27 Settembre 2020 - 09:57

Sala VLT. Il Tar Lombardia conferma le limitazioni orarie poste dal comune di Treviglio

Il Tar Lombardia respingendo il ricorso di una sala vlt ha quest’oggi confermato la lvalidità dell’ordinamento con il quale il sindaco del comune di Treviglio ha disposto l’attivazione degli apparecchi da gioco entro una fascia oraria.

19 Febbraio 2015

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Il Tar Lombardia respingendo il ricorso di una sala vlt ha quest’oggi confermato la lvalidità dell’ordinamento con il quale il sindaco del comune di Treviglio ha disposto l’attivazione degli apparecchi da gioco entro una fascia oraria.

Coma ha affermato il Tar “le amministrazioni comunali possono regolare l’attività degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, a termini dell’art. 50, comma 7, del D. Lgs. 267/2000, graduando, in funzione della tutela dell’interesse pubblico prevalente, gli orari di apertura e chiusura al pubblico. La circostanza che il regime di liberalizzazione degli orari sia applicabile indistintamente agli esercizi commerciali e a quelli di somministrazione, non preclude all’amministrazione comunale la possibilità di esercitare il proprio potere di inibizione delle attività, per comprovate esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché del diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica: ciò è consentito dal legislatore in caso di accertata lesione di interessi pubblici tassativamente individuati – quali sicurezza, libertà, dignità umana, utilità sociale, salute – che non possono considerarsi violati aprioristicamente e senza dimostrazione alcuna”.

Il Tar Lombardia richiama la recente e argomentata ordinanza del T.A.R. Lombardia Milano (sez. I – 21/11/2014 n. 1586), la quale ha citato la giurisprudenza che si è più volte pronunciata nel senso di ritenere la norma di cui all’art. 50 comma 7 del D. Lgs. 267/2000 “come idonea a costituire il fondamento legislativo del potere sindacale di disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco, anche al precipuo fine di contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico… ricordando che “la natura imperativa dell’interesse pubblico sotteso all’azione di contrasto alla ludopatia è attestata dallo stesso legislatore statale, nella misura in cui ha inserito tale patologia nei livelli essenziali di assistenza (LEA)”.

“La disciplina degli orari di apertura delle sale da gioco – ha concluso il giudice – non contrasta con i principi di adeguatezza e proporzionalità, dato che “in termini generali, sussiste una sfera della decisione pubblica non “lambita” dal diritto, il che accade ogni qual volta il decisum si collochi tra le alternative lecite (parimenti ragionevoli e proporzionate) dell’azione amministrativa, trovando (in tal caso) la scelta perseguita la sua forza ed il suo fondamento nella legittimazione politica propria dell’istituzione maggioritaria e nei conseguenti meccanismi di responsabilità … nella specie, le disposizioni in commento sono dichiaratamente finalizzate: a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili o immaturi (per la giovane età o perché bisognosi di cure); a prevenire forme di gioco compulsivo; ad evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano e la quiete pubblica …. la valutazione del Comune circa l’incidenza negativa sulla salute dei cittadini (intesa, pare di capire, in termini non solo di malattia ma anche di pericolo per il benessere individuale e collettivo della popolazione locale) derivante dall’apertura prolungata delle sale giochi, appare idonea e adeguata in quanto: – i dati allegati in atti evidenziano l’incremento esponenziale degli utenti seguiti per gambling dai Ser.t., in stretta correlazione con l’aumento della diffusione delle sale da gioco (a Milano sussistono 1992 esercizi commerciali, per un totale di 8165 apparecchi da gioco); – i soggetti giovani ed anziani appaiono (anche secondo norme di comune esperienza) maggiormente esposti alla capacità suggestiva del guadagno derivante dalla scommessa; – il numero dei soggetti, tra le categorie a rischio, non è un dato trascurabile quando si tratta di intervenire a tutela di beni fondamentali (si trattasse anche di sole 100 persone)”. Il T.A.R. milanese ha poi sostenuto che “l’ordinanza impugnata non incide direttamente sulla individuazione ed installazione dei giochi leciti, ma su un fattore (quale l’orario di apertura in una determinata fascia oraria dei relativi esercizi pubblici) che potrebbe indurre al gioco un pubblico costituito da soggetti psicologicamente più vulnerabili od immaturi e, quindi, maggiormente esposti alla capacità suggestiva dell’illusione di conseguire, tramite il gioco, vincite e facili guadagni” e che “le disposizioni in esame paiono idonee ed adeguate ad affrontare le esigenze della collettività di cui l’ente locale si fa portatore e garante, in relazione ai dati epidemiologici allegati, all’individuazione dei soggetti (giovani e anziani) maggiormente esposti alla capacità suggestiva del guadagno derivante dalla scommessa e alla progressione allarmante del numero di cittadini colpiti da ludopatia, con un aumento del rischio implicito di ulteriori future “vittime” tra le fasce deboli della popolazione”.

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