25 maggio 2020
ore 18:34
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Relazione DIA del primo semestre 2019: restano forti in varie regioni d’Italia le influenze della criminalità su giochi online e scommesse

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Relazione DIA del primo semestre 2019: restano forti in varie regioni d’Italia le influenze della criminalità su giochi online e scommesse

Il 30 dicembre 2019 è stata trasmessa alla Camera dei deputati la Relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa antimafia relativamente al primo semestre 2019.

Non potevano mancare casi di infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel settore del gioco d’azzardo nei vari territori italiani.

Di seguito:

Criminalità organizzata Calabrese: Naturalmente, al di là di valori e tradizioni, la ‘ndrangheta esprime una vocazione economico-imprenditoriale proiettata verso ambiti delinquenziali sempre più raffinati, in grado, come già detto, di contaminare i più lucrosi settori dell’economia mondiale, alterando il libero mercato con posizioni monopolistiche su interi settori, come – solo per fare qualche esempio – quello edilizio (funzionale all’accesso ai più importanti appalti pubblici), del ciclo dei rifiuti, immobiliare e dei giochi.

 

Il 21 gennaio 2019 la DIA ha eseguito un decreto di sequestro di beni42 emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, su proposta del Direttore della DIA, nei confronti di un noto imprenditore reggino del settore della grande distribuzione alimentare e del commercio di autovetture. In particolare, è stata riconosciuta la sua pericolosità sociale per la stretta vicinanza alla ‘ndrangheta, desunta principalmente dalle risultanze del noto procedimento “Fata Morgana” (poi confluito nel procedimento “Ghota”), nell’ambito del quale è stato arrestato nel 2016. In quel contesto investigativo gli è stato contestato di aver fatto parte della cosca LIBRI, ponendosi, all’esito della guerra di mafia, quale soggetto di riferimento nel settore della grande distribuzione alimentare. In particolare aveva turbato il regolare svolgimento delle pubbliche gare nell’affare che consentiva ad un altro imprenditore di inserirsi nel consorzio di un centro commerciale di Villa San Giovanni (RC)43. Le investigazioni patrimoniali svolte dalla DIA sull’intero patrimonio dell’imprenditore hanno acclarato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati, da “ritenersi ‘geneticamente’ viziati e non considerabili”. Inoltre, lo stesso Tribunale ha rilevato come “…nel corso del procedimento “Fata Morgana” sia emersa inequivocabilmente la tendenza, da parte del …, ad intestare a persone a lui vicine le numerose imprese e società di fatto a lui riconducibili…”. Il provvedimento ha riguardato un ingente patrimonio, il cui valore complessivo supera i 20 milioni di euro, consistente in 11 aziende  attive nei settori della grande distribuzione alimentare, del commercio automezzi, delle costruzioni, immobiliare e sale da gioco, oltre a 20 immobili e consistenti disponibilità finanziarie. Il successivo 15 maggio, la DIA ha eseguito nei suoi confronti un ulteriore decreto di sequestro di beni45, scaturito da nuovi accertamenti, in base ai quali lo stesso Tribunale ha disposto il sequestro della quota del 50% del capitale sociale di una società intestata alla moglie e dei relativi beni aziendali, per un valore di 2,6 milioni di euro.

Nel comprensorio di Rosarno-San Ferdinando83, si continuano a registrare le ingerenze delle cosche PESCE84 e BELLOCCO85, particolarmente attive nell’infiltrazione dell’economia locale, nei diversi traffici illeciti (specie in ambito portuale), nelle estorsioni, nell’usura e nella gestione dei giochi e delle scommesse.

 

 

Sicilia: Ulteriore indicatore di interesse è offerto dalle investigazioni che hanno riguardato la gestione di siti di scommesse sportive on line e il fenomeno del match fixing documentando come anche le tecnologie offrano opportunità di infiltrazione, soprattutto in ambito transnazionale attraverso il sistematico ricorso a piattaforme di gioco predisposte per frodi informatiche, spesso allocate all’estero, che consentono l’evasione fiscale di consistenti somme di denaro. Il sistema, infatti, crea un circuito parallelo a quello legale, non tracciabile, del tutto clandestino rispetto al gioco autorizzato dallo Stato.

Imprenditori locali oppure prestanome sfruttano il principio della libertà di stabilimento per costituire società di gaming e di betting in altri Paesi dell’Unione Europea, di fatto operando sul territorio nazionale, eludendo la stringente normativa italiana in materia fiscale ed antimafia e traendo vantaggio e protezione dalle normative meno esigenti previste sotto questi aspetti in altri Stati membri dell’Unione. Indagini giudiziarie hanno evidenziato, ad esempio, un’anomala concentrazione di operatori del settore, nonché di server ed altre strutture operative nell’isola di Malta.

Recenti indagini di polizia giudiziaria hanno dimostrato che, non di rado, concessionari di siti legali (sovente proprietari anche di siti illegali) ed i loro “master”, per garantire la diffusione del proprio circuito di centri scommesse nel territorio, si sono rivolti direttamente ai vertici delle varie articolazioni territoriali di Cosa nostra, stringendo accordi illeciti. In tal senso le risultanze compendiate nell’operazione Game Over200, nella quale un imprenditore del settore, con l’appoggio della famiglia mafiosa di Partinico, riusciva a imporre il proprio circuito illegale di raccolta scommesse sportive in una vasta area anche della città di Palermo, garantendo, in cambio, un introito fisso o calcolato a percentuale sulle entrate dell’affare.

 

Le strategie operative di Cosa nostra tendono, inoltre, sempre più ad infiltrare il settore dei giochi e delle scommesse. Tale comparto risulta d’interesse criminale per la possibilità di realizzare guadagni rapidi ed elevati, superiori a quelli ottenibili con qualsiasi altra attività imprenditoriale. Il rischio di infiltrazioni mafiose non riguarda solo il gioco illecito e le scommesse clandestine, ma anche il mercato del gioco e delle scommesse legali. La penetrazione riguarda la gestione di slot machine, le scommesse sportive on line ed il fenomeno del match fixing nonché l’apertura di sale gioco, agenzie e punti di raccolta scommesse. In tal modo, Cosa nostra non solo aggredisce questa nuova forma imprenditoriale, talora applicando il metodo estorsivo, ma si attiva anche per assumere il controllo diretto dei centri scommesse più avviati. Le attività investigative fanno emergere come importanti imprenditori del settore, con l’appoggio delle famiglie mafiose locali, impongano il loro brand, dietro al quale spesso si celano società di diritto estero. I volumi d’affari risultano moltiplicati dal sistematico ricorso a piattaforme di gioco, spesso allocate all’estero, predisposte per realizzare frodi informatiche. Viene così creato un sistema parallelo a quello legale, non tracciabile, elusivo della normativa italiana in materia fiscale ed antimafia.

Oltre che nel settore dei giochi e delle scommesse, gli interessi mafiosi si rivolgono ad altri comparti imprenditoriali. Da segnalare l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, per un valore di circa 2 milioni di euro, eseguito dalla DIA il 17 aprile 2019, nei confronti di un soggetto indagato per avere fittiziamente intestato a un prestanome le quote societarie e l’amministrazione di due rinomate società commerciali di Palermo, operanti nel settore della ristorazione e della pasticceria.

 

 

Basti pensare al valore – miliardario – dei patrimoni sequestrati e confiscati nel corso degli anni ai soggetti in rapporti con MESSINA DENARO ed operanti nei più svariati settori imprenditoriali: dall’edilizia alle energie rinnovabili, dalla grande distribuzione alimentare al comparto turistico-alberghiero e agli investimenti immobiliari (anche attraverso le aste giudiziarie), dal settore d’investimento nelle opere d’arte a quello dei giochi e delle scommesse on line. Capitali illeciti che mostrano la capacità di penetrazione economica e l’affarismo di cui il boss è stato capace nel tempo.

 

Le attività d’indagine documentano che le consorterie di questi territori, oltre ai settori economici tradizionali, si rivolgono al settore della raccolta delle scommesse e dei giochi on line. Attraverso la gestione dei centri scommesse, le consorterie mafiose accrescono la propria capacità di penetrazione e controllo di altre attività nel territorio, in una sorta di circolo vizioso, cogliendo non solo opportunità di riciclaggio, ma anche la possibilità di dare lavoro a persone organiche a Cosa nostra.

In tal senso, nel semestre in esame, si segnala l’operazione “MafiaBet” con la quale, a febbraio 2019, sono stati arrestati237 per i reati di associazione mafiosa, estorsione e corruzione elettorale, un imprenditore del settore, un socio in affari e un soggetto incaricato di gestire una sala scommesse a Castelvetrano, tutti in rapporti con i referenti della famiglia locale. La descritta indagine, inoltre, conferma la costante infiltrazione negli apparati della pubblica amministrazione. Il citato imprenditore in passato aveva ricoperto un incarico presso un ente pubblico della provincia, era stato accusato di aver finanziato la famiglia MESSINA DENARO e di aver sostenuto l’elezione di un deputato regionale, a sua volta indagato per corruzione elettorale. Un’ulteriore conferma di questa osmosi con gli apparati pubblici locali viene dall’operazione “Megawatt” nell’ambito della quale, a giugno 2019, la DIA ha arrestato un dirigente regionale e quattro imprenditori, interessati.

Anche in provincia di Ragusa la criminalità è particolarmente attratta dal settore dei giochi e dei centri scommesse.

Nel semestre, si segnala la confisca del patrimonio di un imprenditore che aveva commercializzato ed installato nel territorio di Vittoria apparecchi da gioco non regolamentari. Il soggetto, inizialmente inserito nel contesto stiddaro, è poi risultato contiguo agli ambienti di Cosa nostra catanese. Il patrimonio e le società facenti capo al soggetto erano stati in parte “schermati”, mediante intestazioni fittizie.

Nel comune di Messina, già nel 2017 con l’operazione “Beta” e il suo prosieguo, è stata accertata la presenza di una cellula dei ROMEO-SANTAPAOLA di Cosa nostra catanese, verso la quale i locali gruppi criminali tendono a non entrare in conflitto. La citata operazione aveva 394 rivelato come il sodalizio avesse praticato in quel contesto estorsioni e gestito illecitamente giochi e scommesse on line, ma anche turbato gare comunali per l’assegnazione di alloggi, nonché esercitato il controllo della distribuzione dei farmaci in Sicilia e Calabria

 

 

Puglia – Un ulteriore ambito in cui le cosche pugliesi continuano a dimostrare elevate competenze tecniche e capacità di interazione con le  mafie tradizionali è quello del riciclaggio nei settori del gioco d’azzardo e delle scommesse on-line. L’illecita raccolta delle puntate su giochi e scommesse, posta in essere sul territorio italiano attraverso società ubicate all’estero (al fine di aggirare la più rigida normativa sul sistema concessorio-autorizzatorio del nostro Paese), costituisce un indotto di portata strategica, come dimostrato dalle inchieste parallelamente condotte, a novembre del 2018, dalle DDA di Bari (operazione “Scommessa”677), Reggio Calabria (operazione “Galassia”) e Catania (operazione “Gaming offline”) che hanno ricostruito una rete tra criminalità organizzata barese, ‘ndrangheta e mafia siciliana. L’attività, svolta in modo pressoché sovrapponibile dalle tre consorterie criminali, ha consentito una capillare infiltrazione dell’intero  settore della raccolta del gioco, assicurando di fatto una posizione di predominio alle famiglie mafiose rispetto agli operatori del circuito legale e contribuendo in maniera determinante a rendere difficoltosa l’attività di controllo da parte degli organi istituzionali preposti, favorendo così il reimpiego di capitali illeciti. Come sottolineato nella precedente semestrale, in questo lucroso affare una figura di rilievo è stata individuata nel cassiere del clan CAPRIATI, esponente della famiglia MARTIRADONNA ed ideatore di questa multinazionale delle scommesse. Spicca, peraltro, anche un altro barese, cugino dei fratelli MARTIRADONNA, arrestato il 22 aprile 2019, a Malta, in esecuzione  del mandato di arresto europeo emesso nei suoi confronti nell’ambito dell’inchiesta “Galassia” della DDA di Reggio Calabria. Stando all’esito delle indagini, corroborate anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, quest’ultimo è stato ritenuto responsabile dei reati di associazione di tipo mafioso, esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, truffa aggravata ai danni dello Stato, evasione fiscale e considerato a capo dell’associazione criminale in qualità di referente delle società utilizzate per l’illecita raccolta di scommesse. Infatti, come evidenziato dai magistrati reggini nelle motivazioni poste a fondamento del provvedimento cautelare, l’indagato “… garantendo gli interessi economici della cosca di ‘ndrangheta TEGANO nel reggino e della famiglia catanese di cosa nostra SANTAPAOLA-ERCOLANO, aveva una sponsorizzazione criminale che poteva permettergli di agire soverchiamente nei confronti dei MARTIRADONNA” .

 

Nella tendenziale disomogeneità che contraddistingue il panorama criminale del circondario salentino, si ravvisa comunque la comune capacità dei sodalizi di estendere i propri affari nel settore dei giochi e scommesse, anche on line, nonché nel condizionamento della pubblica amministrazione.

 

Provincia di Roma – Mentre in passato è stato il soggiorno obbligato a determinare lo spostamento verso nord di esponenti di Cosa nostra, della camorra e della ndrangheta, l’“emigrazione” di oggi, specie quella verso la Capitale, ha certamente lo scopo di riciclare e reimpiegare i proventi illeciti conseguiti nelle aree di provenienza e di avviare nuove attività criminose, principalmente legate al narcotraffico e proiettate anche verso il gioco d’azzardo. L’area principalmente interessata da presenze dei clan campani è quella costiera, sino al litorale pontino, con investimenti nella gestione di sale giochi, nelle agenzie immobiliari e nelle società di servizi finanziari, cui si affiancano interessi negli appalti pubblici per lo smaltimento di rifiuti, nella realizzazione di opere edili e nell’estrazione di materia prima dalle cave.

È quanto si è constatato a gennaio 2019, quando la Guardia di finanza ha seguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Roma948 per un valore complessivo di 2,4 milioni di euro949, nei confronti di tre appartenenti al clan CASAMONICA-GUGLIELMI, coinvolti nell’illecita gestione del gioco d’azzardo, in numerose truffe, in rapine, furti e ovviamente nel traffico di sostanze stupefacenti.

 

La DIA ricorda:

– Ancora il 7 dicembre 2018, nell’ambito dell’operazione “Apogeo”, la Guardia di finanza ha sequestrato beni riconducibili ad esponenti di spicco del clan SPADA, per un valore complessivo di 19 milioni di euro. L’indagine patrimoniale aveva permesso di ricostruire le modalità con le quali gli appartenenti a tale famiglia avevano posto le basi, nel quartiere romano di Ostia, con il diffuso utilizzo di metodologie mafiose, per il controllo delle attività di balneazione, delle sale giochi e di esercizi commerciali lidensi, destinando per lo sviluppo di tali attività i proventi di estorsioni, usura e traffico di sostanze stupefacenti.

 

– L’operazione “Maverick” (P.p. 42114/16 RGNR e 21948/17 RG GIP Tribunale di Roma), conclusa il 23 ottobre 2018 ha, tra l’altro, disvelato il complesso rapporto tra le famiglie lidensi e offerto una chiave di lettura ai vari atti intimidatori susseguitisi nel tempo (frutto del continuo riposizionamento delle zone di influenza). Nell’ambito di tale provvedimento si legge, tra l’altro (pag. 17) “… Le forze in campo sono costituite: da una componente di ascendenza criminale molto qualificata, facente capo (anche per vincoli di parentela) alla cosca Caruana-Cuntrera di Cosa nostra, presente sul territorio dagli anni ottanta (la famiglia TRIASSI), ed a soggetti di grande prestigio criminale appartenenti a Cosa nostra palermitana, con riconosciuta funzione di alta mediazione; dagli epigoni della Banda della Magliana, legati in varia guisa alle organizzazioni criminali autoctone strutturatesi, quanto al metodo, sul modello di quelle classiche; dalla famiglia FASCIANI, operativa dagli anni novanta, attiva nel settore del traffico internazionale di stupefacenti e nel controllo delle attività economiche di balneazione e ricreative del litorale, con significativa  isponibilità di armi; dalla (alleata e subordinata) famiglia SPADA; dall’ormai decaduto “clan BAFICCHIO”, costituito dalle famiglie CARDONI-GALLEONI, epigoni della Banda della Magliana, sconfitto (dopo l’omicidio dei suoi vertici) dalla famiglia SPADA, che ne ha occupato spazi criminali e territorio per l’esazione del pizzo. Vi è poi una componente di ascendenza camorristica, a sua volta articolata in diverse sottostrutture, operative l’una nel territorio di Ostia e l’altra nel territorio di Acilia, il cui core business, oltre al traffico di stupefacenti, è il gaming: la gestione delle sale da gioco con slot e VLT….”.

 

 

In tali territori anche la criminalità campana, oltre a far arrivare stupefacenti, investe i proventi illeciti nelle più diversificate attività economiche, quali la gestione di esercizi commerciali e di sale giochi, il mercato immobiliare, i servizi finanziari e di intermediazione, gli appalti pubblici, lo smaltimento di rifiuti, l’edilizia, con le collaterali attività di gestione di cave, di estrazione dei materiali inerti, etc..

 

Latina – La collocazione di Latina982, inoltre, costituisce uno snodo per i collegamenti tra le province di Roma, Napoli e Caserta. Non a caso, appartenenti alla camorra hanno preferito spostarsi nell’area pontina, continuando così a gestire le attività illecite sui limitrofi territori di origine. Per i sodalizi campani, vista la contiguità geografica, l’area costituisce inoltre la naturale “cassa d’espansione” dei propri interessi illeciti, nonché per il riciclaggio ed il reimpiego dei capitali nei settori dell’edilizia e del commercio, ove le risorse risultano investite soprattutto nel circuito agroalimentare e della ristorazione983, nonché nell’acquisizione e nella gestione delle sale da gioco.

 

Frosinone – La provincia di Frosinone è interessata dalla presenza di alcune significative espressioni della criminalità mafiosa, soprattutto di clan camorristici di origine casertana, attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti993. Riscontri investigativi hanno inoltre, nel tempo, evidenziato gli interessi dei CASALESI994, dei MISSO, dei MAZZARELLA anche nel settore del gioco, utilizzato per il riciclaggio di denaro in settori quali il bingo, la raccolta delle scommesse sportive ed ippiche, i videopoker e le cd. new slot.

 

Si ricorda, in proposito, la vasta operazione interforze “Normandia-Rischiatutto” (p.p. 45702/12 RGNR e 12979/13 RG GIP e 351/13 OCCC) coordinata dalla DDA di Napoli e conclusa il 27 giugno 2013 dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei carabinieri e dalla Guardia di finanza con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 57 soggetti, molti dei quali esponenti di vertice del clan dei CASALESI, a vario titolo accusati di partecipazione e concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommesse, illecita concorrenza con violenza e minacce, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode informatica, riciclaggio, reimpiego di capitali, intestazione fittizia di beni, estorsione e altri delitti aggravati dalle finalità mafiose. Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati anche beni mobili e immobili per un valore di diverse centinaia di milioni di euro. Le indagini avevano preso avvio dopo alcuni atti violenti ed una serie di vicende societarie che avevano coinvolto una Sala Bingo della Ciociaria.

Sempre con riferimento al settore del gaming giova rammentare che, il 30 marzo 2017, è stato disposto il sequestro preventivo delle apparec- chiature elettroniche installate anche presso cinque esercizi pubblici situati in provincia di Frosinone. Le stesse erano infatti state collocate da società riconducibili ai soggetti indagati dell’indagine “‘Ndrangames” che ha inciso nella criminalità lucana, colpendo l’operatività del clan potentino MARTORANO-STEFANUTTI e ne ha individuato le connessioni operative con la ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale. Gli indagati, a vario titolo ed avvalendosi del metodo mafioso, fino al mese di luglio 2015 avevano agevolato le citate consorterie nell’illecita raccolta delle scommesse on line attraverso apparecchiature elettroniche collegate in rete a siti esteri, oltre che attraverso videogiochi e apparati elettronici del tipo New slot e Totem sprovvisti delle necessarie concessioni dell’AAMS.

 

Piemonte – Le consorterie criminali sono, infatti, attratte dalle forme di investimento più redditizie. E questo vale anche per il Piemonte, sebbene la Regione abbia fatto registrare, negli ultimi anni, un P.I.L. pro-capite inferiore rispetto ad altre Regioni del Nord Italia, quali la Lombardia o il Trentino Alto Adige1008. Una tendenza sottolineata anche dal Presidente di Unione Industriale Torino, che ha sottolineato come “…tutti i dati più recenti (produzione industriale, occupazione, export) mettono in luce come l’economia piemontese stia marciando a una velocità inferiore a quella delle altre regioni del nordovest…”1009. Ciononostante le organizzazioni mafiose hanno manifestato, nel tempo, forti interessi per i settori più floridi del tessuto economico e finanziario dell’area, con la creazione di attività imprenditoriali nell’edilizia, sia pubblica che privata, nel movimento terra ed inerti, nella gestione delle attività connesse al gioco ed alle scommesse e nell’accaparramento di appalti e servizi appalti pubblici. Accanto alle infiltrazioni nell’economia, anche per il Piemonte il traffico di sostanze stupefacenti si conferma tra le attività di primario interesse delle consorterie.

 

 

 

 

 

 

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