Roma si prepara a ospitare dal 2 al 5 novembre la nuova edizione di SiGMA World Rome 2026. L’appuntamento di oggi in Campidoglio, dedicato alla presentazione dell’evento e a Forbes
Roma si prepara a ospitare dal 2 al 5 novembre la nuova edizione di SiGMA World Rome 2026. L’appuntamento di oggi in Campidoglio, dedicato alla presentazione dell’evento e a Forbes Italia & SiGMA Talks – Vision 2030, è stato anche l’occasione per presentare i numeri e i contenuti della manifestazione di novembre.
Nel corso dell’incontro, Cristina Doganini, direttore responsabile di PressGiochi, ha proposto una riflessione sul futuro del mercato del gioco pubblico italiano, individuando nella regolamentazione, nell’innovazione, nel contrasto all’illegalità e soprattutto nella reputazione del settore le principali prospettive attraverso cui guardare al 2030.
“Dare la propria visione di quello che sarà il mercato del gioco pubblico italiano nel 2030 significa, – ha affermato Doganini -, guardare alla sua evoluzione da prospettive diverse.
Innanzitutto, quella normativa. Oggi abbiamo due grandi comparti che viaggiano a velocità molto diverse: da una parte il gioco a distanza, che è appena entrato in una nuova fase grazie ai nuovi bandi e a un quadro regolatorio più moderno; dall’altra il gioco fisico, che continua a confrontarsi con una normativa frammentata, con limiti orari, distanze metriche e regole territoriali differenti.
Poi c’è la prospettiva del business. L’innovazione tecnologica sta cambiando profondamente il gaming: intelligenza artificiale, nuovi sistemi di pagamento, personalizzazione dell’offerta, analisi dei dati. Non cambieranno soltanto i prodotti, ma anche il modo in cui le aziende li progettano, li distribuiscono e dialogano con i propri utenti.
E c’è una terza prospettiva che considero fondamentale: il contrasto all’illegalità. La tecnologia ha reso il mercato più accessibile, ma ha anche reso più semplice per l’offerta illegale raggiungere gli utenti, superando confini, piattaforme e canali di comunicazione. Per questo la sfida non sarà soltanto rendere il gioco legale più competitivo, ma fare in modo che la legalità sia riconoscibile, accessibile e realmente percepita come un valore.
Ma credo che, sopra tutte queste questioni, ce ne sia una ancora più importante: la reputation del settore.
Come costruiamo una cultura migliore del gioco? Come costruiamo la credibilità di un mercato che, nei fatti, rappresenta una componente importante dell’economia nazionale, ma che troppo spesso viene raccontato quasi esclusivamente attraverso le sue criticità?
Queste sono domande che, come giornalisti specializzati, ci poniamo ogni giorno.
Per questo in PressGiochi seguiamo da anni con particolare attenzione i temi della sostenibilità e, nello specifico, del gioco responsabile. E anche in occasione della prossima edizione di SiGMA a Roma stiamo lavorando alla realizzazione di cinque panel: due saranno dedicati proprio alla sostenibilità e alla comunicazione del gioco responsabile.
Perché non credo che la responsabilità debba essere considerata soltanto un obbligo normativo o una voce di costo per gli operatori. Deve diventare parte integrante del modello industriale del settore.
Negli anni la normativa ha costruito un sistema sempre più articolato di strumenti per la tutela del giocatore: dal 2012 al 2024 il sistema di tutela si è evoluto attraverso interventi progressivi e mirati su quattro aree fondamentali: tutela dei minori, informazione e pubblicità, limitazioni e controlli, strumenti di protezione del giocatore. Dalle formule di avvertimento, al divieto di comunicazione, limiti orari e distanziometri, autoesclusione e autolimitazioni e monitoraggio dei comportamenti di gioco.
Tutti strumenti esistenti, messi a disposizione dai concessionari agli utenti, ma quanto conosciuti realmente dai giocatori? La credibilità di un settore si costruisce soprattutto attraverso il rapporto con gli utenti.
Perché la credibilità di un settore non si costruisce soltanto attraverso le regole che scriviamo, ma attraverso il rapporto che riusciamo a costruire con le persone che quelle regole devono proteggere. E allora la mia Vision 2030 è questa: non semplicemente un mercato più grande, più tecnologico o più digitale, ma un mercato più consapevole del proprio ruolo nella società italiana”.
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