Il mercato fisico del gioco in Romania entra in una fase di crescente instabilità normativa. Tra stretta fiscale, poteri locali di veto e nuove restrizioni in arrivo, gli operatori land-based si trovano oggi in un contesto definito dagli analisti come un vero e proprio “regulatory limbo”. Nulla di particolare per chi osserva la situazione dall’Italia…
La riforma del gioco in Romania sta determinando una fase di forte incertezza per il comparto land-based, che diversi operatori e analisti definiscono ormai come un vero e proprio “regulatory limbo”. Le modifiche introdotte tra il 2025 e il 2026 hanno inciso in modo strutturale sull’assetto del mercato, intervenendo sia sul piano fiscale sia su quello autorizzativo e determinando un progressivo ridimensionamento della rete fisica delle sale da gioco e delle slot machine. In pochi anni, il numero di apparecchi installati è passato da circa 80.000 a circa 36.000 unità, con ulteriori riduzioni attese nel corso del 2026 e con stime di settore che non escludono un’ulteriore contrazione fino a 15.000–20.000 macchine entro la fine dell’anno, in uno scenario di progressiva uscita dal mercato di operatori medio-piccoli.
Uno degli elementi più rilevanti della riforma riguarda l’introduzione di un sistema di governance locale che attribuisce ai comuni la possibilità di intervenire direttamente sull’offerta di gioco sul proprio territorio. In base alle nuove disposizioni, infatti, anche gli operatori in possesso di regolare licenza nazionale non hanno più la certezza di poter operare in maniera uniforme su tutto il territorio, poiché le amministrazioni locali possono introdurre divieti, limitazioni o condizioni aggiuntive rispetto a quelle previste a livello centrale. Questo ha determinato una frammentazione del mercato che incide in modo significativo sulla pianificazione industriale, sulla stabilità degli investimenti e sulla continuità operativa delle reti commerciali.
A questo si aggiunge un contesto fiscale e regolatorio sempre più restrittivo, caratterizzato da un aumento delle imposte sul gioco, da un incremento delle fee autorizzative e da un rafforzamento degli obblighi di compliance e tracciabilità. Il combinato disposto tra pressione fiscale e maggiore complessità normativa ha determinato un aumento dei costi operativi che colpisce in modo particolare gli operatori di dimensioni minori, accelerando i processi di consolidamento e riduzione dell’offerta fisica.
Il quadro, peraltro, non appare ancora definito, poiché ulteriori interventi risultano tuttora in discussione e potrebbero incidere ulteriormente sul settore. Tra le ipotesi al vaglio figurano l’eventuale innalzamento dell’età minima di accesso al gioco, l’introduzione di limiti alle perdite rapportati al reddito e un ulteriore irrigidimento delle regole sulla pubblicità. In parallelo, le autorità continuano a rafforzare gli strumenti di contrasto al gioco illegale e a potenziare i poteri dell’autorità regolatoria nazionale, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’impatto sociale del settore e aumentare il gettito fiscale.
Nel complesso, la Romania si conferma oggi uno dei mercati europei più dinamici sul piano regolatorio ma anche tra i più instabili per gli operatori del gioco fisico, con un equilibrio sempre più complesso tra obiettivi di controllo pubblico, sostenibilità economica del settore e prevedibilità normativa, elemento che rappresenta oggi il principale punto critico per gli investimenti nel comparto land-based.
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