di introdurre in Trentino una serie di misure di contrasto a questa piaga sociale. Recependo molte delle sollecitazioni emerse dai soggetti ascoltati dalla Commissione competente del Consiglio provinciale, visti gli effetti devastanti sulle persone e le loro famiglie è indispensabile attuare politiche di prevenzione, dissuasione e messa in rete delle realtà che si occupano del problema. Questo perché vi sia un uso consapevole del gioco d’azzardo, che – va detto – è lecito ma sfugge ad ogni controllo specialmente se si consuma online. Viola ha poi segnalato le finalità del testo unificato.

 

Plotegher, costi sociali inaccettabili –  Violetta Plotegher ha messo l’accento sui “costi sociali” del problema che nulla ha a che fare con il gioco e l’attività ludica e andrebbe quindi ribattezzato ”azzardopatia”. Per i giochi d’azzardo gli italiani spendono 1431 euro a testa ogni anno, che si riducono a 115 euro in Trentino. Per le giocate nella nostra regione si spendono complessivamente 1 miliardo 176 milioni. I costi sociali non riguardano solo le cure, ma la perdite di performance lavorative, di reddito, relazionali con il 9% delle separazioni riconducibili alla ludopatia. Si stimano più di 6 miliardi di euro spesi dallo Stato a causa delle persone affette da ludopatia. Soldi che potrebbero servire a risolvere ben altre emergenze economiche e di lavoro. Vi sono infine costi sociali che impattano dalle finanze pubbliche per circa 8 miliardi di euro l’anno. Connesse al gioco d’azzardo vi sono infine infiltrazioni della criminalità organizzata. Più che alla cura secondo  Plotegher è fondamentale agire sul terreno della prevenzione con il concorso di tutti i soggetti pubblici e privati interessati. Il testo di legge mira a premiare le realtà che rinunciano ai proventi del gioco d’azzardo, ma occorre coinvolgere gli esercenti. Contrastare l’azzardo infatti richiede un cambiamento culturale diffuso. Senza questo approccio dobbiamo prepararci ad un futuro nel quale non riusciremo più a riparare i danni.

 

 

Giuseppe Detomas, presidente della IV Commissione del Consiglio provinciale ha ricordato il metodo altamente positivo che ha portato all’elaborazione di un testo unificato dei due disegni di legge orientati a contrastare la ludopatia.

Claudio Cia (Civica Trentina) ha espresso perplessità sulla possibilità di arginare con questo disegno di legge il fenomeno della dipendenza da gioco d’azzardo. Questo perché lo Stato e la Provincia guadagnano troppo grazie al gioco d’azzardo. In particolare lo Stato, che incassa circa 8 miliardi di euro con questa attività, combatte e al tempo stesso non combatte questa piaga e continuerà a farlo finché non si renderà conto, come per il fumo, che i propri guadagni sono inferiori alle perdite. Cia ha rilevato anche che sono soprattutto i poveri a cercare la fortuna nel gioco d’azzardo, il cui crescente utilizzo è direttamente proporzionale all’aumento della miseria moltiplicata dalla crisi economica in corso.

Marino Simoni (Progetto Trentino) ha plaudito al disegno di legge da lui sottoscritto perché fornisce anche agli enti locali alcuni strumenti concreti per fronteggiare il problema della dipendenza dal gioco d’azzardo. “Mi auguro – ha concluso – che il Consiglio voti compatto a sostegno di questo provvedimento per dare alla comunità un segnale di fiducia nella possibilità di risolvere i problemi che, in questo caso, rischiano di distruggere le famiglie e il tessuto sociale”.

Filippo Degasperi (M5s) ha segnalato che il problema è grave anche in Trentino dove nel 2007 vi erano solo 4 persone curate per dipendenza da gioco mentre oggi questi soggetti sono 120. In Italia il gioco d’azzardo rappresenta il 23% del mercato mondiale del settore e in Italia ha lo stesso effetto che l’alcol ebbe sugli indiani d’America. A Roma sia alla Camera che al Senato raramente si assistono contro il gioco d’azzardo prese di posizione corale come quelle che ascoltiamo oggi in quest’aula. Lo dimostra il fatto che nel 2003 con il gioco d’azzardo sono stati raccolti 15 miliardi di euro e che nel 2013 si è arrivati ad un giro d’affari di 90 miliardi di euro. Nel nostro Paese cala costantemente il prelievo fiscale sul gioco d’azzardo e questo ne favorisce la diffusione (sulle slot machine la quota che rimane all’erario è appena del 12%). Lo Stato avrebbe potuto puntare sul gettito, disponeva degli strumenti per farlo ma non l’ha fatto. L’obiettivo non che essere quello di ridurre i danni. Rispetto al disegno di legge si poteva forse fare qualcosa di più tenendo conto ad esempio dell’opinione dei cittadini contrari al gioco d’azzardo. Il fatto comunque che la Provincia si impegni a disincentivare l’accesso al gioco anche se lecito.

 

L’assessora Borgonovo Re: per la prevenzione servono reti sociali –  L’assessora Borgonovo Re ha ricordato che questo disegno di legge è frutto di una costruzione e di un’adesione politicamente trasversale. La situazione provinciale. In Trentino la percentuale dei giocatori d’azzardo è inferiore rispetto alla media nazionale. Ii giocatori patologici seguiti dal Serd sono 116 ma c’è un trend crescenti che in 4 anni ha portato a quadruplicare il fenomeno. Serve scoprire per questo la dimensione del sommerso. Quanto alla collocazione sociale dei giocatori, Borgonovo Re ha segnalato al Consiglio che in Trentino si tratta per lo più di persone di sesso maschile. Le donne sono il 12,1% (dati 2013) mentre gli uomini rappresentano l’87,9%. Il 60% di queste persone hanno un’occupazione ma il dato inquietante è legato alla bassa scolarità.

C’è un problema di disuguaglianza sociale, per cui il piano per la salute e la programmazione sanitaria e socio-sanitaria dovranno agganciarsi fortemente alla previsione di questa legge. Molto importante per l’assessora è che l’articolo 3 del disegno di legge preveda la valutazione d’esito dei progetti terapeutici, per capire se e come le persone riescono a liberarsi dalla dipendenza patologica dal gioco. Le azioni di tipo preventivo esistono ma le risorse devono essere utilizzate meglio mettendo in rete e collegando le iniziative e valutandone l’efficacia. “Servono poi reti sociali che rendano sempre meno appetibile sprecare le proprie risorse intellettuali ed economiche davanti a delle macchinette”. Infine occorre un codice di autoregolamentazione per gli enti strumentali della Provincia. “A me – ha concluso l’assessora – è sempre apparso contraddittorio vedere sugli autobus della Trentino Trasporti le pubblicità di esercizi che commerciano in questo tipo di attività”.

 

 

L’assessore Olivi: il diritto alla libertà economica non è in contrasto con il diritto alla salute –  L’assessore Olivi ha ricordato che già l’anno scorso la Provincia aveva inserito nelle norme sui pubblici esercizi l’incarico ai Comuni di limitare la presenza degli apparecchi da gioco nelle aree considerate sensibili. Ma, ha osservato Olivi, qui non si tratta di non tenere conto che nella Costituzione esiste il diritto oltre che alla salute anche quello riguardante la libera iniziativa economica, ma è compito anche di un’assemblea legislativa come questa provare a mettere un po’ in fila le priorità, perché non c’è un elemento di collisione tra il diritto alla salute e la pratica offerta dagli apparecchi da gioco nei bar, nei ristoranti, nei tabacchini, nei supermercati. Dobbiamo comprendere che l’iniziativa economica che va salvaguardata è quella dell’offerta propria di queste attività commerciali e non quella legata a questi apparecchi da gioco. Ecco allora spiegato il perché la legge fissa dei limiti a livello provinciale pur lasciando poi ai Comuni la possibilità di adattare alla propria situazione questa soglia.

 

Fugatti: legge scritta per tutelare gli interessi delle sale da gioco –  Maurizio Fugatti (Lega Nord Trentino). “Tutte queste belle parole rischiano di svanire alla luce di due emendamenti approvati in Commissione che fanno gli interessi delle sale da gioco”. Questo perché in origine sono stati previsti 300 metri almeno di distanza degli apparecchi da gioco dai luoghi “sensibili”, ma poi con il 3 dell’articolo 5 si è stabilito che i 300 metri valgono per i giochi nei bar, mentre per le sale da gioco esistenti e future no. Ma è proprio in queste sale da gioco che si trovano gli apparecchi più pericolosi per la ludopatia. Fugatti ha detto di auspicare che si tratti di una svista, ma esistono lobby delle sale da gioco. Inoltre all’articolo 14, comma 1, il testo unificato prevede che gli apparecchi da gioco siano rimossi entro tre anni dalla data di entrata in vigore di questo provvedimento. Questo tranne che nelle sale da gioco allestite appositamente per il gioco lecito. Il consigliere ha invitato i promotori di questa legge a rivedere queste norme che sono molto pesanti per non discriminare chi opera nei bar e le sale da gioco. Per questo Fugatti ha presentato due emendamenti abrogativi di questi articoli.

 

 

Bezzi: normativa che nasce già vecchia –   Giacomo Bezzi (Forza Italia) ha preannunciato la volontà di votare astenuto su questo disegno di legge perché si tratta di un settore molto in evoluzione, nel quale rimarranno sempre più solo le sale da gioco molto grandi. Questa legge rischia quindi di essere superata a breve perché il mercato sta trasformandosi molto rapidamente. Il controllo che lo Stato vuole avere avverrà alla fonte sul server. I bar avranno moltissime difficoltà perché non potranno tenere il passo con questo mutamento in atto non avendo gli 800-1000 mq con i Bingo.

Claudio Civettini (Civica Trentina). Il tema è interessante secondo il consigliere che ha però ricordato che il Trentino guadagna sui giochi circa 5 milioni di euro l’anno (i 9 decimi delle trasse nel settore). Credo che occorrerebbe utilizzare questi fondi esclusivamente per contrastare il fenomeno della ludopatia. La questione è educativa e richiede coerenza come nell’utilizzo dei beni sequestrati alla mafia.

Cia è intervenuto nuovamente per rammentare che il ricorso al gioco non riguarda solo i soggetti con una minore scolarizzazione, ma anche i lavoratori saltuari o precari (80,2 % ) e i cassintegrati (86,7%). Per contrastare il fenomeno si potrebbe impiegare le risorse del Forum della pace che avrebbe così una mission socialmente utile.

 

Le repliche di Viola e Plotegher:  Viola (Progetto Trentino) ha richiamato Bezzi all’interesse prevalente del disegno di legge, che non sta innanzitutto nel contrastare chi trae vantaggio dalle attività di gioco (la Provincia non può introdurre divieti perché non ne ha la competenza), ma nello sforzo di ridurre l’impatto sociale negativo del gioco d’azzardo. E a Fugatti ha assicurato la disponibilità a modificare l’articolo sulle sale gioco per non favorire questi locali rispetto ai bar.

Plotegher ha ribadito che sarebbe opportuno evitare la pubblicità per una pratica pur lecita, perché la verità di fondo sta dire a tutti i cittadini che giocano che esiste un’unica certezza: che quasi sempre vince il banco. Si tratta poi di tutelare anche con questa norma i più deboli e prima di tutto i bambini.

 

Olivi: non possiamo limitare l’attività delle sale da gioco –  Per chiarire i dubbi di Fugatti e Viola in merito alla deroga per le sale da gioco, all’inizio dell’esame degli articoli l’assessore Olivi ha voluto distinguere tra le imprese che come le sale da gioco hanno come ragione sociale l’attività ludica, e i bar, i ristoranti, gli alberghi, i tabacchini che hanno tutt’altra ragione sociale. I rischi di impugnativa di questa legge sarebbero alti se estirpassimo dal territorio imprese nate per svolgere quella specifica attività. Per questo viene fatta salva anche al di sotto dei 300 metri di distanza dai luoghi sensibili, la presenza di apparecchi da gioco solo nei locali dove l’utilizzo di queste macchine non è solo un’attività accessoria.

 

 

Fasanelli (Gruppo misto) ha osservato che prevale il costo sociale rispetto all’attività ludica prevalente nelle sale da gioco. Fugatti (Lega) ha replicato ad Olivi perché così si autorizza nelle sale da gioco ciò che è vietato nei bar. Questa legge sarà impugnata ugualmente perché rinunciando alle macchinette alcuni bar dovranno chiudere. Si fa un favore alle grandi sale professionali che sono delle lobby, “che avranno chiamato la Giunta per chiedere una modifica di questa norma. Si tratta di vedere se l’esecutivo ha il coraggio di andare contro a queste grandi lobby dei giochi in nome della prevenzione della ludopatia. E accettando anche il rischio che la legge venga poi impugnata”. Fugatti ha concluso osservando che se vicino ad una sala da gioco professionale dovesse sorgere una scuola, la sala professionale può rimanere se si trova a meno di 300 metri di distanza, mentre se la macchinetta da gioco è in un bar questa legge ne vieta la presenza. Questa è quindi una norma a favore delle sale da gioco.

Per Degasperi (M5s) la spiegazione fornita dall’assessore Olivi ha peggiorato i dubbi perché se si prevede una deroga occorre che sia per tutti e non solo per le sale da gioco, visto che la questione primaria è l’utilità sociale. Questa previsione stravolge o almeno indebolisce il senso di questo disegno di legge. Anche Civettini (Civica Trentino) si è pronunciato a favore della logica della richiesta di Fugatti. Bezzi (Forza Italia) ha dichiarato di sentirsi confermato nella propria scelta di votare astenuto. E ha chiesto all’assessora Borgonovo Re cosa pensi della norma a favore delle sale da gioco.

Borga ha dichiarato il voto a favore degli emendamenti presentati da Fugatti. Qualora questa modifica non fosse approvata verrebbe di molto depotenziato il disegno di legge che sarà applicabile solo ai piccoli locali anziché a chi è maggiormente responsabile di questo fenomeno, e il nostro sarà quindi un voto di astensione.

 

Olivi: non possiamo far chiudere le sale gioco –  A questo punto è intervenuto nuovamente l’assessore Olivi per precisare che per legge non si possono costringere le imprese a chiudere. E se applicassimo la norma sulle distanze anche alle sale da gioco nate legittimamente come impresa, causeremmo la chiusura di queste attività che hanno come attività  prevalente le apparecchiature da gioco.

Il capogruppo del Pd Alessio Manica ha chiesto e ottenuto dal presidente Dorigatti una sospensione del dibattito per poter approfondire la questione e di studiare l’emendamento proposto per valutare il da farsi.

 

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