06 Agosto 2020 - 21:44

Trento. Sapar chiede alla Quarta Commissione la modifica della legge sul gioco; ass. Segnana propone commissione ad hoc

Su slot machine nei pubblici esercizi, sale da gioco e ludopatia la Provincia deciderà dopo un’apposita valutazione se modificare o meno la legge del 2015, rimuovendo in particolare il distanziometro

21 Gennaio 2020

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Su slot machine nei pubblici esercizi, sale da gioco e ludopatia la Provincia deciderà dopo un’apposita valutazione se modificare o meno la legge del 2015, rimuovendo in particolare il distanziometro come chiesto alla Quarta Commissione dal Sapar, l’associazione gestori dei locali interessati

Dopo un’analisi della situazione e dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 5 anni, la Provincia valuterà, sulla base di un’analisi ad hoc, se modificare o meno la legge 13 del 2015 per la prevenzione e la cura della dipendenza da gioco.

Normativa che tra le misure di contrasto al fenomeno della ludopatia prescrive che entro l’agosto di quest’anno le slot machine siano rimosse dai pubblici esercizi che distano meno di 300 metri dai cosiddetti “luoghi sensibili”: scuole di ogni ordine e grado, ospedali, case di riposo, strutture assistenziali, circoli anziani, aree ricreative e sportive rivolte ai giovani e luoghi di culto.

Macchinette che dovranno scomparire anche dalle sale gioco entro l’agosto del 2022. Con sanzioni che in caso di violazione arrivano fino a 5.000 per apparecchio.

L’ipotesi di una eventuale revisione della legge anche sulla base dei dati aggiornati al 2019 che la Provincia metterà a disposizione, è emersa ieri dalle dichiarazioni dell’assessora alla salute e al welfare Stefania Segnana, al termine dell’audizione dedicata dalla Quarta Commissione all’ascolto dei rappresentanti del Sapar, l’associazione dei gestori delle sale da gioco.

Sapar che proprio per spiegare le ragioni degli operatori della categoria ed invitare la Provincia a riprendere in mano la normativa da cui si ritengono ingiustamente penalizzati, avevano chiesto di essere sentiti dall’organismo consiliare presieduto da Claudio Cia.

Il presidente nazionale del Sapar, Domenico Distante, ha chiarito subito che la volontà dell’associazione è di collaborare con le pubbliche istituzioni come la Provincia e le forze dell’ordine nella lotta agli apparecchi da gioco illegali come i “Totem”, che non solo esercitano una concorrenza sleale ma sono gestiti dalla criminalità organizzata.

Distante ha tuttavia aggiunto che Sapar, pur condividendo la necessità di contrastare la ludopatia, deve anche tutelare le imprese che chiuderebbero i battenti se entro l’agosto di quest’anno, come prescrive la legge provinciale, dovessero privarsi di apparecchi da gioco che sono invece legali.

Per Distante la normativa è sbagliata perché colpisce solo una tipologia di gioco, le slot machine, mentre vari studi dimostrano che a causare la ludopatia oggi sono il gioco online, il Gratta e Vinci, 10 e Lotto, Superenalotto e altri giochi simili, molto più aggressivi.

Inoltre secondo il presidente della Sapar, a causa del distanziometro le imprese dotate di slot e apparecchi leciti e certificati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che costituiscono circa l’85% tra sale e pubblici esercizi nel Trentino, sarebbero costrette a chiudere con gravi conseguenze dal punto di vista occupazionale anche per l’indotto. Ancora – ha ricordato Distante – l’esperienza di altre regioni d’Italia come il Piemonte ha dimostrato che l’introduzione del distanziometro ha ridotto il gioco legale ma ha favorito quello illegale gestito dalla criminalità organizzata.

Stando ai dati del Sapar, nel solo Trentino a seguito dell’entrata in vigore della legge provinciale del 2015, il numero degli apparecchi da gioco si è già quasi dimezzato, passando dai 4.330 di fine 2016 ai 2.814 del 30 aprile 2018. Anche la Corte dei Conti nel luglio 2019, citata nel documento distribuito dal Sapar ai consiglieri, ha segnalato che le normative locali sulle distanze determinano la migrazione dei giocatori verso forme di gioco illegale.

 

 

Il presidente dell’associazione gestori ha quindi sottolineato il dovere del Sapar di difende le imprese che hanno investito e agiscono alla luce del sole, perché possano continuare ad esistere e far lavorare i dipendenti. E ha ricordato che entro il febbraio 2019 il settore dei giochi doveva essere riordinato da una legge nazionale che poi non ha più visto la luce. L’auspicio è che si arriva ad una legge nazionale per disciplinare il comparto. Intanto, ha aggiunto Distante, la Regione Puglia ha fatto marcia indietro rispetto alla linea ostile alle sale gioco legali, dopo che la Procura ha evidenziato la crescita correlata del gioco illegale.

Ancora, Distante ha evidenziato che già oggi il gioco è vietato ai minori di 18 anni e non ha quindi senso prevedere l’eliminazione degli macchinette nei locali che si trovano a meno di 300 metri da scuole dell’infanzia, elementari e medie. Tanto più che a breve entrerà in vigore l’uso della tessera sanitaria per poter giocare con questi apparecchi, per garantire la sicurezza e la tutela dei minori. Il presidente dell’associazione ha concluso evidenziando che il Sapar chiede alla Provincia di salvaguardare almeno le sale gioco esistenti attraverso il ripensamento della legge del 2015. Questo anche perché oggi i ragazzini trovano i giochi sul telefonino e molto probabilmente fra 5-10 anni le slot esisteranno più perché tutti useranno il cellulare.

L’assessora Segnana ha segnalato che su questo settore la Provincia dispone di dati online aggiornati al giugno 2019 che metterà a disposizione dei commissari. Sarebbe a suo avviso corretto che dopo questa audizione se ne prevedessero altre per un’analisi e un confronto più ampi sul tema, magari anche dedicando all’argomento una commissione ad hoc. Puntare molto sulle distanze dalle scuole è un deterrente ma secondo Segnana non basta, per cui la politica dovrà puntare anche ad altre forme di tutela. E sull’argomento ha proposto un apposito incontro con i consiglieri.

Il presidente della Quarta Commissione Claudio Cia, di Agire, ha concluso osservando che il gioco pubblico è stato un po’ demonizzato con la legge provinciale mentre si trattava principalmente di arginare gli effetti negativi dell’utilizzo patologico di queste apparecchiature. Occorre quindi garantire interventi contro la ludopatia ma anche a difesa delle attività che offrono il gioco lecito.

Si tratta di evitare due ingiustizie: la prima contro la categoria di imprese che svolgono questa attività e l’altra per le famiglie che vengono distrutte dall’abuso dei giochi. Ma vi sono anche famiglie distrutte dall’alcol e da altre dipendenze. L’importante è rendere operativi i nuovi strumenti che sono stati recentemente introdotti, come l’uso della tessera sanitaria e i corsi di formazione obbligatori per tutti gli esercenti prima di aprire l’attività. Gli operatori delle sale da gioco dovrebbero cogliere i segnali che denotano l’insorgenza nelle persone di una ludopatia.

 

 

Moranduzzo: le sale giochi più pericolose dei piccole locali con le slot.

Devid Moranduzzo della Lega, si è espresso contro il gioco d’azzardo praticato non tanto nei piccoli locali, nei tabacchini e nei pubblici esercizi molti dei quali chiuderebbero senza le macchinette, ma nelle sale gioco aperte fino a notte fonda dove c’è chi in poche ore perde tutto lo stipendio. Così vi sono famiglie che non arrivano a fine mese. A suo avviso nelle sale gioco i controlli sono assenti

Dalzocchio: servirebbero più controlli e il previsto utilizzo della tessera sanitaria

Mara Dalzocchio della Lega ha rilevato che i problemi sanitari legati al gioco sono un tema entrato da anni nell’agenda politica sia a livello nazionale che in campo locale. Vi sono molte imprese che hanno investito in questo settore e che reclamano giustamente il diritto a continuare a svolgere la loro attività del tutto legale. Dalzocchio ha indicato nell’effettuazione di maggiori controlli e nell’utilizzo della tessera sanitaria i possibili deterrenti per preservare le sale da gioco legali e colpire le attività illegali. In ogni caso il problema è la spesa sociale e sanitaria che sta aumentando a causa delle ludopatie e dalle famiglie distrutte da questo fenomeno.

Zeni: c’è il rischio di un ricorso contro la norma provinciale sulle distanze.

Luca Zeni del Pd ha osservato che la questione è più di natura giuridica e per questo anche la Provincia ha legiferato a sostegno della prevenzione per combattere la piaga della ludopatia favorita, secondo le associazioni che se ne occupano, più dagli apparecchi nei piccoli locali come bar e tabacchini che dalle sale gioco. Il rischio secondo Zeni è che contro l’attuazione in Trentino del distanziometro previsto dalla legge provinciale i gestori dei locali presentino un ricorso a fronte del quale venga riconosciuta l’illegittimità costituzionale di questa norma con la conseguente richiesta di un risarcimento danni alla Provincia.

Coppola: altissimi i costi della ludopatia. E i gestori avevano 5 anni per adeguarsi.

Lucia Coppola di Futura ha ribadito che l’obiettivo istituzionale della Provincia è la tutela dei cittadini anche se vi sono sale gioco che svolgono la loro attività in modo legale. Il problema riguarda chi perde il controllo sulla propria vita a causa di questa dipendenza. Nel 2018 in provinciale di Trento sono stati spesi 532 milioni di euro per il gioco d’azzardo e la cifra è andata poi aumentando. Nel solo Comune di Trento sono stati spesi 179 milioni di euro. La ludopatia ha quindi costi sociali e sanitari elevatissimi e con la legge la Provincia tenta di arginare il fenomeno. A difesa della legge provinciale Coppola ha aggiunto che i gestori dei locali interessati avevano 5 anni per adeguarsi alla norma sulle distanze e ora non si sa se un eventuale rinvio dell’attuazione avrebbe effetti positivi. La consigliera ha concluso ricordando l’obbligo della Giunta di relazionare sullo stato di attuazione della legge provinciale anche per la parte riguardante la formazione degli operatori e il numero dei partecipanti.

Marini: quali gli investimenti fatti per l’accesso ai giochi con tessera sanitaria?

Alex Marini (5 Stelle) ha chiesto quali accordi abbia preso il Sapar con il Ministero della salute per ridimensionare il danno sociale derivante dal gioco d’azzardo. Quanto al Decreto dignità che, ha ricordato Marini, prevede l’accesso mediante tessera sanitaria alle macchine da gioco, il consigliere ha chiesto quali investimenti abbiano compiuto le imprese del settore per assicurare la piena attuazione di questa misura e con quali costi. Infine Marini ha chiesto se il Sapar abbia attivato delle campagne contro la pericolosità del gioco d’azzardo e sullo scarso profitto che ne deriva. Un po’ come con il consumo di alcol e tabacco.

Ambrosi: contro la ludopatia puntare di più sulla formazione e l’informazione.

Alessia Ambrosi della Lega si è dichiarata a favore del “gioco sano” e per la tutela delle imprese come le sale gioco che svolgono in modo legale la loro attività. Nel Trentino la chiusura delle sale gioco causerebbero alle casse della Provincia una perdita stimata in circa 80 milioni di euro. Ecco perché secondo Ambrosi attraverso la legge provinciale occorre intensificare le azioni di contrasto alla ludopatia soprattutto mediante una corretta campagna di formazione e di informazione.

 

 

L’assessora Segnana: analizzare l’argomento con dati aggiornati e altre audizioni.

L’assessora Segnana ha segnalato che su questo settore la Provincia dispone di dati online aggiornati al giugno 2019 che metterà a disposizione dei commissari. Sarebbe a suo avviso corretto che dopo questa audizione se ne prevedessero altre per un’analisi e un confronto più ampi sul tema, magari anche dedicando all’argomento una commissione ad hoc. Puntare molto sulle distanze dalle scuole è un deterrente ma secondo Segnana non basta, per cui la politica dovrà puntare anche ad altre forme di tutela. E sull’argomento ha proposto un apposito incontro con i consiglieri.

Cia: un errore demonizzare il gioco anziché colpire l’utilizzo patologico.

Il presidente della Quarta Commissione Claudio Cia, di Agire, ha concluso osservando che il gioco pubblico è stato un po’ demonizzato con la legge provinciale mentre si trattava principalmente di arginare gli effetti negativi dell’utilizzo patologico di queste apparecchiature. Occorre quindi garantire interventi contro la ludopatia ma anche a difesa delle attività che offrono il gioco lecito. Si tratta di evitare due ingiustizie: la prima contro la categoria di imprese che svolgono questa attività e l’altra per le famiglie che vengono distrutte dall’abuso dei giochi. Ma vi sono anche famiglie distrutte dall’alcol e da altre dipendenze. L’importante è rendere operativi i nuovi strumenti che sono stati recentemente introdotti, come l’uso della tessera sanitaria e i corsi di formazione obbligatori per tutti gli esercenti prima di aprire l’attività. Gli operatori delle sale da gioco dovrebbero cogliere i segnali che denotano l’insorgenza nelle persone di una ludopatia.

 

 

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