08 Agosto 2026 - 17:27

Sale giochi, il TAR Lombardia annulla la sospensione della licenza disposta dalla Questura: “Non basta la violazione degli orari delle slot machine”

Per il TAR la sola recidiva nelle violazioni degli orari non basta a giustificare la sospensione della licenza: la Questura deve dimostrare un concreto abuso del titolo di polizia

29 Luglio 2026

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia ha annullato il provvedimento con cui la Questura di Milano aveva disposto la sospensione per cinque giorni della licenza ex articolo 88 TULPS di una sala giochi, ritenendo che la sola reiterazione delle violazioni degli orari di funzionamento degli apparecchi non sia sufficiente a giustificare l’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza.

La vicenda nasce da cinque precedenti sanzioni contestate al gestore per il mancato rispetto delle ordinanze del sindaco di Milano che disciplinano gli orari di utilizzo degli apparecchi da gioco con vincita in denaro. Sulla base di tali violazioni, la Questura aveva ritenuto configurabile un “abuso del titolo di polizia”, disponendo la sospensione della licenza.

Il gestore ha impugnato il provvedimento davanti al TAR sostenendo, tra l’altro, che le sanzioni amministrative erano ancora oggetto di giudizio e che la competenza a sanzionare le violazioni delle ordinanze comunali spettasse al Comune e non alla Questura.

I giudici: la recidiva da sola non giustifica la sospensione della licenza

Il TAR ha respinto le censure relative al procedimento amministrativo e alla possibilità di considerare valide, ai fini della recidiva, anche sanzioni ancora sub iudice, precisando che ciò che rileva è la loro efficacia al momento dell’adozione del provvedimento.

Ha invece accolto il ricorso sul punto centrale della controversia. Secondo i giudici, nel Comune di Milano esiste già una disciplina specifica che prevede, in caso di reiterata violazione degli orari, la sospensione del funzionamento degli apparecchi da gioco. Proprio per questo motivo la Questura non può limitarsi a richiamare le stesse violazioni per sospendere anche la licenza di pubblica sicurezza.

Per esercitare tale potere, infatti, è necessaria una motivazione rafforzata, che dimostri come le condotte contestate integrino anche un concreto abuso del titolo di polizia sotto il profilo dell’ordine pubblico, della sicurezza pubblica o della prevenzione dei reati.

Nel caso esaminato, il provvedimento impugnato si fondava esclusivamente sulla reiterazione delle violazioni degli orari, senza evidenziare ulteriori elementi tali da giustificare l’intervento della Questura.

Il rischio di una doppia sanzione

La sentenza evidenzia inoltre il rischio di una duplicazione sanzionatoria.

Poiché l’ordinanza comunale già prevede la sospensione del funzionamento degli apparecchi come conseguenza della recidiva, l’applicazione di un’ulteriore sospensione della licenza di pubblica sicurezza per i medesimi fatti potrebbe determinare una sovrapposizione di sanzioni, in contrasto con il principio del ne bis in idem.

Richiamando precedenti del Consiglio di Stato e del TAR Veneto, il Collegio osserva che, in presenza di una disciplina comunale specifica, il potere del Questore resta esercitabile solo quando emergano ulteriori profili riconducibili alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, diversi dal semplice mancato rispetto degli orari.

Per queste ragioni il TAR Lombardia ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento della Questura di Milano. I giudici hanno inoltre dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Questura, ritenendo legittimato in giudizio il solo Ministero dell’Interno, e hanno compensato le spese processuali, considerando la novità delle questioni affrontate.

PressGiochi