21 Maggio 2026 - 18:51

Ricognizione su uno strumento di pagamento digitale: l’e-wallet

Di Francesco Crudo

13 Aprile 2026

Proseguendo nel solco della precedente trattazione e nell’ottica di favorire al lettore una panoramica di approfondimento, senza la pretesa di essere esaustiva, in questa occasione ci focalizzeremo su uno strumento specifico, ovvero l’e-wallet, di cui si sente sempre più parlare e specificatamente nell’ambito del gioco online.

La traduzione dal termine inglese ci viene incontro: wallet=portafoglio o borsellino mentre il prefisso ‘e-‘ rappresenta l’acronimo di elettronico: ci troviamo di fronte quindi ad un portafoglio/borsellino elettronico.

Cosa teniamo normalmente dentro un borsellino/portafoglio ‘analogico’?

  • Documenti di identità, di carta o di plastica;

  • valori, contanti, monete, assegni;

  • carte di pagamento, di plastica o altro materiale;

  • titoli di viaggio, di carta o di plastica;

  • carte fedeltà, di plastica;

  • chiavi, di metallo.

Orbene, nel nostro portafoglio/borsellino elettronico (e-wallet) portiamo esattamente le stesse cose, ma in formato digitale:

  • La/e nostra/e identità digitale/i;

  • La/e nostre carte di pagamento elettroniche/tokenizzate;

  • Il/i nostri titolo/i di viaggio elettronici;

  • Il/i nostro/i conto/i di moneta elettronica (e-money) IBANizzato o meno;

  • I nostri valori digitali:

    • Contante digitalizzato ovvero reso moneta elettronica, in valuta domestica ovvero in multivaluta equivalente ma comunque Fiat (ovvero valuta emessa da Banca Centrale);

    • Valori nativi digitali, quali: crypto-valute (Bitcoin su tutte), crypto-assets (NFT (Non Fungible Token) su tutti);

  • Chiavi elettroniche (password, token) che ci permettono di accedere ad una molteplicità di servizi di cui usufruiamo costantemente;

tutto questo detenuto in un device mobile ovvero uno smartphone che è lo scrigno ‘virtuale’ dei nostri ‘valori’.

L’e-wallet è quindi uno strumento che racchiude in sé diversi strumenti e funzionalità aventi caratteristiche differenti ma alla cui base è fondante l’identificazione del titolare, da cui deriva la nostra identità digitale: in futuro torneremo sull’argomento dell’identificazione perché strettamente correlata ed indispensabile anche nell’ambito del gioco pubblico.

Sarebbe limitante quindi definirlo una sorta di home banking con altre funzionalità accessorie, tanto infatti che si parla anche di super App o di wallet di wallet, ovvero App-licazioni sempre residenti su un device mobile che integrano servizi differenti (ad es. Amazon) o ‘nidificano’ wallets all’interno di un wallet più capiente (ad es. AliPay).

Ritornando su un campo che è di più stretto interesse l’e-wallet (di e-money) permette la digitalizzazione del denaro contante, rendendo ogni transazione originata dal wallet, sicura, conforme e tracciabile.

Perché ciò possa avvenire dobbiamo conoscere prima chi sia l’emittente di un e-wallet di e-money, ovvero un IMEL (Istituto di Moneta ELettronica): un intermediario finanziario autorizzato e licenziato ad operare da una Banca Centrale di un Paese membro della Comunità Europea e sottoposto alla Vigilanza di quest’ultima. La domanda nasce spontanea: che differenza corre tra un IMEL ed una Banca ‘tradizionale’? La differenza insiste nel fatto che entrambe le istituzioni siano quelle individuate dalla norma per l’emissione di moneta elettronica, con una grande differenza di base: la Banca può emettere a credito mentre l’IMEL può soltanto emettere a debito ovvero dietro equivalente provvista in numerario depositato presso la tesoreria dell’IMEL stesso. Questi concetti su cui approfondiamo immediatamente, ci verranno utili anche nelle trattazioni future di altri strumenti di pagamento.

Esemplificando e semplificando: la Banca o Istituto di Credito ‘batte’ valuta elettronica anche concedendo credito ai propri utilizzatori (clienti); l’IMEL invece ‘batte’ valuta elettronica convertendo valuta fisica in equivalente valuta digitale: tutta la valuta digitale ha come garanzia di emissione il deposito dell’equivalente contante presso una tesoreria dell’IMEL.

Dipendendo poi dalla nazionalità dell’IMEL stesso, le singole Banche Centrali dei Paesi di origine prevedono Fondi di Garanzia a tutela dei depositi degli utilizzatori, variabili in funzione della normativa domestica.

In virtù della cosiddetta PSD2 (Payment System Directive2) tutti i Paesi membri della Comunità Europea possono ‘passportare’ in tutta l’Unione i propri servizi mettendoli a disposizione dei cittadini unionali, indipendentemente dalla loro nazionalità, ovvero un cittadino italiano può accedere ad un servizio di moneta elettronica emesso da un IMEL di nazionalità francese (ad esempio) che nel caso fosse IBANizzato avrebbe come prefisso FR anziché IT ed avrebbe operatività piena per le funzionalità tipiche del wallet: pagamenti ed incassi effettuati in Italia.

Siamo consci di aver fornito qualche delucidazione ma di aver generato necessità di ulteriori chiarimenti che proveremo a soddisfare nei nostri prossimi appuntamenti.

Francesco Crudo – PressGiochi MAG

Fonte immagine: https://depositphotos.com/it