14 ottobre 2019
ore 23:12
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Torino: il Tribunale civile chiama la Consulta a esprimersi sul distanziometro: “Minaccia la libera impresa”

La Terza sezione civile del Tribunale di Torino ha sospeso una multa inflitta ad un esercente colpevole di non aver rispettato con le sue slot machine le distanze di 500 metri dai luoghi sensibili e ha annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale accogliendo la perizia secondo la quale, applicando il distanziometro previsto dalla Regione ed entrato in vigore il 20 novembre 2017, sul 99,3% del territorio urbano di Torino non è possibile installare slot machine. Per il Tar, la legge della Regione Piemonte sul gioco d’azzardo minaccia la libera impresa e pone un problema di costituzionalità sotto vari profili. Secondo la perizia esaminata dal Tribunale civile di Torino, il restante 0,7% del territorio non sarebbe utilizzabile in quanto trattasi di spazi ridotti e frammentari che non consentono l’apertura di un locale. Ne consegue, secondo ...
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Torino: il Tribunale civile chiama la Consulta a esprimersi sul distanziometro: “Minaccia la libera impresa”

La Terza sezione civile del Tribunale di Torino ha sospeso una multa inflitta ad un esercente colpevole di non aver rispettato con le sue slot machine le distanze di 500 metri dai luoghi sensibili e ha annunciato il ricorso  alla Corte Costituzionale accogliendo la perizia secondo la quale, applicando il distanziometro previsto dalla Regione ed entrato in vigore il 20 novembre 2017, sul 99,3% del territorio urbano di Torino non è possibile installare slot machine.

 

Per il Tar, la legge della Regione Piemonte sul gioco d’azzardo minaccia la libera impresa e pone un problema di costituzionalità sotto vari profili.

 

Secondo la perizia esaminata dal Tribunale civile di Torino, il restante 0,7% del territorio non sarebbe utilizzabile in quanto trattasi di spazi ridotti e frammentari che non consentono l’apertura di un locale. Ne consegue, secondo quanto scrive il giudice Raffaella Bianco nella sua ordinanza, che “in pratica sul 100% del territorio non è possibile collocare apparecchi da gioco all’interno di attività aperte al pubblico”.

 

“Di fatto – prosegue il giudice – si è generato un sostanziale divieto di gestire macchinette da gioco, attività imprenditoriale consentita, sebbene da limitare e regolamentare a tutela di altri interessi costituzionali”.

“Il bilanciamento degli interessi costituzionali in gioco pare aver portato nel caso del comune di Torino ad una totale negazione della possibilità costituzionalmente garantita di gestire un’attività imprenditoriale lecita”.

 

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