16 Settembre 2021 - 12:23

Torrigiani (CNCA): Giochi di Stato, “Grande è la confusione sotto il cielo”

L’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia l’azzardo sia un’attività che coinvolge una popolazione di circa 5,2 milioni ‘abitudinari’ di cui circa 1,2 milioni sono considerati problematici, ovvero con

20 Luglio 2021

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L’Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia l’azzardo sia un’attività che coinvolge una popolazione di circa 5,2 milioni ‘abitudinari’ di cui circa 1,2 milioni sono considerati problematici, ovvero con dipendenza.

Non da ora schieramenti istituzionali e governativi che si occupano del gioco d’azzardo sono posizionati su sponde differenti. Da un lato – scrive a PressGiochi Filippo Torrigiani del CNCA Coordinamento Nazionale Comunità di accoglienza – ci sono coloro che sono sostanzialmente vincolati alla frenetica ricerca di gettiti di denaro da ascrivere a bilancio, dall’altro e per fortuna persone che si impegnano, prima di tutto, nella tutela della Salute delle persone. Tra questi ultimi vi è il Ministro Roberto Speranza che in questi giorni, dando seguito alle indicazioni prodotte dall’Osservatorio Nazionale sui giochi, ha emanato alcune linee guida attinenti allo svolgimento di giochi e scommesse in fase post pandemica.

Tra le reazioni a questa decisione, nel solco della oramai consolidata, consumata e ridondante  equazione secondo cui gioco legale = gioco che non dà problemi è stato più o meno risposto al Ministro “di pensare a problemi più seri in questo periodo, piuttosto che alla ludopatia”. Tuttavia, con buona pace di chi avversa questa scelta, va ricordato che il tema in questione verte appunto sul gioco d’azzardo patologico inteso come malattia, tratti dell’adozione da parte del Servizio Sanitario delle “Linee di azione per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dal gioco d’azzardo patologico (GAP)” e nondimeno  che  il  Piano nazionale di prevenzione 2020 – 2025, approvato con Intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome del 6 agosto 2020, include una parte specifica sul tema delle dipendenze e prevede una serie di azioni rivolte, in maniera trasversale, a tutte le dipendenze, compreso il disturbo da gioco d’azzardo.

Parallelamente avanzano le proposte di ADM circa una nuova disciplina del Comparto tra le cui concupiscenze manifeste vi è quella di destinare una parte delle entrate dei giochi a Regioni e Comuni, in modo da poterli dotare,  degli strumenti necessari per combattere le ludopatie che in buona sostanza significa dare agli Enti locali un boccone avvelenato e qui la domanda sorge spontanea: una volta che le Amministrazioni territoriali parteciperanno alle entrate dei giochi, con quale principio si impegneranno nella regolamentazione e nella contrazione di un’offerta smisurata?

La realtà dei fatti è che da tempo, a causa del perseverare nelle non scelte da parte della politica, si aggrava il cortocircuito amministrativo e istituzionale presente in questo ambito così delicato e alcuni stakeholder stanno ricorrendo allo “schieramento in campo dell’artiglieria pesante”.

E’ arrivato il momento che tutti gli attori di questa stagione si seggano attorno a un tavolo e conseguano un risultato condiviso. Intanto, a chi persevera nel sostenere che senza il gettito dei proventi dei giochi non si fanno i bilanci, si può rispondere che in un Paese in cui ci sono ogni anno 100 miliardi di Euro di evasione fiscale (senza includere l’elusione) e dove si pagano ogni giorno fiumi di denaro di penali alla UE per inadempienze di natura ambientale, dove per somme di denaro risibili si danno in concessione al mercato ( per archi temporali talvolta perpetui) beni naturali, gli spazi per recuperare risorse da ascrivere nei bilanci, ci sono eccome. Di contro, è necessario consentire alle imprese di lavorare e creare occupazione nell’interesse generale e soprattutto delle lavoratrici e dei lavoratori: le politiche proibizioniste, lo insegna la Storia, non hanno mai prodotto niente di buono. Né tantomeno si  conseguiranno risultati apprezzabili qualora, in nome del profitto, si andasse ad abbassasse l’asticella della tutela delle persone e della Salute pubblica: in Italia 1,2 milioni di giocatori sono considerati problematici, ovvero con dipendenza. Sono persone, non numeri.

 

PressGiochi