21 Settembre 2020 - 20:45

STS. Inutile proibire i giochi, l’offerta esiste anche nel mercato parallelo

L’analisi sul gioco pubblico in Italia di Alessandro Aronica, Vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, è preceduta da un dialogo tratto da una pièce di Alberto Moravia in cui

27 Maggio 2016

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L’analisi sul gioco pubblico in Italia di Alessandro Aronica, Vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, è preceduta da un dialogo tratto da una pièce di Alberto Moravia in cui i due protagonisti riflettono sul perché si gioca: per vincere o per passare il tempo? Sulle riflessioni che scaturiscono dalla risposta a questa domanda (che, a parere del “vero giocatore” di Moravia, è la seconda) si basa il documento di Aronica, pubblicato pochi giorni fa sul sito dell’ADM.

In esso – commenta il Sindacato dei Totoricevitori Sportivi – sono dette cose che molti avrebbero voluto non si dicessero; sono inseriti dati che molti avrebbero voluto tacere; sono riportate conclusioni che a molti non faranno piacere.

I molti di cui parliamo sono i detrattori del gioco, siano essi politici, medici, operatori sociali, psicologi.

A chi, tra gli amministratori delle quattordici regioni, delle due province e degli innumerevoli Comuni che hanno introdotto limiti di distanza da luoghi sensibili piacerebbe sentire che molte di quelle disposizioni “non dispiegano nell’immediato la loro efficacia”? E che dire dell’affermazione secondo cui “l’osservazione di distanze da luoghi sensibili (…) inciderebbe su quote molto rilevanti dell’attuale offerta di gioco” (fino a 3 miliardi e mezzo in meno nella simulazione più restrittiva ipotizzata nel documento)?

E ancora, a chi parla di Stato biscazziere citando gli 88 miliardi derivanti dal gioco non fa certo piacere che venga specificato che questi soldi non corrispondono a ciò che hanno sborsato gli italiani per giocare: “la Raccolta – precisa Aronica – non va confusa con la Spesa” che è, ovviamente, molto più bassa e ha un’evoluzione molto meno marcata di quella della raccolta.

Dopo la meticolosa analisi dell’espansione del mercato legale, il Vicedirettore dell’ADM fa una constatazione sapiente, anch’essa sicuramente invisa da chi vorrebbe abolire il gioco pubblico: l’offerta legale non è il “presupposto fondamentale di una domanda altrimenti inesistente e questo perché, se è vero che “in nessun settore le scelte e le preferenze dei consumatori possono formarsi al di fuori della gamma di prodotti realmente esistenti”, per il comparto del gioco “il punto è che i prodotti (cioè i giochi stessi ndr.) spesso esistono già nel mercato parallelo”.

E’ un rilievo, questo, che dovrebbe essere tenuto in seria considerazione da chi, come da ultimo la Provincia Autonoma di Bolzano e il Comune di Padova, ha ingaggiato una lotta senza quartiere al gioco legale (e a noi ricevitori autorizzati) senza accorgersi del grande vantaggio in tal modo accordato alla criminalità”.

PressGiochi