12 Settembre 2026 - 18:33

Riforma calcio. Nel ddl Boccia (PD) stretta sulla pubblicità di giochi e scommesse

È stato presentato ufficialmente al Senato il disegno di legge a prima firma del senatore Francesco Boccia, recante disposizioni per il rilancio e la riforma del sistema calcistico italiano. Il

07 Agosto 2026

È stato presentato ufficialmente al Senato il disegno di legge a prima firma del senatore Francesco Boccia, recante disposizioni per il rilancio e la riforma del sistema calcistico italiano. Il testo interviene su diversi aspetti del calcio professionistico e dilettantistico, dai vivai alla sostenibilità economica dei club, dagli impianti sportivi al calcio femminile, fino alla governance federale.

Tra le disposizioni contenute nel provvedimento assume particolare rilievo per il comparto del gioco l’articolo 11, dedicato all’interpretazione autentica del divieto di pubblicità di giochi e scommesse.

La proposta nasce dalla necessità, evidenziata nella relazione illustrativa, di affrontare quella che viene definita la «crisi del calcio italiano», distinguendo tra la crisi della Nazionale maschile e quella del campionato di Serie A. Il DDL individua quindi una serie di interventi strutturali destinati ai settori giovanili, agli impianti, alla sostenibilità economica delle società e al rafforzamento della governance del sistema.

Giochi e scommesse: interpretazione autentica del divieto di pubblicità

È l’articolo 11 a introdurre la disposizione di maggiore interesse per il settore del gioco. La norma interviene sull’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, il cosiddetto decreto dignità, convertito dalla legge 9 agosto 2018, n. 96.

L’obiettivo è stabilire in modo esplicito che il divieto di pubblicità di giochi e scommesse debba essere interpretato in maniera estesa, comprendendo non soltanto la pubblicità effettuata direttamente dagli operatori, ma anche le forme di comunicazione realizzate attraverso soggetti terzi. La relazione illustrativa chiarisce infatti che il divieto comprende «ogni forma di comunicazione, diretta o indiretta».

Il testo cita espressamente:

testimonial;
influencer;
partner commerciali;
siti di informazione;
social media;
ogni altra forma di promozione;
sponsorizzazione;
associazione di marca.

La disposizione riguarda le attività finalizzate a promuovere giochi e scommesse a pagamento.

Il passaggio della relazione illustrativa dedicato all’articolo 11 recita: «L’articolo 11 (Interpretazione autentica del divieto di pubblicità di giochi e scommesse) interpreta autenticamente l’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, nel senso che il divieto di pubblicità di giochi e scommesse comprende ogni forma di comunicazione, diretta o indiretta, anche per il tramite di soggetti terzi quali testimonial, influencer, partner commerciali, siti di informazione, social media e ogni altra forma di promozione, sponsorizzazione o associazione di marca volta a promuovere giochi e scommesse a pagamento; sono escluse le sole comunicazioni informative neutrali rivolte agli adulti maggiorenni che ne facciano espressa richiesta. Le sanzioni di cui al comma 2 del medesimo articolo sono elevate del 50 per cento, tanto nel valore minimo quanto nel valore massimo.»

Il DDL stabilisce quindi che restino fuori dal divieto esclusivamente le comunicazioni informative neutrali rivolte a maggiorenni che ne facciano espressamente richiesta. Particolarmente significativa è anche la parte relativa alle sanzioni. Il disegno di legge prevede infatti che le sanzioni già stabilite dall’articolo 9, comma 2, del decreto dignità siano aumentate del 50%, sia nel loro valore minimo sia nel loro valore massimo.

La modifica si inserisce quindi in un quadro di ulteriore irrigidimento delle regole sulla comunicazione commerciale legata al gioco.

L’intervento assume particolare rilievo per il settore sportivo, considerando il peso storico delle sponsorizzazioni e delle partnership tra operatori di gioco e società, competizioni e soggetti del mondo dello sport.

Una riforma più ampia per il calcio italiano

Il provvedimento interviene infatti sulla distribuzione delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi della Serie A, prevedendo di destinare una quota del 10% alla valorizzazione dei vivai e dei giovani calciatori e delle giovani calciatrici, con un vincolo di reinvestimento nei settori giovanili di almeno il 50% delle risorse ricevute.

Il testo istituisce inoltre un Fondo per il potenziamento dei settori giovanili maschili e femminili, dell’impiantistica sportiva di base e dell’integrazione, presso il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio. Il Fondo sarebbe alimentato dal 70% delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’AGCOM per le violazioni della normativa sulla pirateria audiovisiva e da una dotazione pubblica iniziale di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029. Le risorse sarebbero destinate, tra l’altro, alla realizzazione, ristrutturazione e modernizzazione degli impianti sportivi per l’attività giovanile, amatoriale e dilettantistica, con priorità per le aree interne e le zone periferiche o disagiate.

Un’altra misura riguarda gli impianti sportivi calcistici.

Il DDL riconosce alle società sportive professionistiche affiliate alla FIGC e alle società dilettantistiche titolari di una concessione pubblica di durata residua non inferiore a 30 anni un credito d’imposta del 30% dei costi sostenuti per interventi di ammodernamento, ristrutturazione e riqualificazione degli impianti. Il beneficio riguarda gli interventi effettuati dal 1° gennaio 2027 al 31 dicembre 2031, con un limite di 15 milioni di euro per impianto.

La proposta prevede anche il rifinanziamento del Fondo per il professionismo negli sport femminili, con 7 milioni di euro per il 2027, 7 milioni per il 2028 e 8 milioni per il 2029. Sul fronte dei vivai, il provvedimento punta a introdurre meccanismi di premialità per le società che investono nella formazione e nell’impiego dei giovani calciatori italiani.

La proposta interviene inoltre sulle condizioni economiche dei giovani calciatori formati nei vivai italiani, prevedendo una riduzione del 30% delle aliquote contributive pensionistiche per i primi cinque anni di attività professionale, alle condizioni indicate dal provvedimento.

Il DDL interviene anche sui compensi degli agenti sportivi e dei procuratori. L’articolo 10 stabilisce che, per i contratti di lavoro sportivo subordinato nei settori professionistici, il compenso riconosciuto agli agenti o procuratori non possa eccedere il 5% della retribuzione annua lorda del calciatore. La Federazione sarebbe inoltre chiamata a introdurre norme disciplinari e anti-elusive, con la possibilità di prevedere percentuali inferiori per tutelare la crescita sportiva dei giovani calciatori. È prevista anche l’istituzione di un registro pubblico dei compensi corrisposti, liberamente consultabile, anche attraverso piattaforme aperte.

Gli oneri complessivi del provvedimento sono quantificati in 80 milioni di euro per il 2027, 100 milioni per il 2028 e 110 milioni annui a decorrere dal 2029. La copertura viene individuata attraverso la riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, le maggiori entrate derivanti dall’applicazione dell’articolo 11 e le risorse del Fondo istituito dall’articolo 3. Le diverse misure entreranno in applicazione secondo tempistiche differenti: alcune disposizioni, tra cui quelle dell’articolo 11, sono collegate alle decorrenze previste dal provvedimento e alla sua entrata in vigore.

Per il comparto dei giochi e delle scommesse, il punto centrale del DDL Boccia è dunque rappresentato dall’articolo 11. La proposta mira a cristallizzare per legge un’interpretazione estensiva del divieto introdotto dal decreto dignità, includendo nel concetto di pubblicità vietata anche comunicazioni indirette realizzate attraverso testimonial, influencer, partner commerciali, siti di informazione e social media, oltre alle sponsorizzazioni e alle associazioni di marca.

A questa estensione del perimetro del divieto si aggiunge l’incremento del 50% delle sanzioni.

La proposta parlamentare apre così un nuovo fronte nel rapporto tra sistema sportivo e mercato del gioco, proprio mentre il DDL punta complessivamente a ridisegnare alcuni degli equilibri economici e organizzativi del calcio italiano.

PressGiochi