20 Settembre 2020 - 19:54

Sberna (PI): “Non è più tollerabile che le vincite siano tassate meno dei redditi prodotti dai lavoratori”

“L’Italia, dopo tanti anni di proibizionismo sull’azzardo, è diventata oggi un grande casinò a cielo aperto e la responsabilità è delle forze politiche, che hanno permesso un consumo di massa

12 Marzo 2015

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“L’Italia, dopo tanti anni di proibizionismo sull’azzardo, è diventata oggi un grande casinò a cielo aperto e la responsabilità è delle forze politiche, che hanno permesso un consumo di massa di un male che colpisce e umilia soprattutto le fasce più deboli della popolazione. Che cosa è accaduto all’Italia per essere diventata in così poco tempo il primo Paese consumatore di azzardo in Europa e il terzo nel mondo ? Sembra paradossale, – ha affermato Mario Sberna di Per l’Italia, durante la discussione sulle mozioni contro il gioco – ma dal proibizionismo che distingueva l’Italia dagli altri Paesi occidentali si è passati ad una situazione di concessioni senza limiti, che, in pochi anni, ha generato un’industria del disastro, sociale e umano, con il terzo fatturato più alto del Paese.
Poiché ogni liberalizzazione di ciò che è male, per l’umanità e quindi per la società, crea un incremento dell’uso del male, un incremento del danno, la conseguenza diretta è anche un incremento degli affari delle mafie. Ci pensi, tra l’altro, dati alla mano, chi vorrebbe legalizzare altri settori. La follia dell’azzardo è dunque esplosa negli ultimi anni senza interventi contenitivi da parte dello Stato, salvo il «decreto Balduzzi», e negli ultimi dieci anni abbiamo, quindi, assistito ad una crescita senza paragoni, stimolata dalla proliferazione di slot machines, sale d’azzardo (i cosiddetti minicasinò) e azzardo online.
L’azzardo muove il 4 per cento del PIL nazionale, rappresenta il   12 per cento della spesa delle famiglie italiane. Gli italiani sono titolari del 15 per cento del mercato europeo dell’azzardo e del 5 per cento del mercato mondiale, nonostante siamo solo lo 0,8 per cento dell’umanità. Cifre a dir poco incredibili ! Non stiamo parlando di lavoro che nobilita, né di Repubblica fondata sul lavoro, né di benessere: stiamo parlando di «Azzardopoli», esattamente il contrario di quel che significa bene comune.
Cosa rende così appetibile l’azzardo ? Non certamente l’aspetto ludico, del gioco, termine che volutamente non utilizzo per questa patologia, perché l’azzardo non è un gioco: non trasmette valori, non c’è fantasia e creatività, non lascia spazio all’abilità, non fa squadra, ma solitudine, non premia l’impegno, ma si affida al caso.
È appetibile, anzitutto, per la semplicità dell’accesso: se una casalinga, un pensionato o un adolescente, per giocare, dovessero entrare in un casinò, rinuncerebbero facilmente; poiché, invece, le slot sono fuori casa, nel bar sotto casa, supermercato vicino, nel PC o nel tablet, l’alta accessibilità all’azzardo crea quella piaga sociale che è sotto gli occhi di tutti.
Vi è poi la percezione, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, che sia la strada giusta e più facile per svoltare nella vita, passando da una condizione di stenti ad una agiata senza troppi pensieri. Ed ecco il perché del debordamento di pubblicità su ogni tipo di canale disponibile: televisione, Internet, radio, manifesti, banner, coupon di offerte, e-mail, spam, magliette di società sportive, applicazioni per dispositivi portatili.
Tutto ciò non è frutto del caso: è accaduto perché le forze politiche hanno consentito questo   far west. Conosciamo perfettamente le ragioni pratiche che hanno portato lo Stato ad assumere le vesti del biscazziere: fare un po’ di cassa a costo praticamente zero. Ma a quale prezzo per la nostra società ? Quello che ci preme sottolineare in questa sede, ancora una volta, e che troppo spesso dimentichiamo, è che dietro a questi dati freddi ci sono veri e propri drammi per le persone affette da questa dipendenza e per le famiglie in cui la presenza di persone affette dalla patologia crea condizioni di disagio particolarmente grave.
Fette sempre più ampie di reddito giocate, anche ai livelli di sussistenza, un gran numero di ore di lavoro perse, una sempre più evidente difficoltà a liberarsi dalla dipendenza, anche a causa della forte capacità attrattiva della comunicazione pubblicitaria, onnipresente in maniera ossessiva e, francamente, poiché autorizzata, se non stimolata, dallo Stato, vergognosa.
Campagne giornalistiche ed iniziative della società civile che si sono occupate della gravità della situazione, per risolverla, finora non hanno sortito gli effetti sperati e lo Stato ha affrontato questo tema in un modo, se non esclusivamente, direi decisamente e prevalentemente economico: a saldi invariati è il massimo, pare, della concessione. Tanti, sporchi e subito.
Ma c’è dell’altro: fino a poco tempo fa – ha spiegato Sberna – consideravamo questo un problema che riguardasse gli adulti, ma non è così. Ed infatti, se negli anni passati la forma di dipendenza che preoccupava di più i genitori era sicuramente quella da sostanze come cannabis, cocaina ed eroina, da alcuni anni Pag. 56l’azzardo sta spopolando tra i giovani come nuova dipendenza, facendo diventare il nostro Paese, come dicevo, il primo in Europa come spesa pro capite.
Tutto ciò non pare vero per la criminalità organizzata: agli altissimi costi sociali dobbiamo, infatti, aggiungere gli effetti negativi in termini di legalità dovuti, appunto, alla presenza della criminalità nella filiera dell’azzardo, a dimostrazione del fatto che la legalizzazione comporta un aumento dei profitti mafiosi, non una sua riduzione. La criminalità sa sempre trovare la strada giusta per fare il male, a maggior ragione se ha le mani libere.
Secondo il dossier dell’associazione Libera, «Azzardopoli 2.0», sono 49 i clan che si spartiscono il racket dell’azzardo, dalle Alpi alla Sicilia. L’obiettivo è, come sempre, il riciclaggio di denaro sporco.
Le famiglie mafiose interessate sono moltissime, i Casalesi, i   Mallardo, gli Schiavone, i Santapaola, i Condello, i Cava e i Lo Piccolo. Si registrano infiltrazioni nelle società di gestione di punti scommesse, di sale bingo, che si prestano in modo legale per il riciclaggio di denaro sporco. Molti i casi in cui i clan hanno imposto il noleggio di apparecchi di videogiochi e la gestione di bische clandestine.
Era il 2012 quando in Parlamento si provò a rendere la vita difficile alle mafie dell’azzardo. Venne suggerito l’obbligo, per i gestori, di una certificazione antimafia fino al terzo grado di parentela. Proposta respinta. I boss ringraziano ! Si spiega così la crescente infiltrazione dei clan in un settore che consente di riciclare una montagna di denaro sporco, moltiplicando gli introiti. Ad inizio legislatura, abbiamo dato vita ad un intergruppo interparlamentare contro l’azzardo e qualche risultato c’è stato perché, quanto meno, è cresciuta la sensibilità su questa tematica, lo dimostrano le mozioni oggi al voto. Ma il divieto di pubblicità televisiva di lotterie, gratta e vinci durante programmi dedicati ai minori, anche all’infuori della fascia oraria pomeridiana, l’obbligo di segnalare la reale possibilità di vincita e la distanza minima tra sale, slot e luoghi di interesse pubblico non possono bastare, anche se dobbiamo rilevare l’importante inserimento dell’azzardo patologico nei livelli essenziali di assistenza. Vogliamo che il Governo si impegni, nell’articolo 14 della delega fiscale, a supportare e non cassare l’impegno no slot degli enti locali, in particolare riguardo alle distanze dai luoghi sensibili come le scuole, un divieto assoluto di pubblicità, esattamente come per il fumo, essendo l’azzardo nocivo di per sé per chiunque. Vogliamo un riconoscimento e un supporto delle campagne no slot, premiando le virtù civili, cioè quei baristi, tabaccai, fioristi (sì, perché le slot ormai si trovano anche nei negozi di fiori oggi !), che rinunciano al facile guadagno in nome del benessere della società e per chi proprio non riesce a capire, che almeno il pagamento sia effettuato con denaro elettronico a mezzo carta nominativa e che l’azzardo abbia una temporizzazione: più di tanto non ti è possibile farti del male. Ma anche il recupero immeditato dei tributi dovuti dai concessionari e non ancora versati allo Stato, così come un aumento forte della tassazione, come un pacchetto di sigarette dovrebbe costare almeno 15 euro di tasse, così la nocività dell’azzardo dovrebbe sopportare una tassazione elevatissima, sia come deterrente, che come misura di giustizia fiscale. Non è più tollerabile che le vincite derivanti dall’azzardo siano tassate molto meno dei redditi prodotti dai lavoratori.
Come gruppo Per l’Italia-Centro Democratico voteremo quindi a favore di tutte quelle mozioni che impegnano il Governo ad una attenzione e tutela dei minori e dei soggetti maggiormente vulnerabili e permeabili all’attrazione malefica esercitata dall’azzardo”.

 

Mario Marazziti (PI) ha aggiunto: “Ho inteso sottolineare la decisione del nostro gruppo di sostenere tutte le azioni davvero preventive e di contrasto delle ludopatie patologiche e della diffusione eccessiva, e incontrollata, del gioco d’azzardo, sottoscrivendo la mozione a prima firma dell’onorevole Garavini. Il fatto che il gioco d’azzardo sia la terza industria italiana con il 3 per cento del prodotto interno lordo nazionale, che vede coinvolto per il 47 per cento la parte più indigente del Paese e per più del 56 per cento la parte sicuramente appartenente ai ceti medio-bassi, in tempo di crisi, è una grave minaccia anche di senso e di solidità del nostro Paese, per cui dobbiamo prendere iniziative più impegnative. Pag. 58Quale sia la forma più giusta, se semplicemente l’aumento della tassazione, che potrebbe anche, oltre certi livelli, incoraggiare il gioco d’azzardo clandestino o anche una grande immensa operazione di senso, un’operazione di scoraggiamento di qualunque forma di illegalità in questo campo e, al tempo stesso, di educazione nel Paese, questo sarà parte della sfida di questo tempo e dei prossimi anni. Per questo volevo sottolineare come affrontare il tema delle ludopatie patologiche, il contrasto al gioco d’azzardo, anzitutto clandestino, e la grande sfida di senso che è racchiusa in questo tema, penso sia una scelta importante di questo Parlamento”.

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