20 Settembre 2020 - 18:14

Scommesse: la nuova rete riparte da dov’era nata

L’iniziativa organizzata dall’Associazione Obiettivo 2016 ha dato spunti interessanti sia per la presenza del rappresentate del Governo che non ha lesinato parole, sia per le istanze delle varie parti del

20 Marzo 2015

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L’iniziativa organizzata dall’Associazione Obiettivo 2016 ha dato spunti interessanti sia per la presenza del rappresentate del Governo che non ha lesinato parole, sia per le istanze delle varie parti del settore presenti. Alcuni punti meritano di essere evidenziati.

Come spiega l’avv. Stefano Sbordoni, nel progetto 2016, a seguito dell’emersione seguita al condono c.d. fiscale (Legge n. 190/14- Legge di Stabilità 2015) un ruolo fondante sarà di certo quello delle rappresentanze di operatori ed esercenti presenti sulla filiera. Lo stesso sottosegretario nel corso del meeting ha evidenziato come le Associazioni di categoria diventeranno gli unici interlocutori della bozza – che sarà poi discussa in sede parlamentare – del provvedimento d’attuazione dell’art. 14 della delega fiscale.

Sono le Associazioni, con il loro bagaglio culturale e la loro storia,  che senza dubbio possono meglio rappresentare quello tutto che  è successo in questo bizzarro settore, e tutto quello che potrà succedere. E’ da loro infatti che bisogna ripartire per cercare di dare un senso alla nuova gara del 2016. Altro punto fondante, non certo di poco rilievo, emerso dal meeting dell’11 novembre, è che il sistema sarà quello concessorio, e non autorizzatorio. A chi infatti ha richiesto licenze perpetue è stato replicato sostenendo che se si vuole qualcosa in concessione è necessario pagare, e che questo ha comunque una durata.

Protagonista assoluta però la rete a terra, che rappresenta l’infrastruttura necessaria su cui regge il sistema gioco in Italia. Una rete fatta di punti di vendita dove in ciascuno opera un’esercente di gioco: è da questo binomio inscindibile che si deve ripartire e step by step, realizzare un progetto sano. La rete dalla sua origine si è trasformata nel tempo crescendo male, non è stata ‘educata’, ha fatto ‘wandering’(vagabondaggio) in balia di provvedimenti dal respiro corto. Altrimenti non sarebbe stato necessario il condono fiscale (Legge n. 190/14), che però ha condonato solo metà della rete, mentre l’altra ad oggi – e speriamo per poco, fino all’attuazione piena del comma 644 – ancora opera. L’obiettivo del 2016 dovrebbe essere quello di aprire e poi chiudere la rete, e ricondurre all’interno dei canali leciti gli operatori che intendono veramente farlo.

Altro obiettivo del 2016, dovrà essere quello di stemperare il clima ostile nei confronti del settore dei giochi. Oggi non v’è notizia connessa alla criminalità organizzata dove non si cerchi il collegamento – ci sia o non ci sia poco importa – alle attività del gioco pubblico. Il dibattito sociale è dovuto, lecito e giusto, ma deve essere costruttivo. Anche gli argomenti più scottanti hanno il diritto di essere trattati con lucidità e obiettività – questo è il compito di un governo – e non discriminati solo per il presunto ‘disvalore’.

Secondo il recente Studio Espad®Italia 2014, condotto dai ricercatori dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, la percentuale di studenti di 15-19 anni che giocano d’azzardo è passata dal 47% del 2009-2011 al 39% del 2014, e si è anche ridotta la quota di studenti-giocatori con un profilo definito a rischio o problematico. In termini numerici, sono stati oltre 900mila gli studenti che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nello scorso anno, mentre erano circa 1,1 milioni negli anni tra il 2009 ed il 2011. Questo aspetto è rilevante in quanto grazie agli interventi normativi come il Decreto Balduzzi (i cui aspetti tecnici vanno comunque rivisitati) ed alle campagne di sensibilizzazione collegate, oggi possiamo sostenere che i minori che giocano sono notevolmente ridotti. Sarà necessario valutare anche come regolamentare in maniera razionale ed omogenea la pubblicità sui giochi, visto e considerato che a livello europeo il dibattito è acceso.

La Corte di Giustizia Europea (sentenza 22 gennaio 2015 c-463/13) nel legittimare il sistema concessorio, ha chiesto all’Italia di fare un’importante scelta: o riduzione del numero delle concessioni rilasciate, ovvero esercizio di un controllo più rigoroso sulle attività nel settore dei giochi pubblici. Ebbene, confortati dalla bozza e dalle parole del sottosegretario possiamo sostenere nel riassumere i principi della delega fiscale: a) unitarietà e uniformità, sull’intero territorio nazionale, dell’organizzazione e gestione della rete di offerta di gioco pubblico; b) tutela dell’affidamento dei concessionari e degli ulteriori soggetti della filiera; c) tutela della concorrenza e non discriminazione, che il monito della CGE ha già avuto effetto, e che la scelta dell’Italia è di fare entrambe le cose, ma con la dovuta e necessaria ratio.

Ecco che tornando alla organizzazione della rete, obiettivi per il futuro andrebbero considerati: un palinsesto a carico esclusivo del FSC (provider); autonomia di gestione degli spazi all’interno dei punti vendita; possibilità per il punto di gioco di offrire tutti i prodotti autorizzati da ADM. Il punto di gioco (corner e negozio, un dualismo da non eliminare) rimane fondamentale come shop esclusivo dei giochi ADM. Così come per ancorare a terra ancor di più la rete, – conclude Sbordoni – è necessario rafforzare la figura professionale del gestore\esercente “al fine di garantire la maggiore tutela degli interessi pubblici erariali, e di difesa della salute pubblica connessi alla gestione di esercizi di vendita di (gioco), tenuto conto altresì della elevata professionalità richiesta per l’espletamento di tale attività”.

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