23 ottobre 2019
ore 07:34
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Scommesse. La Cassazione conferma la confisca dei beni dell’ex manager di SKS365 per oltre 39mln di euro

La Corte di Cassazione torna ad esprimersi in merito all’operazione Galassia e lo fa oggi per dichiarare inammissibile il ricorso proposto da Paolo Tavarelli, ex manager del bookmaker SKS365, per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, commessi negli anni 2014-2015. La truffa contestata, realizzata simulando la mera raccolta di dati trasmessi online all'operatore estero, mentre in realtà, la raccolta veniva effettuata in contanti sul territorio nazionale mediante appositi siti illegali in modo da sfuggire all'imposizione fiscale e da procurarsi un ingiusto profitto, nella specie consistente nella differenza tra l'importo della Imposta Unica sulle Scommesse ed i versamenti effettuati solo per 1.001 agenzie sanate...
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Scommesse. La Cassazione conferma la confisca dei beni dell’ex manager di SKS365 per oltre 39mln di euro

La Corte di Cassazione  torna ad esprimersi in merito all’operazione Galassia e lo fa oggi per dichiarare inammissibile il ricorso proposto da Paolo Tavarelli, ex manager del bookmaker SKS365, per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, commessi negli anni 2014-2015.

 

Il Tribunale del riesame di Catania ha previsto la confisca della somma di euro 39.537.619,35 all’indagato.

 

 

La truffa contestata, realizzata simulando la mera raccolta di dati trasmessi online all’operatore estero, mentre in realtà, la raccolta veniva effettuata in contanti sul territorio nazionale mediante appositi siti illegali in modo da sfuggire all’imposizione fiscale e da procurarsi un ingiusto profitto, nella specie consistente nella differenza tra l’importo della Imposta Unica sulle Scommesse ed i versamenti effettuati solo per 1.001 agenzie sanate a fronte di un numero di agenzie non inferiore a 1.745  legate al marchio Planetwin (proprietaria dell’intero capitale sociale della SKS365, a sua volta proprietaria del marchio Planetwin365).

Le agenzie- ricorda la Cassazione – operavano in base a contratti, che prevedevano il servizio di mera raccolta e trasmissione di dati relativi a scommesse su eventi sportivi in favore del bookmaker straniero, così creando una mera apparenza, mentre in realtà l’attività aveva ad oggetto la raccolta di scommesse da banco con pagamento in contanti, regolata in via diretta ed in nero, totalmente ignota al fisco.

 

 

L’attività di raccolta fisica delle scommesse veniva effettuata tramite migliaia di Centri Trasmissione Dati o Centri Elaborazione Dati, affiliati al marchio PlanetWin365, che, sebbene costituiti formalmente come Internet Point o camuffati da altre attività commerciali, di fatto costituivano punti di raccolta delle scommesse pagate dagli scommettitori.

 

Come ricorda la Cassazione: “gli operatori italiani, in apparenza indipendenti, erano agenti, intermediari dipendenti dalla società estera”. Non ci sarebbe stata per la Corte alcuna discriminazione nei confronti del bookmaker estero in quanto non si trattava “di un servizio transfrontaliero puro offerto da un operatore estero, essendosi in presenza di attività di raccolta di scommesse effettuate da operatori italiani come intermediari, attività vietata”.

 

La raccolta di scommesse, anche quando ha luogo mediante strumenti telematici, può avvenire lecitamente solo ed esclusivamente se posta in essere da parte di soggetti titolari di concessione, sì che non è ammesso che soggetti terzi raccolgano le scommesse per conto dei concessionari o titolari di reti svolgendo una mera Intermediazione.

La Cassazione interviene anche sulla scelta di sanare solo 1.001 agenzie a fronte delle 1.745 operanti, Scelta a detta della Corte “della società che gestiva la rete attraverso i vari master, e non dei gestori dei singoli punti di raccolta …il sistema illecito era gestito mediante piattaforme illegali (planetwin365.com e revolutionbet365.com ), i cui proventi erano interamente sottratti al fisco.

Va inoltre, precisato che la richiesta di regolarizzazione ai sensi dell’art. 1, comma 644, I. 190/2014, non incide sulla configurabilità e sulla sussistenza del reato contestato, in quanto detta sanatoria non ha effetto estintivo delle violazioni commesse, ma opera per il futuro”.

 

Le cifre relative al 2014 evidenziano una contabilità ignota al fisco, per un totale del giocato pari a 870.861.474,61 euro, “dal quale risultava, detratte le vincite pagate e le commissioni di rete, un utile netto di euro 55.938.202,53 considerato quale base imponibile per il calcolo dell’imposta nella misura indicata nell’imputazione.

Ne discende – ha concluso il giudice respingendo il ricorso – che il ragionamento del Tribunale è fondato su dati documentali provenienti dalla società, della cui genuinità non vi è ragione di dubitare.

In materia di reati tributari, – conclude – spetta esclusivamente al giudice penale il compito di determinare l’ammontare dell’imposta evasa, da intendersi come l’intera imposta dovuta e non versata, suscettibile dapprima di sequestro e, poi, di confisca, in base a una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dal giudice tributario, non essendo configurabile alcuna  pregiudiziale tributaria”.

 

 

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