17 Luglio 2026 - 01:26

Scommesse, quello strano valzer delle percentuali di vincita

Dall’analisi dei dati ufficiali della raccolta 2024 è emerso, per quanto riguarda le scommesse a quota fissa, un fatto inatteso, almeno nelle proporzioni: la distanza fra le percentuali di vincita,

12 Agosto 2025

Dall’analisi dei dati ufficiali della raccolta 2024 è emerso, per quanto riguarda le scommesse a quota fissa, un fatto inatteso, almeno nelle proporzioni: la distanza fra le percentuali di vincita, non solo fra canale fisico e online, ma anche fra le varie regioni all’interno dello stesso canale.

In concreto, mentre il ritorno a vincita medio nazionale sulla rete a terra è stato dell’81,88%, a livello online è pari all’88,69%.

Nell’ambito del terrestre, i punti di minima e massima vanno dal 78,75% della Calabria sino all’85,34% della Toscana; sull’online, dall’87,47% della Puglia al 90,2% del Veneto. Dunque, nel primo caso abbiamo una forbice di 6,59 punti, nel secondo di 2,63.

Sicuramente, le motivazioni vanno cercate al di là dei palinsesti e dei regolamenti, in quanto su questi fronti vi è identità fra fisico e telematico, a parte forse il fatto che i concessionari possono prevedere dei limiti alla vincita massima ottenibile, al ribasso rispetto al massimo fissato per decreto a 50.000 euro. Il che, potrebbe dissuadere l’utente a fare giocate eccessivamente ‘rischiose’.

Una cosa che va subito chiarita è che nel mercato retail il peso delle strategie di un concessionario è più incidente rispetto a quello che può verificarsi nell’online, dove il giocatore ha facilità di scelta fra le varie offerte, attivando più conti gioco. In concreto, un bookmaker particolarmente presente in una regione di piccolo cabotaggio tenderà ad esercitare un’influenza più forte sull’utenza rispetto a quella applicabile in una grande regione.

Ma, sulla base delle indicazioni che ci sono state date da alcuni concessionari, bisogna prima di tutto tener presente che la percentuale di vincita è decisamente influenzata dalle strategie attuate dai giocatori. E’ intuitivo che una giocata fatta d’impulso o per divertimento, sulla base di intuizioni spesso discutibili, ha molte meno chances rispetto a un pronostico ‘ragionato’, che tenga conto di statistiche e valutazioni tecniche sulle squadre e/o gli atleti impegnati nell’evento, nonché impostato su tipologie di giocata combinate, che prevedano una possibilità di recupero e di copertura delle puntate errate (sure bet). In altri termini, si tratta di una applicazione sistemistica in stile Totocalcio. E questa tendenza è molto accentuata nel Centro-Sud Italia.

Abbiamo notato da tempo che su Internet circolano una miriade di manuali sulla scommessa sportiva, così come programmi informatici che permettono di fare elaborazioni complesse in breve tempo. La pretesa di far diventare il giocatore un vero e proprio professionista del betting è in ogni caso eccessiva. D’altra parte, almeno nel lungo periodo, l’accortezza, la competenza e la specializzazione tecnica, più la capacità di gestire il bankroll, pagano sempre.

A proposito di specializzazione, se a molti fa sorridere che nei palinsesti figurino sport come le freccette e il tennistavolo, o i campionati di calcio più inverecondi, c’è gente che trova valore in tali opportunità e si sente competitivo, avendo maturato competenza. E ciò impatta sul payout.

Oltre a questo, bisogna interpretare le dinamiche territoriali, che variano in base a tanti fattori. Chi tende ad ottimizzare le proprie giocate, solitamente, come abbiamo già detto, ha attivi diversi conti gioco, in modo da spostare i volumi di gioco da un concessionario all’altro sfruttando differenze di quota e modelli matematici per gestire l’in e out delle scommesse. Risultato? Alcuni concessionari vedono il proprio payout comprimersi in certe aree, e devono correre ai ripari. Una parte degli operatori assorbe il colpo, altri si proteggono riducendo i margini. È lì che nascono le vere differenze tra una piazza e l’altra. Non si tratta solo di quanto si gioca, ma di come e con quali strumenti si gioca.

Non meno importante è la capacità dell’utenza di investire sui bonus, sia di ‘benvenuto’ che legati a determinati eventi. Di fatto, i bonus sono ‘fiches’ a fondo perduto, con le quali il player gioca gratuitamente. Poi, è vero che monetizzare questi bonus non è mai facile, ma resta il fatto che danno a chi li utilizza la serenità di poter scommettere in maniera più ardita e potenzialmente remunerativa.

Inoltre, sul canale online va tenuta presente la grande influenza dei tipster, che sono essi stessi scommettitori e aiutano chi si iscrive ai loro canali a indirizzare le proprie puntate in maniera più conveniente. Naturalmente, più i tipster vincono, più sono seguiti. Pur nella loro stravaganza, questi personaggi sono molto ferrati in materia. Non suggeriscono solo pronostici, ma altresì un volume di budget su cui investire a seconda della difficoltà della giocata, puntando ad un guadagno nel lungo periodo. Questo significa, almeno nella fase iniziale, cercare di minimizzare i rischi.

In Italia abbiamo ormai tanti scommettitori di alto livello – prova ne sia anche la poderosa crescita del betting exchange – i quali ovviamente prediligono il canale online per tutta una serie di motivi, di cui l’unico che vale la pena ricordare è il più facile accesso alle scommesse live, che riscuotono un apprezzamento in continua crescita.  Un campo, questo, dove lo scommettitore specializzato è in grado di cogliere al volo le cosiddette value bet – se, ad esempio, una quota è più alta di quanto dovrebbe, e viceversa – così come di evitare gli errori tipici che i players inesperti/occasionali (linfa vitale per le concessionarie!) commettono a causa della frenesia a cui può indurre una giocata in-game.

Non da ultimo, l’oscillazione delle percentuali di vincita da una regione all’altra dipende dall’andamento delle rispettive squadre di calcio. In una regione dove abitualmente si gioca tanto, tipo la Campania, un Napoli vincente come quello di quest’anno è una sciagura per i concessionari, così come è una fortuna per loro che i tanti tifosi-scommettitori di Milan e Inter residenti in Lombardia abbiano visto fallire i loro pronostici sui grandi traguardi che le due squadre si erano prefissati. E il discorso vale a maggior ragione nelle singole realtà provinciali.

 

 

Marco Cerigioni – PressGiochi MAG

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