12 Gennaio 2026 - 22:16

Siamo sicuri che questa è la strada giusta?

I numeri parlano chiaro: il gioco online, e in particolare i casino virtuali, si sta espandendo a macchia d’olio su tutti il territorio italiano. E la sua marcia sembra inarrestabile.

27 Ottobre 2025

I numeri parlano chiaro: il gioco online, e in particolare i casino virtuali, si sta espandendo a macchia d’olio su tutti il territorio italiano. E la sua marcia sembra inarrestabile. Ora, col nuovo bando, è stata data una buona potatura, tagliando i rami delle skin che provocavano un’eccessiva frammentazione del mercato, ma questo vale a dire che chi rimane diventerà sempre più aggressivo – anche per tamponare gli elevatissimi costi della concessione – al fine di implementare la propria massa critica, pur col perdurante divieto di pubblicità diretta, che resta comunque in discussione.

Il Governo questo ha voluto: ridurre il gioco nelle street location per implementare quello sulla rete internet, un po’ per mitigare il malcontento delle Regioni e degli Enti Locali, un po’ per assecondare la tendenza dei giocatori a sfruttare i propri devices, fissi o mobili che siano. Così gelosi della propria privacy, per molti di loro è un disagio dover entrare in sale oscurate come se fossero cinema a luci rosse o anche nascondersi dietro i separé delle tabaccherie per giocare alle slot. Meno problemi si fanno gli appassionati di gratta&vinci e giochi numerici, che si sentono parte di un ‘fenomeno sociale’ ritenuto erroneamente innocuo, un po’ come ai tempi in cui gli amanti della schedina Totocalcio (e poi del Superenalotto) si accalcavano ai banchi per elaborare le proprie schedine o scegliere giocate già pronte.

La dicotomia, nell’ambito dei giochi, fra ‘buoni’ e ‘cattivi’, per quanto ingiusta è ormai netta da anni, e non si torna più indietro. Anzi, una volta (chissà quando) il riordino del settore sarà completato, il solco sarà ancora più profondo.

Perciò, ci chiediamo, è davvero questa la strada giusta? Spieghiamone il senso: lasciando da parte il ritorno erariale, a nostro avviso l’esorbitante e crescente concentrazione del gaming sull’online ha delle ricadute fortissime, ma meno visibili, sulla ripetitività del gioco. Ovvero, le generose percentuali di restituzione dei casino virtuali invogliano gli utenti a un rigioco continuo, che magari non toccherà tanto le loro tasche, ma certamente rischia di incrementarne la dipendenza fino a trasformarla in patologia.

Il Governo, pur sapendo bene tutto questo, vive e lascia vivere, perché l’unica alternativa sarebbe quella di arrivare allo scontro finale – ovviamente cruento, sul piano verbale – con la Autonomie locali, alle quali non sta nemmeno bene essere partecipi del gettito, per riprendere in mano le fila del discorso avocando la propria ‘riserva’ come principio inattaccabile e indiscutibile. D’altra parte, un atto di imperio per dar vita alla ‘nuova stagione’ dei giochi sarebbe ancor più controproducente se non fallimentare. Le Regioni hanno pur sempre la scappatoia del comparto sanitario, di loro esclusiva competenza, per limitare la diffusione del gambling terrestre.

Siamo nel pieno di un tunnel senza uscita, che si allunga sempre più a colpi di proroghe. Ai concessionari, tutto sommato, sta bene così per evitare il peggio. Ai giocatori idem, perché non ne subiscono alcun riflesso. Chi rimane nel pantano sono gli operatori della parte bassa della filiera: esercenti, gestori di sala, gestori e produttori di EGM.

Ora, andando totalmente controcorrente, siamo dell’idea che la strada giusta sia quella di rivitalizzare il gaming offline, in maniera razionale e limitando le sovrapposizioni con l’online. Oggi, come sappiamo, non c’è prodotto che non abbia una versione telematica, comprese le AWP e le VLT che, di fatto, sono fronteggiate dalle slot online.

Allora provocatoriamente diciamo: riportiamo alcuni prodotti all’esclusività fisica, non fosse altro che per controbilanciare l’esclusività telematica dei casino, nonché del Betting Exhange, che sta crescendo poderosamente. Adesso, qualcuno dovrebbe spiegarci, ad esempio, che senso ha mantenere operativi i G&V, le Scommesse Virtuali e il Bingo su entrambi i canali, così come il Superenalotto.

Riconsegniamo alle street locations ciò che è delle street locations, e lasciamo all’online ciò che è dell’online! O, al limite, differenziamo perlomeno le varianti di gioco.

Inoltre, sarebbe il caso di rilanciare le lotterie tradizionali, anche per ridare sostegno e visibilità a grandi eventi sportivi e non che fanno parte della cultura italiana. A cominciare dall’ippica, che attende, più o meno a breve, vedrà l’ennesima ‘grande riforma’. Ma fin quando il settore continuerà a pendere dalle labbra e dal portafoglio del Ministero dell’Agricoltura e del Governo non si andrà mai da nessuna parte. I nostri ippodromi dovrebbero diventare come i racinos americani, ampliando l’offerta a tutti i tipi di giochi (VLT in particolare) e aggiungendo ulteriori servizi di intrattenimento. Bisogna dare il modo ai grandi gruppi privati di investire massicciamente nell’ippica e lasciare agli esperti, anche internazionali, il compito di riformare le scommesse come si deve!

Qualcuno dirà: sì, tutto bello e tutto giusto, ma in certi paesini sperduti come si fa a favorire l’accesso al gioco lecito se mancano le locations adatte? Il problema non si pone proprio, se la paura è che in queste località possa infiltrarsi il gioco illegale. Figuriamoci chi andrà mai a proporre giochi clandestini in posti del genere! Poi, il fatto stesso di ‘favorire’ nasce da un presupposto sbagliato. Non stiamo parlando di pane e pasta, beni di consumo indispensabili, bensì di un prodotto voluttuario che se c’è, c’è, altrimenti fa niente, oppure andatelo a cercare da qualche altra parte.

Infine, c’è da affrontare con serenità e coraggio l’eterna questione dei casino terrestri. L’abbiamo detto mille volte: creare un casino – anzi, per meglio dire, un Integrated Resort Casino – per ogni regione non farebbe male alcuno, anzi darebbe un servizio in più ai turisti in un contesto assolutamente sicuro. Lo stanno facendo in ogni parte del mondo, con successo e soddisfazione per tutte le parti coinvolte. Ma in Italia, non si capisce perché, l’argomento resta tabù, a tutto vantaggio dei casino di oltreconfine (Slovenia, Croazia, Austria e via dicendo) che raccolgono allegramente vagonate di giocatori.

Marco Cerigioni – PressGiochi MAG