La sostenibilità è un adempimento da rendicontare o una prospettiva di sviluppo di lungo periodo per le aziende e per interi settori, come quello del gioco pubblico? La risposta non
La sostenibilità è un adempimento da rendicontare o una prospettiva di sviluppo di lungo periodo per le aziende e per interi settori, come quello del gioco pubblico?
La risposta non può che partire da una considerazione di fondo: la sostenibilità è, prima di tutto, un fattore di sviluppo. Nessuna attività può durare nel tempo se non genera un ritorno economico e sociale, e gli strumenti normativi che ne regolano la rendicontazione servono soprattutto a rendere più uniforme e trasparente ciò che le imprese già fanno. Tuttavia, la sostenibilità non si esaurisce nei documenti, ma si concretizza in azioni quotidiane, in politiche, scelte e comportamenti che danno forma a una visione di lungo periodo.
Più che di rendicontazione,- scrive Laura D’Angeli nella recente edizione di PressGiochi MAG – sarebbe dunque più appropriato parlare di politiche di sostenibilità: un insieme coerente di obiettivi e iniziative pensate per rispondere alle esigenze degli stakeholder e dell’impresa stessa, contribuendo al tempo stesso al benessere collettivo.
Nel contesto europeo, questo percorso ha subìto un rallentamento. Il 14 aprile 2025, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno approvato la prima revisione del cosiddetto Pacchetto Omnibus, che ha modificato alcune norme fondamentali in materia di sostenibilità aziendale. Con questa decisione sono stati posticipati i termini di recepimento e applicazione della Direttiva 2022/2464/UE (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) e della Direttiva 2024/1760/UE (Corporate Sustainability Due Diligence Directive – CSDDD).
Le nuove scadenze fissano l’obbligo di rendicontazione della sostenibilità al 2028 e rinviano al 2027 l’entrata in vigore della direttiva sulla due diligence, che impone alle aziende di valutare e mitigare gli impatti sociali e ambientali lungo l’intera catena del valore. L’intento è quello di ridurre gli oneri amministrativi e offrire più tempo per l’adeguamento, ma il segnale politico è evidente: pur mantenendo un ruolo guida nella transizione sostenibile, l’Europa sta rallentando il passo, anche per effetto dei costi e della complessità che le politiche ESG comportano.
Parallelamente, a livello internazionale, si osserva un calo di attenzione verso la sostenibilità. Negli Stati Uniti cresce la diffidenza nei confronti dell’approccio ESG, percepito da alcune correnti economiche e politiche come ideologico o invasivo.
Questo fenomeno di ‘raffreddamento degli obblighi di rendicontazione ESG’ in Europa pone maggiore attenzione sulla necessità di ripensare la sostenibilità come un valore concreto, misurabile e legato ai territori, ai settori produttivi e alle persone. È opportuno sottolineare l’esigenza di definire standard specifici per il settore del gioco pubblico, che possano rappresentare adeguatamente la realtà operativa e le politiche di sostenibilità poste in essere.
Nel gioco pubblico, la sostenibilità non può ridursi a un insieme di indicatori e principi contabili. È un processo che riguarda la gestione della fiducia, la trasparenza e l’impatto sociale. Il settore rappresenta un laboratorio complesso, dove si intrecciano dimensioni economiche, sociali e sanitarie, e dove la sostenibilità si misura nella capacità di prevenire rischi comportamentali e di promuovere un intrattenimento sicuro, consapevole e rispettoso.
Negli ultimi anni, il comparto del gioco pubblico in Italia ha dimostrato questa evoluzione: i diversi attori hanno contribuito a generare valore sociale, costruendo un patrimonio unico di conoscenze sui rischi del gioco e ponendo le basi per la crescita futura del settore.
In questa prospettiva, è opportuno superare la tradizionale nozione di gioco responsabile per parlare di player protection, un concetto più ampio che include la prevenzione del gioco problematico, la tutela dei minori, la formazione degli operatori e la creazione di un ecosistema di gioco equilibrato e trasparente. La protezione del giocatore diventa così parte integrante delle politiche di sostenibilità, al pari della riduzione delle emissioni o della parità di genere.
Le nuove tecnologie, e in particolare l’intelligenza artificiale, stanno trasformando radicalmente questo approccio. Gli algoritmi predittivi consentono oggi di analizzare i comportamenti di gioco, individuare segnali di rischio e attivare interventi di prevenzione mirati. Tuttavia, tale progresso pone una questione delicata: come conciliare la tutela del giocatore con il diritto alla privacy e alla libertà individuale?
Un uso eccessivo o poco trasparente dell’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi in una forma di sorveglianza algoritmica, compromettendo la fiducia e il diritto a non essere tracciati. È quindi necessario sviluppare una governance etica della tecnologia, fondata sulla proporzionalità e sul controllo umano delle decisioni automatizzate. La tecnologia deve sostenere la libertà, non limitarla: l’obiettivo non è schedare i comportamenti, ma prevenire il rischio in modo rispettoso e proporzionato.
Accanto alla dimensione tecnologica, il tema della parità di genere continua a rappresentare un indicatore fondamentale di maturità sostenibile. Le più recenti rendicontazioni mostrano come la presenza femminile nei ruoli apicali del comparto sia allineata, e in alcuni casi superiore, alla media nazionale del 36% (fonte: Manageritalia su dati ISTAT 2024). Questi risultati non sono meri indicatori numerici, ma segnali di una trasformazione culturale: la sostenibilità, per essere autentica, deve essere anche inclusiva, valorizzando il talento e l’equilibrio di genere come risorse competitive e sociali.
Sul piano ambientale, il settore conferma il proprio impegno nella riduzione delle emissioni e nell’efficienza energetica. L’attenzione ambientale, un tempo percepita come accessoria rispetto alla responsabilità sociale, è ormai parte integrante della strategia aziendale di lungo periodo.
Guardando al futuro, la sostenibilità nel gioco pubblico dovrà consolidarsi su tre direttrici fondamentali:
una governance trasparente, resa possibile anche da standard di rendicontazione specifici per il settore del gioco pubblico, capaci di interpretare i principi generali ESRS e di rendicontare in modo chiaro e comparabile gli impatti ESG;
un’innovazione responsabile, che utilizzi la tecnologia per proteggere le persone rispettando la libertà individuale;
una relazione viva con il territorio e con la collettività, fatta di formazione, inclusione e collaborazione con le comunità locali, ad esempio attraverso iniziative educative, partnership e programmi di prevenzione condivisi.
Il rinvio dell’applicazione delle direttive europee non deve essere interpretato come una battuta d’arresto, ma come un’opportunità per costruire un modello di sostenibilità più consapevole, proporzionato e coerente con le peculiarità dei diversi settori.
Nel gioco pubblico, questa consapevolezza significa trovare un punto di equilibrio tra responsabilità economica, tutela delle persone e libertà individuale.
In definitiva, la sostenibilità nel gioco pubblico non è un traguardo, ma un percorso: un equilibrio dinamico tra responsabilità economica, tutela delle persone e libertà individuale. Il futuro della sostenibilità non sarà definito solo da nuove norme o report, ma dalla capacità di coniugare innovazione e umanità, trasformando la rendicontazione in un reale motore di fiducia e progresso.

Laura D’Angeli è consulente direzionale e fondatrice dello “Studio D’Angeli” con esperienza ventennale nel lancio di start up e nella pianificazione strategica ed economico-finanziaria. Negli ultimi 15 anni la sua attività si è concentrata su progetti per l’innovazione, la sostenibilità e il marketing responsabile nel settore del gaming.
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