Nel settore del gioco, per costruire la reputazione e migliorare la qualità della comunicazione, sono necessari solidi fondamenti di ricerca. Ed è proprio questo il ruolo di Fondazione FAIR. Ne
Nel settore del gioco, per costruire la reputazione e migliorare la qualità della comunicazione, sono necessari solidi fondamenti di ricerca. Ed è proprio questo il ruolo di Fondazione FAIR.
Ne ha parlato Stefania Siani, CEO e CCO di Serviceplan Italia, presidente di ADCI e membro del Consiglio Direttivo della Fondazione FAIR.
«Il mio ruolo – spiega Siani – è quello di CEO e Chief Creative Officer di Serviceplan Italia, parte del gruppo Serviceplan, e sono presidente dell’Art Directors Club Italiano, l’associazione che riunisce i creativi italiani e che è coinvolta in numerose dinamiche interassociative a rappresentanza della filiera della comunicazione.
Ho deciso di partecipare ai lavori della Fondazione FAIR per un obiettivo molto chiaro: comunicare significa rappresentare correttamente il mondo, e quello del gioco è un settore fortemente normato.
Dopo il Decreto Dignità del 2018 è stata vietata la pubblicità del gioco. Questo ha garantito tutele importanti per i giocatori, evitando l’esposizione a messaggi che in passato sono stati ritenuti aggressivi e troppo frequenti. Allo stesso tempo, però, ha generato una questione reputazionale per il comparto, che invece deve poter riaffermare la propria legittimità quando è correttamente regolamentato.
Il gioco può essere un momento ludico e di divertimento, ma perché lo sia è necessario che sia responsabile.
La Fondazione FAIR ha lavorato in questi anni per dare solidi fondamenti di ricerca al tema del percepito del gioco responsabile, definendo dei punti zero su come le persone lo intendono e su come vivono la comunicazione in questo ambito. Ha inoltre sottolineato l’importanza della tutela delle categorie più vulnerabili, come dimostra la ricerca sul rapporto tra gioco e Under 25.
Questi strumenti consentono di delineare linee guida per una comunicazione corretta. Uno dei principali rischi del comparto, infatti, è utilizzare la comunicazione sul gioco responsabile in una logica di “reputation washing”. È invece fondamentale prendere sul serio il concetto di player protection, mettendo le persone nelle condizioni di essere consapevoli delle possibilità di autolimitazione, in un equilibrio tra responsabilità individuale e responsabilità degli operatori.
La Fondazione FAIR ha individuato linee di ricerca uniche in Italia e tra le più rilevanti in Europa, capaci di fondare una comunicazione di nuova generazione e di aiutare istituzioni, operatori e giocatori a essere più consapevoli degli strumenti a loro disposizione.
Come comunicatrice, credo che il lavoro da fare sia ancora molto ampio e che la Fondazione rappresenti uno strumento terzo e necessario».
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