Il percorso di riforma del gioco pubblico entra in una fase decisiva anche sul versante terrestre. Dopo l’intervento sul gioco a distanza, il Governo si prepara a portare in Consiglio
Il percorso di riforma del gioco pubblico entra in una fase decisiva anche sul versante terrestre. Dopo l’intervento sul gioco a distanza, il Governo si prepara a portare in Consiglio dei ministri il decreto legislativo dedicato alle reti fisiche di apparecchi, scommesse e bingo, attuativo della delega fiscale. Un passaggio annunciato dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo e confermato da indiscrezioni parlamentari, che delineano un intervento destinato a ridisegnare in modo strutturale l’offerta sul territorio.
Il provvedimento mira a superare l’attuale frammentazione normativa, fissando un quadro nazionale di riferimento. Le regole operative dei singoli giochi e le procedure di gara per le nuove concessioni saranno demandate, in una fase successiva, all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Centrale, in questo percorso, sarà il ruolo delle Regioni: dopo l’intesa con il Governo, attesa entro marzo, gli enti territoriali dovranno adeguare le leggi locali oggi non coerenti con il nuovo assetto, con l’obiettivo di chiudere l’iter entro l’estate.
Sul piano della rete, il decreto introduce una razionalizzazione significativa. I punti con apparecchi da intrattenimento verrebbero ridotti di circa il 10%, attestandosi intorno alle 40mila unità complessive (oggi se ne contano 50450 ca, ndr). Resterebbe invariato, invece, il numero dei punti scommesse, fissato a 10mila, ma senza più la distinzione tra negozi specializzati (oggi 5.530) e corner generalisti (oggi 4.240). In parallelo, è previsto un ridimensionamento del parco macchine: le Awp scenderebbero a circa 200mila unità (oggi 225mila), mentre le Vlt passerebbero da 55mila a 46mila.
Tra le novità più rilevanti figura l’introduzione di un sistema di certificazione dei punti vendita. L’ADM riconoscerà ufficialmente gli esercizi che adottano misure rafforzate di tutela dei soggetti vulnerabili, prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo e contrasto all’accesso dei minori. La certificazione comporterà obblighi specifici – dalla videosorveglianza alla separazione delle aree di gioco – ma consentirà agli operatori di distinguersi attraverso un marchio di conformità.
Il tema dei luoghi sensibili viene affrontato con un approccio graduato. Le scuole secondarie, le strutture sanitarie e i centri per le dipendenze restano i riferimenti principali, ma le distanze minime varieranno in base alla certificazione: 100 metri per gli esercizi certificati, 200 per quelli non certificati. Analoga differenziazione è prevista sugli orari di esercizio: i primi potrebbero essere soggetti a fasce di sospensione più limitate, mentre per i secondi lo stop alla raccolta sarebbe più esteso nelle ore notturne e pomeridiane.
Il decreto prepara anche la nuova stagione delle concessioni. Le gare, riservate a operatori con sede nello Spazio economico europeo e adeguati requisiti finanziari e tecnologici, assegneranno titoli di durata novennale. Per gli apparecchi da intrattenimento sono previsti lotti di diversa dimensione, con una base che includerebbe 4.000 diritti Awp e 900 Vlt per un valore di 25 milioni di euro. Nel comparto scommesse, il lotto base sarebbe composto da 25 diritti per un corrispettivo di 1,4 milioni, con ulteriori lotti minimi venduti a valore unitario. Per il bingo, infine, si ipotizza una base d’asta di circa 350mila euro per ciascuna delle 210 sale.
Nel quadro più ampio degli interventi annunciati dal MEF, Maurizio Leo ha richiamato sul fronte della giustizia tributaria, l’innalzamento della soglia per il giudizio monocratico in primo grado da 5.000 a 10.000 euro, con l’obiettivo di ridurre il contenzioso.
Il decreto sul gioco fisico rappresenta così il tassello conclusivo del riordino avviato con l’online: un intervento atteso dal settore, che punta a rafforzare la legalità, rendere più omogenee le regole sul territorio e offrire maggiore certezza agli operatori in vista dei prossimi anni.
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